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C’è chi in Italia professa quanto segue:
“Tuttavia pare ormai certo che il futuro della Radio
non possa che essere l’Internet Protocol (IP),
un protocollo universale che elimina la necessità
di nuovi dispositivi e sposta l’attenzione
su contenuti e qualità,
come dimostrato dal modello degli OTT“.
Si tratta della rispettata testata NEWSLINET diretta dall’avv. Massimo Lualdi. In fattispecie è un articolo a firma di Marco Hugo Barsotti del 6/9/2025. L’istigazione continua al suicidio della FM, al cambio di business concept verso il mondo online. A Legnano vogliono editori solo liquidi e solo con app nel mare del web come unica fonte distributiva. Lo scrivono, non c’è possibilità di equivoco. Peraltro confondono pure, forse non lo capiscono, il Broadcast a libero accesso con le piattaforme pay, le uniche di successo degli OTT. Sono catastrofonici?
La retorica delle ultime settimane dei sepolturisti della FM è stata che lo switch-off svizzero sia l’emblema di come, già dal 2024, deve muoversi un Paese moderno. Come è noto è stata l’emittente di Stato per prima a spegnere la FM e risultare distribuita Radiofonicamente solo dal DAB. Il percorso svizzero però, ora, potrebbe incepparsi. La situazione risulta cambiata con una notizia che trasuda di realismo e mette per la Svizzera chiaramente la situazione a terra. A Legnano, non in Italia, sale il terrore, la paura dell’essere visionari senza visione.
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La notizia
Il consiglio nazionale svizzero approva la mozione che esplicitamente chiede di rinunciare alla disattivazione delle frequenze FM, prevista per le radio private a fine 2026. Sia chiaro, non c’è ancora il bottone finale della esecuzione. Sarà il Consiglio degli Stati il prossimo di 2 passi. Qualora la menzionata istituzione approvasse la mozione, normalmente non si pone contro il consiglio nazionale, toccherà poi a quello federale, considerati tutti i precedenti, a sancire la decisione finale. Più che l’iter, da rispettare, l’interesse è oggi per le dichiarazioni.
La realtà del 2025 racconta un’altra storia:
dallo spegnimento degli impianti FM della SSR,
avvenuto alla fine del 2024,
la radio pubblica ha registrato
una pesante perdita di ascoltatori.
Tale emorragia ha soprattutto
favorito le emittenti straniere, ancora disponibili in FM:
in Romandia e in Ticino, decine di migliaia di persone
si sono rivolte alle stazioni francesi o italiane.
Non si tratta di ipotesi, ma di fatti.
Il dibattito non è questione di nostalgia tecnologica,
bensì di tutela della diversità mediatica
e radiofonica del nostro Paese.
Vietare oggi la diffusione in FM appare illogico,
quando gran parte dei cittadini
continua a utilizzare questa tecnologia,
in particolare in automobile.
Occorre attenersi ai fatti e non imporre
la fine dei canali FM in una fretta
che rischierebbe di somigliare
a un accecamento democratico.
(il relatore commissionale Damien Cottier)
Photo Credit: iStock.com/BrianAJackson
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