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Negli Stati Uniti sta succedendo qualcosa che merita attenzione. Non perché ciò che accade alla Radio americana debba necessariamente ripetersi in Italia, l’abbiamo ribadito su questo blog centinaia di volte, ma perché alcuni dati Nielsen sembrano indicare con chiarezza dove possa trovarsi uno dei vantaggi competitivi della Radio lineare nell’era dello streaming.
Partiamo da Boston. Nel rilascio di Agosto 2026 Nielsen PPM (Portable People meter), WBUR, Public News/Talk, è la Radio numero 1 del mercato con il 7,9% di AQH Share. Nulla di particolarmente sorprendente, almeno fin qui. Le stazioni News/Talk hanno una lunga tradizione di successo negli Stati Uniti. La sorpresa arriva quando osserviamo il Cume (ascoltatori in 4 settimane) che è l’audience cumulata.
WBUR raggiunge circa 261.000 persone e occupa soltanto la 13ª posizione del mercato per Cume. Magic 106.7 raggiunge circa 822.000 persone. Kiss 108 circa 727.000. Eppure nella AQH Share WBUR le supera entrambe. #13 nel Cume. #1 nella AQH Share. Come è possibile? La risposta apre una questione che va ben oltre Boston.
Essere sintonizzati e/o raggiunti non significa essere ascoltati a lungo
Cume e AQH raccontano due dimensioni differenti dell’ascolto Radiofonico. Il Cume misura la capacità di una stazione di entrare in contatto con persone differenti. La AQH misura invece quante persone mediamente stanno ascoltando in un determinato quarto d’ora e la AQH Share quale quota dell’ascolto Radiofonico complessivo appartenga a quella stazione.
Semplificando: il Cume racconta quante persone incontri, la AQH quanto ascolto riesci a conquistare.
E quando osserviamo alcune delle maggiori città americane emerge uno schema interessante. Non riguarda soltanto Boston.
A New York WINS, All News, raggiunge circa 1,6 milioni di persone e occupa la posizione #7 per Cume. Nella AQH Share sale al #1, a pari merito con WLTW. WABC Talk compie un salto ancora più impressionante: circa 407.000 persone di Cume, posizione #20, ma #8 nella AQH Share. WNYC passa da #17 per Cume a #10 per AQH Share. WFAN Sports da #13 a #9.
A Philadelphia KYW All News passa da #10 per Cume a #4 per AQH Share, mentre WIP Sports sale da #5 a #3.
A Washington WAMU offre forse il confronto più illuminante. WASH-FM, Adult Contemporary, raggiunge circa 823.000 persone. WAMU News/Talk circa 552.000. Eppure WASH ottiene circa il 5,5% di AQH Share, mentre WAMU arriva addirittura all’11,7%. Quasi il doppio della AQH Share con una reach nettamente inferiore.
Possiamo quindi osservare qualcosa di difficilmente contestabile. Le stazioni “spoken-word” (termine che non amo ma chiaro e sempre più utilizzato) riescono frequentemente a occupare nella AQH Share posizioni decisamente superiori a quelle ottenute nel Cume.
Non sono casi isolati
Allargando l’osservazione, il fenomeno diventa ancora più evidente.
Nell’August 2026:
- a Boston, WBUR News/Talk è #1 con il 7,9%;
- a New York, WINS All News è co-#1 con il 7,3%;
- a Chicago, WBBM All News è #1 con il 6,4%;
- a Washington, WAMU News/Talk è #1 con l’11,7% e WTOP All News #2 con il 9,8%;
- a San Francisco, KQED News/Talk è #1 con il 10,2% e KCBS All News #2 con l’8,1%;
- a Philadelphia, WIP Sports è #3 con il 7,4%.
A San Francisco la prima Radio musicale, KOIT, raggiunge il 5,2%. KQED arriva al 10,2%. Praticamente il doppio. Siamo quindi ben oltre l’episodio curioso di una singola stazione.
