FINANZA e PRIVATE EQUITY, ALTO INTERESSE per la RADIO

Il Business della Radio tra editori indipendenti e gruppi editoriali. In tutto ciò dal mondo della finanza i Private Equity sono già intervenuti e possono intervenire per accompagnare e sviluppare progetti di successo.

Il Mercato delle Stazioni

Sì, non si tratta di un refuso. Indicato nel sottotitolo è proprio il mercato delle stazioni Radiofoniche e non quello un po’ logoro ma sempre interessante delle frequenze; è l’area delle transazioni che riguardano proprio i cambi  societari o azionari delle imprese Radiofoniche.

La prima volta in cui ho appreso nella vita dell’esistenza del mercato delle stazioni è stato con un fatto meramente percettivo ma di impatto monumentale e colto in giovane età; abbonato negli anni ’80 alla testata settimanale RADIO & RECORDS, il riferimento per la Radio degli operatori USA, trovavo in seconda pagina di quel giornale di formato tabloid la rubrica DEALS OF THE WEEK (Gli Affari della Settimana). Sì, era una apparente e semplice rubrica che riempiva però ogni volta l’intera seconda pagina, generosa e ricca di informazioni su tutte le transazioni proprietarie delle stazioni e con dettagli finanziari, frequentemente promosse dagli stessi artefici. E tra essi spesso si palesavano anche fondi di private equity. Tutta la finanza della Radio e del mercato delle stazioni negli USA era a pagina 2 di RADIO & RECORDS!

E quante operazioni c’erano settimanalmente! Pur considerando che anche a quei tempi le stazioni Radio negli USA erano più di 11.000 comunque le transazioni settimanali segnalate erano tra le 50 e le 100 per un totale di scambi finanziari che non ho mai riscontrato all’epoca essere inferiore ai 40-50 milioni di dollari e talora con picchi di centinaia di milioni.

Oltre 30 anni fa pensavo che la Radio sarebbe diventata tangibilmente una vera Industria in Italia solo quando qualcuno avesse cominciato a pubblicare ogni settimana tutte le transazioni con la medesima apertura e trasparenza di RADIO & RECORDS. Il sogno rimane. C’è da fare…

La Finanza e la Radio in Italia

Al di là di prestazioni e strumenti tipicamente bancari e già attivi sin dall’inizio della Radiofonia commerciale e peraltro disponibili per tutti i settori, dai fidi ai finanziamenti e dai leasing al factoring, il primo intervento di tipo industriale della finanza nel mondo della Radio che ho potuto apprezzare è stato quello del fondo di private equity B&S Electra nella SPER di Gianni Miscioscia e dei suoi soci, concretizzatosi nel passaggio del millennio.

L’imprenditore genovese aveva appena chiuso il sodalizio con il gruppo l’Espresso nel 1998 avendo da un lato ceduto le quote detenute in Radio Deejay ma nel contempo avendo rilevato anche il restante 20% per il controllo totale da parte sua di SPER, azienda che aveva in pancia oltre all’attività della concessionaria di pubblicità anche asset interessanti e tra essi il circuito CNR. Le mosse strategiche furono immediate; l’acquisto e il rilancio di RADIO ITALIA NETWORK e la start-up di RADIO 24 collocarono l’azienda, anche senza la raccolta pubblicitaria di RADIO DEEJAY, di nuovo al centro del mercato Radiofonico. Nel 2001 il gruppo SPER venne poi ceduto integralmente a IL SOLE 24 ORE.

Il fondo B&S Electra intervenne in questo contesto e acquisendo circa il 20% delle azioni accompagnò SPER in una stagione di fortissima crescita, dalla separazione dei suoi soci da L’Espresso fino alla concretizzazione della cessione ad altissimo valore all’altro gruppo editoriale; probabilmente si tratta ad oggi dell’operazione Radiofonica di creazione del più alto margine d’impresa. Non ho partecipato a livello di management alle operazioni con il fondo essendo il consulente editoriale della medesima SPER di quel periodo ma credo di aver imparato dalle riunioni e dalla vicinanza a Gianni Miscioscia sin da quel momento che i private equity sono degli acceleratori finanziari e di tecniche di management molto utili, talora dei partner davvero insostituibili, per percorsi aziendali di crescita progettata dal dato momento del ciclo “A” fino a quello “B”. 

Si è trattato nel caso di SPER di una win-win situation, sia per i soci di SPER che per il fondo B&S Electra, che ha permesso a entrambi di fare fronte finanziario e manageriale comune in una società con IL SOLE 24 ORE, allora sinonimo di potenza e di eccellenza, e di portare a compimento e a realizzazione vantaggiosa tutti i propri investimenti con un’uscita di successo, di grandissimo successo. In questo caso la cosiddetta way-out, il ritorno dall’investimento, per il fondo e per i soci fu dunque congiunto e nella cessione dell’azienda, ma non sempre è così.

