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Non è una ricerca sulla Radio. Ma, proprio per questo, merita attenzione. Perché prima ancora di misurare i mezzi, conviene capire il clima umano dentro cui i mezzi vengono ascoltati, scelti, rifiutati o semplicemente tollerati. ‘Stetoscopio’, dell’istituto di ricerche MPS, edizione 2025, prova a fare questo. Ascoltare il comun sentire degli italiani; e ne esce un quadro molto chiaro. Gli italiani appaiono riorganizzati, questo sì, ma non sono sereni. Tengono, ma faticano. Reagiscono, ma con il fiato corto. Segnali, riflettere.

Il primo dato che colpisce è il tono generale del Paese. Il voto medio sulla situazione sociale ed economica, personale e familiare, è 54 su 100: non un crollo, ma nemmeno una condizione rassicurante. Solo il 18% dice, in sostanza, “bisogna reagire”, mentre il 33% sente soprattutto il bisogno di essere preparato e informato. Attorno a questo stato d’animo si addensano preoccupazioni molto concrete.
- il Medio Oriente
- le politiche del nuovo governo USA e il loro impatto sull’Europa e sul mondo
- l’instabilità politica europea
- il conflitto Russia-Ucraina
- l’intelligenza artificiale e l’automazione sul lavoro
- il rischio di recessione
Il messaggio è semplice: gli italiani non stanno vivendo una crisi acuta, ma una pressione continua. E la pressione continua, spesso, pesa più dello shock.
Il benessere psicologico
Dentro questa pressione, il benessere psicologico è entrato nella vita quotidiana. Il 75% lo considera molto importante. E non è un dettaglio collaterale: tutto ciò significa che l’equilibrio emotivo non è più tema da specialisti, ma materia di conversazione sociale. Ancora più eloquente è il dato sulla FOMO: l’87% dichiara di averla sperimentata nella quotidianità e l’81% anche in ambito finanziario.

In altre parole, non pesa solo ciò che manca. Pesa anche la sensazione di perdere occasioni, treni, opportunità, vantaggi. È il terreno perfetto per una comunicazione ansiosa, reattiva, nervosa. Ed è anche il terreno in cui un mezzo come la Radio può fare la differenza: non aumentando il rumore, ma offrendo orientamento, misura, compagnia vera.
L’economia domestica
Poi c’è l’economia domestica, che spiega bene tutto il resto. La soddisfazione per la condizione lavorativa si colloca a 62 su 100, ma la gestione del bilancio familiare non migliora. Il 46% dice di spendere di più per i beni essenziali rispetto al 2024. E il 92% pensa che nel corso del 2026 dovrà fare delle rinunce. Però, nello stesso tempo, il 48% ha pianificato azioni o investimenti importanti, con crescita dei lunghi viaggi.

Qui c’è una contraddizione solo apparente: gli italiani tagliano, rinviano, selezionano, ma non rinunciano all’idea di concedersi qualcosa che abbia senso. E infatti il deck parla esplicitamente di “experience” come risposta alle rinunce. Questo, per chi fa radio commerciale, è un passaggio da non sottovalutare: il consumo si fa più cauto, ma si cerca ancora gratificazione, valore, esperienza, memorabilità.
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Consumi e informazione
Sul fronte dei consumi e dell’informazione, il materiale è ancora più interessante per i Radiofonici. Il 67% degli intervistati dice di essere influenzato dai social media nelle decisioni di acquisto e il 27% ha già comprato tramite social. Ma gli stessi social sono indicati dal 31% come il mezzo informativo meno attendibile. Peggio: il giudizio complessivo sul sistema dell’informazione non si risolleva, e il 17% ritiene che nessuna fonte sia attendibile.

Intanto, sul piano del benessere psicologico, il 39% considera i social negativi e il 42% giudica negativi i telegiornali; siti web di informazione e podcast registrano invece quote positive rispettivamente del 38% e del 32%. Non c’è da fare i trionfalisti, ma il segnale è netto: le persone non cercano solo contenuti. Cercano contenuti che non le intossichino. Per la Radio questa è una finestra seria: credibilità, tono, ritmo, prossimità e utilità possono tornare a essere vantaggi competitivi veri.
I servizi territoriali e le istituzioni
Anche i servizi territoriali e le istituzioni escono male, con livelli di fiducia molto bassi. E insieme cresce l’attenzione verso l’invecchiamento della popolazione: il 78% ritiene che sarà un tema centrale capace di cambiare almeno in parte le abitudini di vita, mentre molti pensano che Stato, enti e aziende non lo stiano affrontando davvero.
È un punto pesante. Perché chi fa Radio continua spesso a inseguire un immaginario eternamente giovane, mentre il Paese reale invecchia, cambia bisogni, ridefinisce tempi, priorità, aspettative di servizio. La “silver age” non è più una nicchia. È una struttura del mercato e, prima ancora, della società.
L’intelligenza artificiale
Infine l’intelligenza artificiale. I livelli di conoscenza e utilizzo crescono rapidamente, e il 65% degli occupati ritiene che l’AI avrà un impatto sul proprio lavoro nei prossimi cinque anni. Il 50% pensa che possa portare sviluppi positivi nella vita quotidiana, ma crescono le paure sull’uso dei dati personali: il 34% si dichiara molto preoccupato.

Qui la lezione per la Radio è doppia. Primo: l’AI non va né idolatrata né demonizzata. Va incanalata. Secondo: l’automazione non genera fiducia da sola. La fiducia nasce quando un mezzo spiega, filtra, contestualizza e usa la tecnologia senza farsi usare da essa.
La conclusione
Se si volesse condensare ‘Stetoscopio 2025’ in una sola idea utile al nostro settore, si potrebbe dire così: gli italiani non chiedono più semplicemente intrattenimento o informazione; chiedono media che non aggravino la fatica del vivere. E qui la Radio ha ancora una carta forte da giocare, a patto di capirlo davvero. Meno isteria, meno rumore gratuito, meno linguaggi artefatti. Più senso del momento, più utilità, più selezione, più vicinanza umana. In un Paese affaticato, la compagnia non è un dettaglio. È un servizio.
Per chi volesse consultare
tutta la presentazione della ricerca,
è disponibile qui sotto.
Un sentito ringraziamento
ad Antonio Di Marco,
MPS e tutto lo staff.
Photo Credit: iStock.com/metamorworks
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