In alcuni dei più importanti mercati radiofonici americani News, Talk, All News e Sports stanno contendendo e spesso conquistando il vertice dell’ascolto medio alla Radio musicale.
Ma il formato News/Talk non è improvvisamente diventato forte adesso
Qui serve una precisazione. Sarebbe sbagliato raccontare questi numeri come se il formato News/Talk fosse stato storicamente un formato da grande Cume e improvvisamente si fosse trasformato in un formato da notevole AQH Share. Il News/Talk era già molto forte. Le serie Nielsen mostrano da anni una AQH Share elevata. Nel 2019 il formato era intorno al 9,5% nei mercati PPM; nel 2020, nell’anno della pandemia e dell’esplosione della domanda informativa, superò l’11%.
Ancora nel primo trimestre 2026 News/Talk raccoglie circa il 10,9% di tutto l’ascolto radiofonico 18+ nei mercati PPM. Non assistiamo dunque alla nascita improvvisa del fenomeno. È più interessante chiedersi perché oggi risulti così evidente.
Nielsen ha cambiato qualcosa
Dal gennaio 2025 Nielsen ha modificato una regola fondamentale della misurazione PPM (Portable People Meter). In precedenza erano necessari almeno 5 minuti di ascolto all’interno di un quarto d’ora perché questo producesse credito AQH. Ora ne bastano 3. Il cambiamento nasce dall’osservazione che molte occasioni reali di ascolto duravano 3 o 4 minuti e venivano quindi completamente escluse dal credito AQH.
Nei test precedenti all’introduzione Nielsen aveva stimato un incremento medio dell’AQH nell’ordine del 24%, contro un aumento molto più contenuto del Cume. Attenzione: non significa che improvvisamente gli americani abbiano cominciato ad ascoltare la Radio il 24% in più. Significa che una parte dell’ascolto che già esisteva viene ora riconosciuta dalla misurazione. Ed è qui che la faccenda diventa particolarmente interessante.
News/Talk è tra i grandi beneficiari
Research Director e XTRENDS hanno confrontato Q2 2025 con Q2 2024 nei 48 mercati PPM, sul target Adults 25-54.
Per il formato News/Talk hanno rilevato:
AQH +36,8%
Cume +14,8%
Average Weekly Time Exposed +18,9%
Nessuno dei grandi formati analizzati ha registrato una crescita AQH altrettanto elevata.
Ancora più interessante è il confronto con AC/Hot AC:
AQH +13,4%
Cume +8,6%
Average Weekly Time Exposed +3,9%
Il nuovo criterio Nielsen ha certamente contribuito a questi incrementi.
Ma il punto interessante è proprio questo: non tutti i formati hanno beneficiato allo stesso modo della nuova misurazione.
News/Talk sembra possedere caratteristiche di consumo particolarmente favorevoli alla trasformazione della reach in ascolto medio. Ed è qui che la questione smette di riguardare Nielsen e comincia a riguardare il futuro della Radio.
La musica non è mai stata così disponibile
Per decenni la Radio ha avuto un vantaggio formidabile. Aveva la musica. Naturalmente dischi, cassette e CD esistevano. Ma richiedevano acquisto, possesso e scelta. La Radio offriva invece gratuitamente un flusso musicale continuo, selezionato da qualcuno, immediatamente disponibile. Quel vantaggio competitivo è praticamente scomparso. Oggi qualsiasi ascoltatore dispone di una quantità di musica che nessuna Radio potrebbe fisicamente trasmettere.
Può scegliere una canzone. Saltarla. Ripeterla. Cercare un artista. Ascoltare un album. Creare una playlist. Affidarsi a un algoritmo. Farsi costruire un flusso musicale praticamente infinito. La Radio musicale continua ad avere moltissime ragioni per essere ascoltata. Selezione, semplicità, personalità, compagnia, sorpresa, informazione, appartenenza.
Ma una cosa è cambiata definitivamente: la musica, da sola, non è più una risorsa scarsa. È infinita.
Il presente invece è irripetibile
Proviamo allora a osservare quelle stazioni americane che stanno ottenendo risultati straordinari nella AQH Share.
