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Questo articolo nasce dalla lettura di un messaggio su un mio post su Linkedin, social media da me preferito. Ringrazio l’autore, Matteo Mascolo, per avermi permesso di condividerlo. I possibili commenti dei lettori, da postare qui e alla fine dell’articolo, sono più che graditi. Si tratta di temi strutturali, delicati, propedeutici al miglioramento della stessa Radiofonia. Con l’importanza di tali temi mi aspetto che qualche partecipante esprima le sue esperienze come pure le sue idee e le sue valutazioni. Si parla di conduzione e dal lato di chi non vede il sole.
Claudio ti stimo molto. Leggo spesso i tuoi articoli
e li trovo brillanti, anche perché supportati da dati.
Allo stesso tempo, per chi vuole lavorare
in radio come speaker lo scenario è deprimente.
1. Anni di gavetta con stipendi bassissimi;
2. Contratti a tempo determinato e precarietà;
3. Se dopo 10 anni di esperienza
riesci ad arrivare in una radio nazionale,
anzitutto ti viene affidato il weekend,
con stipendi che non danno stabilità,
né opportunità di creare una famiglia.
4. Ammesso che si riesca ad arrivare nella fascia settimanale
dopo gli steps 1, 2, 3, anche in quel caso,
in molte delle radio nazionali,
gli stipendi possono essere sotto la media nazionale.
E questo anche se si arriva a giocare in “serie A”.
Ed è scoraggiante.
Certo, ci sono i fenomeni tipo Cattelan, Volo,
e altri che guadagnano cifre importanti,
ma il prezzo per riuscirci è la notorietà.
Per chi vuole fare solo radio, il mezzo regala
emozioni smisurate ma non compensi finanziari.
Anche mostri sacri della radio Italiana affannano.
L’unica via di uscita è considerare la radio
non come un fine ultimo,
ma come un mezzo per monetizzare da altri parti.
Ma anche lì, una certa dose di fama,
con tutto quello che comporta, è necessaria.
La #gavetta
Oltre 30 anni di ricerche qualitative ma il verdetto è sempre quello. Gli ascoltatori, da chi è al microfono, dai conduttori, si aspettano solo 2 valori; la bravura e la simpatia. Attenzione. Entrambi i valori, non uno o l’altro. Occorre essere sia bravi che simpatici allo stesso tempo. Condurre è quindi un’arte dell’essere e del trasmettere. Ironia della sorte. Bisogna pure saper ascoltare, e anche molto bene. Ascoltare se stessi con gli aircheck e sentire quel feeling con il proprio pubblico. L’io, la testa, il cuore, devono pertanto capirsi e poi soprattutto allenarsi.
Rispetto a un tempo, scusate se faccio il boomer ma d’altra parte la classe è quella del 1963, ci sono più opportunità. Ho fatto il conduttore auto-didatta per tutti gli anni ’80. Oggi potete scegliere la formazione. Corsi di conduzione come se piovesse. Mi vengono in mente quelli di RADIOSPEAKER ma ci sono anche di ACCADEMIA 09 e di ART ROMA. Certamente non è possibile chiedere a Giorgio D’Ecclesia, Eddi Berni e a Max Poli, i patron dei 3 corsi principali, di fare dei miracoli e di farvi saltare la gavetta. Sicuramente siete in buone mani.
Certo, anche dopo una eventuale formazione, che non deve mai sostituire il pensiero critico su quello che sentite dalle Radio e su quello che vorreste fare voi, la via a indurre l’impresa che vi sta a cuore a contrattualizzarvi non è breve. Mi rendo conto. Ma, l’altra novità da non dare per scontata, ci sono i concorsi di ricerca di talenti delle grandi stazioni come possibile ascensore, dal ruolo di sconosciuto a conduttore di un brand solido e nel tempo riconosciuto dai suoi ascoltatori. Il resto? Lo fate solo voi con passione, intraprendenza e puro contagio.

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La #precarietà
La figura del conduttore è sempre più spinta nella zona della partita IVA. RAI, come troppe imprese nazionali e regionali, tendono a non assumere i conduttori e a offrire loro i contratti per periodi non superiori a qualche mese. Nel caso di RAI c’è proprio una sorta di terrore ad accordi consecutivi temporalmente. Tanti hanno trovato in ciò l’assunzione passando per via del pretore del lavoro. L’esperienza ha insegnato. Le Radio nazionali, normalmente offrono periodi di un anno rinnovabili e in continuità ma con, sempre più spesso, la pausa agostana.