Le mie prime esperienze di lavoro con i Private Equity

Nel 2007 sono stato coinvolto dal fondo di private equity AKSIA GROUP e dal suo consigliere delegato Stefano Guidotti come consulente della possibile acquisizione e del progetto di sviluppo di una syndication nazionale, la nota LATTEMIELE di Franco Mignani. La relazione fu molto costruttiva e operando anche con il noto studio legale CHIOMENTI di Milano si trovarono soluzioni legali oltre che di business alle complicate matasse della condizione delle syndication e dei rispettivi marchi nella legislazione italiana. Si realizzò anche la due-diligence vera e propria ma al momento cruciale la distanza tra domanda e offerta si era estesa troppo. L’accordo economico saltò. Un lavoro di mesi non arrivò purtroppo a concretizzazione.

Nel 2010 si crea un’altra opportunità di lavoro insieme a Gianni Miscioscia all’interno di MONRADIO, decisa finalmente a costruire una sorella alla sua R 101. Si coinvolge un grande fondo di private equity come CLESSIDRA, amministrato dal compianto Claudio Sposito, un grande personaggio come Fiorello, una serie di editori pronti a conferire e/o a vendere le loro preziose frequenze FM. Fu decisamente un mix esplosivo che non ebbe purtroppo alcuna forma di detonazione; infatti la miccia si spense. Troppi elementi da mettere insieme e da soddisfare in troppo poco tempo in un clima generale di sensibile crisi economica dalle previsioni complesse.

E’ tra il 2015 e il 2017 che la mia attività a sostegno dei private equity si riaccende grazie a Giorgio Drago, amministratore delegato di PALLADIO FINANZIARIA. Sono coinvolto come consulente in 2 dossier: il primo è la possibile acquisizione di FINELCO, per la quale sarà inviata una proposta, e il secondo, successivo e su mia visione, la possibile acquisizione di RADIO SUBASIO da parte di RADIO GLOBO. In entrambi i casi l’ammiraglia Mediaset si è frapposta tra il private equity e l’obiettivo. I signori del Biscione non potevano entrare nel settore un paio di anni più tardi?!? … 🙂

Cosa ho appreso nelle consulenze per i Private Equity

  • La condizione necessaria per avere nella propria azienda un fondo di private equity è la concezione che è meglio avere la medesima fetta di una torta che diventa più grande se non molto più grande che detenerne una che poi rimane sempre la medesima e magari sempre più piccola. Insomma, tutto ciò non è per imperatori o editori autarchici e familisti, è per imprenditori che vogliano migliorare e crescere nell’eccellenza. Il fondo può entrare in minoranza o in maggioranza ma è l’imprenditore che deve essere aperto nella mentalità e considerare chi entra sia per l’apporto finanziario che per quello manageriale.
  • La condizione sufficiente per avere nella propria azienda un fondo di private equity è detenere già delle buone performance aziendali e voler crescere in base a un progetto di sviluppo verso un nuovo “campionato” o in una nuova “dimensione” di mercato. Nel mondo della Radio un progetto può essere quello di concentrarsi, di unire più stazioni Radiofoniche all’interno di un unico gruppo adeguatamente strutturato sia nel mercato degli ascoltatori che in quello dei clienti. Indispensabile certamente nella troppo frazionata Radiofonia locale. Pensare in grande non costa di più. Approfondire nemmeno. Questione di scelta e come si vuole vivere la vita e l’azienda.
  • Un fondo di private equity valuta l’imprenditore, lo staff e il progetto almeno quanto lo stato dell’arte del conto economico.  
  • Il bisogno di crescita interna nel management del mondo della Radiofonia, laddove auto-percepito, trova nei private equity una risposta nella tipologia dei sistemi e nella gestione dell’organizzazione. Occorre tuttavia non ripetere troppo spesso “La Radio è cosa diversa” perché in piccola parte è vero ma in quella grande il mezzo ha un bisogno grandissimo di apprendere gestioni e tecniche da altri settori e da professionisti d’eccellenza. 
  • Il private equity ha spesso per suo statuto un tempo massimo di permanenza nella società e cerca una way-out, ovvero la migliore capitalizzazione del suo investimento nella azienda entro un dato intervallo di tempo, normalmente 5 anni. Occorre comprendere se la way-out del fondo coincide con la vostra o se all’uscita del fondo ad esempio ne volete un altro o cosa. Trattasi di temi di rotta e di destinazione, assolutamente essenziali.

Cosa piace della Radio ai fondi di Private Equity

  • Mercato in crescita.
  • Modello di business del broadcast con costi fissi ben prevedibili e variabili di piccola entità.
  • Estensione al digitale di potenziale interessante.
  • Schema delle operazioni chiaro con attenzione alla gestione del talento.
  • Mancanza in Borsa a Milano di società specializzata nell’esercizio Radiofonico.
  • Grandiosa visibilità pubblica e sociale.

Cosa resta da fare ora?

Riflettere e confrontarsi…

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