Photography camera lens concept.
E' importante oggi non farsi abbagliare da chimere, che somigliano a svantapasseri. E concentrarsi sull'industria della Radio con responsabilità. Superando beceri interessi di parte che poi danneggiano l'intero sistema.

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La retorica dei negazionisti dell’antenna e dei monopiattaformisti dell’IP continua. Adesso, e soltanto adesso, si scopre il valore del brand. Incredibile, la scoperta! Visto che, tra un (bel) po’, non ci saranno più le reti broadcast, come AM+FM+DAB+DTT, allora dobbiamo esser pronti a far valere il brand di stazione nel mare liquido in cui nuoterà la Radio di oggi. Cari editori, cari marketing, cari operatori della Radio tutta, arrendetevi all’evidenza: quello che avete fatto in decenni non è stato creare una identità di stazione. No. Avete solo scherzato!

La bufala della disintermediazione

L’idea è che un giorno, non si sa bene di quale settimana, mese e anno, saremo webcaster. Sì e proprio tutti. Beh, qualcuno potrebbe osservare: così almeno non pagheremo più canoni di concessione ogni anno allo Stato. Il punto è che non saremmo più quel servizio pubblico, ad accesso libero, così distinguibile e così utile per il pubblico e per i clienti pubblicitari. Il mio suggerimento è di non pensare a cosa non sarà la Radio ma di considerare l’IP come un utile e vantaggioso sistema distributivo che estende la Radio. Estensione, non sostituzione!

Questa è la visione corretta. E non viene da una ricerca strampalata dello stato dell’Iowa ma da RADIOPLUS, un evento che anche nell’ultima edizione del 2024 ha coniugato le analisi del mondo dei centri media con quelle delle concessionarie di pubblicità del mezzo Radio. I punti sono evidenti. Forse, solo attenti a non mettere la televisione nell’IP perchè l’HBB TV che si avvale dell’IP non è affatto la totalità della sua fruizione. La Radio multipiattaforma è a favorire il tempo di ascolto. Più device, più servizio. Togliamo le antenne? Perdiamo tutto.

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La pratica della disambiguazione

Questo è un aspetto dove le menti più eque si stanno orientando. Non per fare a gara tra chi poi la spara più grossa sul futuro, autoincensandosi come guru. Come sottolinea Francesco Rossi in un’accorata e-mail indirizzata anche a me, ci sono questioni di verità e correttezza derivanti dalla nuova metodologia di Audiradio. Certamente è più accurata e questo è gran valore, considerando il passato. Allo stesso tempo qualche problema c’è da risolvere. Bene che questo tema sia affrontato direttamente da chi rappresenta i centri media in Audiradio.

“… Altro aspetto che verrà affrontato presto
è la disambiguazione tra emittenti con nomi simili
così da ridurre “l’effetto eco”
che andrebbe a premiare gli editori
con più emittenti incidendo sul “ricordo”
degli interpellati come messo in evidenza
da Andrea Biondi sul Il Sole 24 Ore di ieri.

Anche su questo punto, sono fiducioso
che si possa trovare un’intesa,
nel rispetto delle diverse sensibilità
ma con una visione condivisa.

Le agenzie media sono pronte
– come sempre – a fare la loro parte.
Tutte le componenti del JIC sanno che
la Radio merita di essere misurata
con strumenti all’altezza del suo valore,
del suo impatto e della sua quotidianità
.

Da un post di Stefano Spadini,
CEO di Havas Media Network e
rappresentante di UNA in Audiradio,
pubblicato su Linkedin.

Vorrei dare un messaggio di serenità a Francesco Rossi. Come vedi sul tema che sollevi gli operatori del mercato pubbicitario non hanno ingenuità di sorta. Un conto sono quei numeri “sospetti”, un conto è che siano stimati reali e ragionevoli. E dunque pianificati da agenzie e clienti pubblicitari. A me ha fatto enormemente piacere leggere quelle righe. Segnalo anche quelle in grassetto. Un contributo di verità e correttezza viene da chi non può e non vuole in nessun modo che il proprio lavoro in Audiradio sia al servizio di una rilevazione con ombre.

E ora?…

L’allegra tribù della Radio, che non è ancora un’industria, deve fare un cambio di passo. Mi sembra che il JIC non sia ancora stato visto come una grande opportunità da parte nostra. Il momento d’avvio è stato delicato, critico ma anche salvifico da molti punti di vista. La RAI è tornata e il comparto locale ha partecipato a quella ricerca separata dalle Radio nazionali e più accurata sul valore che aveva rifiutato sdegnosamente per decenni. Chissà che la sveglia possa riguardare anche la misurazione elettronica che viene scansata, da sempre con sdegno.

Eviterei tanto per cominciare la caccia alle streghe. La disambiguazione non deve avere dei responsabili da condannare. No tuttavia ai “Furbetti del quartierino” che affossano tutta la nostra credibilità presso il 50% pubblicitario del JIC. Si devono poter predisporre soluzioni non punitive per qualcuno ma garanti di verità e correttezza di tutti e per tutti. Non facile. E qui sta lo scatto di passo da parte nostra. Certo, come sostengo da decenni, e sono in ottima compagnia, la ibridizzazione della misurazione elettronica nella CATI aiuterebbe molto.

Piano con i niet e sciochezze variopinte

Non abbiamo bisogno in questo contesto di altre affermazioni farlocche come quelle di noti predicatori della disintermediazione. Qui abbiamo un altro esempio a mio avviso altrettanto dannoso dal capo mondiale degli scettici elettronici.

Se pensiamo al meter ci rivolgiamo,
leopardianamente, indietro.
24 anni fa ho cominciato ad occuparmi di Radio.
24 anni fa si parlava di meter.
Giustamente, perchè era un sistema
che funzionava bene nella televisione.
Che però era fruita in casa,
nel salotto o in camera da letto.
E lì venivano personaggi stravaganti.
Allora c’era quello che aveva il meter nella penna.
Poi una volta era arrivato uno con gli occhiali,
poi c’era quello del telefonino. Il TAC, il GSM.
Una serie di Archimedi Pitagorici, questi signori.
Non funzionava niente,
esattamente come non funziona oggi.
Perchè la Radio parlata
ha dei problemi enormi sul meter
perchè se tu hai musica nell’appartamento a fianco
e il parlato nella tua stanza, il meter
registra la musica e non il parlato.
Ma questo è uno dei tanti problemi.
Non parliamo del meter come
di uno strumento moderno.
E’ la preistoria!

Francesco Dini, vicepresidente di Elemedia
al convegno del 2024
“Da Marconi al DAB nell’era Digitale”

Mi stupisce e mi indigna che un manager di tale incarico abbia pensato oltre che detto in pubblico, in un’arena di grande valore e prestigio, quelle falsità buffe. Peraltro davanti anche alla commissaria dell’AGCOM che ha emesso non poche raccomandazioni sul tema. Parole strampalate per chi oggi nel mondo lavora con tecnologie evolute e testate di meter applicati alla Radio. Caro Dini, si informi su quanto sta facendo Rajar nel Regno Unito da molti anni. Comprenderà chi sta davero nella preistoria, come pure nel buffo mondo dei Flinstones.

Photo Credit: iStock.com/scyther5

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