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C’è un paradosso che attraversa molte emittenti Radio in Italia che operano nei formati musicali: sono bravissime a farsi vedere, organizzando eventi con partecipazioni anche di artisti di rilievo, ma sono sempre meno capaci di farsi ascoltare, evitando i momenti di interazione con ospiti prestigiosi, spettacolari e in linea col loro palinsesto. In effetti è un fenomeno curioso. E per certi versi inquietante. Per molte stazioni è diventato più importante apparire spettacolari in esterna che risultare “indispensabili” nel palinsesto.
Il calendario è pieno di eventi, piazze presidiate, palchi allestiti, brand ben visibili. E in molti casi l’energia, la creatività e le risorse investite nella “Radio fuori” sono superiori di gran lunga a quelle dedicate alla “Radio dentro”. L’evento in esterna è senza dubbio utile: crea contatto diretto con il pubblico, rafforza la marca, offre legami commerciali. Ma se dietro l’evento c’è un prodotto editoriale debole, l’effetto è debole. L’ascoltatore applaude sul palco ma poi non ascolta la stazione. Caso di cortocircuito reputazionale.
Qui vorrei evitare di metter in discussione il primo punto, e concentrarmi insieme a voi sui perchè nelle Radio musicali succedono sempre meno fatti ed eventi nel coinvolgere gli artisti. La riflessione è dunque su quanto accade, o non accade, on-air. Dividerei col vostro permesso in due; la prima parte riguarda solo la musica e dunque riguarda molto da vicino la discografia e gli artisti ad essa relativa. La seconda parte, molto connessa a qunto affermato nella prima, concerne Celebrities e personaggi pubblici di altri settori.
Radio e Discografia, un rapporto complesso
Il tema è dunque “Più Artisti a Vitalizzare il Palinsesto”. E riguarda le Radio di flusso a carattere musicale. Riguarda meno le Personality Radio e le Radio a programmi che, in verità nel bene o nel male, un minimo di ospitate sanno fabbricarlo. Sostengo da tempi antichi che le Radio non devono soffrire l’influenza della discografia. Esse sono clienti e le case discografiche i fornitori. Così è. Il denaro passa dalla quota dei diritti d’autore e di amenità varie versato alla discografia in base a una quota dei ricavi delle Radio.
Mentre la maggioranza dei discografici pensa che Spotify sia la soluzione di tutti i mali compreso quel faticosissimo rapporto con le Radio, le due industrie si trovano vicine, e allo stesso tempo lontane. Rapporti spesso lacerati in una discografia più lacerata. Anni difficili portarono a scelte industriali francamente dubbie come l’appalto esterno di tutti i compiti degli uffici promozione. E non è, ovviamente, la stessa cosa. Intermediazione fredda, o comunque di interfaccia. Non semplice così tenere buoni e proficui rapporti.
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La fissazione sul format “Intervista” da parte della discografia
La discografia vuole intervenire sul formato delle Radio di flusso col format intervista. Cosicchè una emittente diventa “Radio [Artista]” per 20 o più minuti. Si è in onda e si interviene solo con l’artista. Al massimo c’è qualche messaggio degli ascoltatori e solo brani, ovviamente dell’artista. Negli anni le Radio hanno capito che questa modalità è perdente perchè discrimina enormemente il target di chi ascolta. I discografici no. Essi pensano che sia vincente. Forse, ma solo ai loro piani interni. Serve a dire in alto: fatto!
Dalla intervista alla partecipazione, troppo semplice?
Proviamo a uscire dalla logica del “possesso” dell’intervista ed entriamo in quello della partecipazione a fasce orarie. Immaginate che un artista si aggiunga ai conduttori e nel giro di un’ora viva con loro questa esperienza. Certo, in cui un paio di brani dell’ospite glieli suoniamo pure. Si tratta di un interscambio in cui la personalità dell’artista si può esprimere più compiutamente ed entrando nel vero tessuto della Radio. Immaginiamo che ciò avvenga nei “Morning Show”. Numeri di ascolto da paura. E tutti ne parlano!
Posso dire? Secondo me, è sempre preferibile che l’artista sia in studio, specie nel caso in cui si abbia a che fare con un emergente e non ancora una stella. Ma artisti affermati sfruttando i grandissimi avanzamenti tecnologici nelle reti digitali potrebbero essere in diretta da remoto, solo audio e anche video. Addio ai faticosi tour nelle Radio per tutta la liturgia superata delle interviste. Faticose sia per i discografici che per le Radio. Qui entriamo nel mondo di partecipazioni attive con risultati di comunicazione tutti nuovi.
La stessa modalità si può applicare alle Celebrities di tutti i settori dell’intrattenimento. La partecipazione. Le emittenti possono scegliere il formato di un’ora di partecipazione oppure, in casi in cui si voglia essere più prudenziali, di soli 30 minuti. I conduttori che normalmente parlano e vivono da soli nello studio di diretta si dedicano meno ai soliti messaggi e molto più a creare momenti spettacolari ed esclusivi in Radio. Con benefici immensi per tutta la loro professionalità e per il piacere e la sorpresa degli ascoltatori.
Le interviste sono quindi da (ri)gettare?
Assolutamente no. Oltre alla partecipazione in diretta, si può chiedere all’artista altro. La classica intervista. Ma, attenzione, off-air. E che diventa un magnifico podcast. Il che permette di raggiungere in qualche giorno o perfino settimana tutta quella massa “affezionata” all’artista che in un solo momento in diretta Radio non può essere unita. Digitalmente si può promuovere l’intervista in modo che la marca della Radio risulti così associata a un momento di approfondimento con l’artista. Branding appropriato.
Photo Credit: iStock.com/Alexsandr Durnov
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