- WINS non offre semplicemente delle notizie. Offre: Che cosa sta succedendo a New York adesso?
- WIP non offre genericamente dello sport. Offre: Che cosa stanno dicendo adesso dei Phillies o degli Eagles?
- WAMU non distribuisce semplicemente contenuti informativi. Interpreta ciò che sta succedendo ora, per una comunità precisa.
Lo stesso vale per una telefonata in diretta, una breaking news, il traffico, un risultato sportivo, una discussione, una personalità che reagisce a qualcosa appena accaduto. Sono contenuti con una caratteristica fondamentale. Perdono valore se vengono rinviati. Una canzone ascoltata domani rimane la stessa canzone. Un album rimane lo stesso album. Una playlist rimane disponibile. Una conversazione che sta avvenendo in questo momento, invece, appartiene a questo momento.
E qui la linearità, spesso considerata il grande limite della Radio rispetto all’on demand, può trasformarsi nuovamente in un vantaggio competitivo.
Attenzione però al podcast
Sarebbe troppo semplice concludere: meno musica, più parlato. E sarebbe probabilmente sbagliato. Anche il contenuto parlato è stato investito dall’on demand. Secondo Edison Research, i podcast sono arrivati a rappresentare circa il 40% del tempo dedicato dagli americani allo spoken word, superando per la prima volta AM/FM, scesa intorno al 39%. Dieci anni prima AM/FM dominava largamente quel consumo. Quindi neppure il parlato, semplicemente perché parlato, protegge la Radio dalla sostituzione digitale.
Un’intervista registrata può essere un podcast. Un approfondimento può essere ascoltato quando voglio. Una conversazione registrata può essere messa in pausa e ripresa domani.
La distinzione davvero interessante non sembra dunque essere:
MUSICA/PARLATO
Potrebbe essere:
CONTENUTO REPLICABILE/CONTENUTO IRRIPETIBILE
Live, Local, Personality, Community
Sono quattro parole che il settore radiofonico utilizza da anni. Forse dovremmo smettere di considerarle slogan e tornare a prenderle letteralmente.
Live significa che qualcosa sta accadendo mentre ascolto.
Local significa che riguarda il mondo nel quale vivo.
Personality significa che non voglio semplicemente conoscere un fatto: voglio sapere che cosa ne pensa proprio quella persona.
Community significa che altre persone stanno condividendo la stessa esperienza nello stesso momento.
Spotify può offrire praticamente tutta la musica del mondo. Un podcast può offrire contenuti parlati straordinari. YouTube può offrire una quantità pressoché infinita di video e audio. Ma nessuno di questi elementi elimina il bisogno umano di sapere: Che cosa sta succedendo adesso?
Ed è una domanda alla quale la Radio è tecnologicamente, editorialmente e culturalmente costruita per rispondere.
Il vero prodotto della Radio potrebbe essere il tempo
Torniamo allora ai dati Nielsen.
WBUR: #13 nel Cume, #1 nella AQH Share.
WABC: #20 nel Cume, #8 nella AQH Share.
WNYC: #17 nel Cume, #10 nella AQH Share.
KYW: #10 nel Cume, #4 nella AQH Share.
Non sono necessariamente le Radio che incontrano più persone. Sono Radio che, una volta incontrato il proprio pubblico, sembrano riuscire particolarmente bene a conquistare ascolto. E forse è proprio questo il punto. Per anni abbiamo celebrato la reach della Radio. Giustamente. Ma nell’era dell’abbondanza infinita di contenuti, la battaglia decisiva potrebbe diventare un’altra.
Non soltanto: Quante persone mi ascoltano? Ma: Perché dovrebbero rimanere con me? E soprattutto: Che cosa posso offrire adesso che non abbia lo stesso valore fra un’ora, domani o su qualsiasi altra piattaforma? La musica è diventata infinita. Il tempo dell’ascoltatore no. E forse il futuro della Radio comincia proprio da lì.
Photo Credit: iStock.com/Umida Kamalova
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