Vi sono nel panorama, tuttavia, imprese Radiofoniche che hanno scelto l’assunzione. Quindi il conduttore è inquadrato con il contratto emittenza radiotelevisiva. Normalmente part-time per le ore di trasmissione. Ahinoi. Sovente le ore di preparazione non sono compensate e si genera quel tristissimo fenomeno dell’arrivo “last minute” prima del programma con l’uscita “first minute” alla sua conclusione. Possiamo affermare che certamente non c’è stabilità, no a un commitment di medio-lungo periodo. Un conduttore va via? Ok, se ne prende un altro.
Non prevedo che la giungla dei rapporti e degli impegni delle imprese Radio possa giungere a modifiche sostanziali. E per sbarcare il lunario molti conduttori, come da decenni a questa parte, dovranno darsi chi al doppiaggio, chi alla registrazione di comunicati, chi agli eventi. Sì, abbracciare e coccolare un proprio progetto di personalità esige ancora oggi che vi siano fonti di professionalità aggiuntiva a quella della conduzione in Radio. Per sbarcare il lunario è indispensabile ciò per la grande maggioranza dei conduttori, ma ciò allarga le competenze.
Le #difficoltà
Le difficoltà sono tantissime:
- Si è spesso lasciati soli in Radio, no confronti, no aircheck. Interazioni prevalenti per essere redarguiti di un comportamento in onda senza poter nemmeno approfondire. Il rischio, paradossalmente, è di lavorare in piena solitudine più che in piena autonomia. Occorre ricordarsi che siamo al microfono, pagati, per servire il pubblico. E’ meglio.
- La solitudine ancor più grande è non avere un progetto di personalità. Il “Fare Radio” solo… per “Fare Radio”. Per quanto appagante. E questa cosa non viene da sola oppure dalla formazione. Occorre che siate voi a capire nel contesto dell’offerta di conduzione del mercato, quale possa essere la vostra strada, possibilmente originale se non unica.
- Bisogna aver pazienza, molta pazienza, e sopportare 2 aspetti. Il considerare che siamo in una economia di relazione più che di mercato. Il merito non basta assolutamente da solo per farvi evolvere e crescere. Deve essere associato all’approvazione di chi guida il vapore. E il considerare che esistono clan, spesso fastidiosi e inefficienti. Da evitare.
- La squadra della vostra stazione Radio ha spesso carenze cui tocca voi porre rimedio. Meno ve ne lamentate, meglio è. E’ ben noto che pensare in grande non costa più che pensare in piccolo. Pensate in modo più grande e più ampio della mentalità attorno alla vostra sfera operativa. Evitate che la vostra mente cada nell’agire “Standard”. Mai.
- Ascoltate, ascoltate e ancora ascoltate. I più bravi di voi dall’Italia e dall’estero. Letture mirate. Fate della preparazione il vostro trampolino di lancio senza mai comprimere la naturalezza. Diffidate dagli imbecilli, tali sono, che vi dicono che prepararsi troppo non aiuta e toglie spontaneità alla vostra espressione. Vogliono controllarvi e fermarvi.
Un dibattito
Per essere stato un conduttore per ben 10 anni (anche se nessuno se lo ricorda…) anche sulla mia RTL 102.5, so che leggere e soprattutto parlare di queste cose aiuta. Anche perchè sono aspetti più mentali e di convinzione che di altro. Quindi invito ancora i lettori del blog qui a esprimersi liberamente e affermare le proprie opinioni su quanto Matteo Mascolo e anch’io abbiamo affermato. Il mestiere più appassionante del mondo è letteralmente un universo, ed è la sfera che racchiude la magia dell’immaginazione. Un viaggio, per una funzione sociale.
Photo Credit: iStock.com/Gustavo Frazao, iStock.com/demaerre
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Ciao Claudio,
questo è il triste futuro, già in sviluppo negli USA, compilation e conduttori AI ( no umani)
https://www.youtube.com/watch?v=8p9J4qyackI
Ciao Arnaldo. Per fortuna è il test di un solo mese.