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E’ per me una istituzione rivitalizzante, come la definisce Francesco Alberoni nei suoi libri. E’ una consuetudine con una certa ricorrenza che arricchisce lo spirito e la mente. Sono certo che tutti, chi più e chi meno, abbiano almeno una o più istituzioni rivitalizzanti cui si legano profondamente per il proprio benessere interiore. Una delle mie preferite è la partecipazione alla giuria di audio cortometraggi del premio “L’ANELLO DEBOLE” e della quale sono membro dal 2015.
L’Anello Debole è essenzialmente un osservatorio sugli approfondimenti d’informazione che si occupano di temi sociali, con l’intento di valorizzarli. Le aree monitorate nel 2020 sono state tre: Audio Cortometraggi, Cortometraggi della Realtà e Cortometraggi di Fiction. Chi produce gli audio e i video che vengono selezionati? Spesso sono conduttori, producer e autori di programmi di emittenti ma ci sono anche produzioni indipendenti di associazioni e gruppi.
La magia del premio è proprio nella collezione della miglior comunicazione di approfondimento sociale. Si tratta di temi ampi, come immigrazione e discriminazione, portati magari alla saturazione mediatica dagli organi di stampa. Qui essi si rigenerano e vengono a nuova luce grazie all’individuo che narra la sua vicissitudine personale. La forza dell’istituzione rivitalizzante è che conduce a una umiltà di comprensione. Fenomeni vasti e complessi ricondotti alla lettura umana.
Don Vinicio e la Comunità di Capodarco
Il premio L’Anello Debole ha una genesi assai credibile. Don Vinicio Albanesi è noto a livello nazionale per l’impegno pluridecennale nella assistenza sociale. Una delle sue realizzazioni è la comunità di Capodarco di Fermo che si trova nelle Marche. Si tratta di un contesto di notevole bellezza naturale in cui si lavora e si opera a sostegno dei più sfortunati, per la loro cura e la loro inclusione. Ne consiglio la visita accompagnati dalla propria famiglia.

Quel contesto concreto di accoglienza sociale e di cura diventa ogni anno l’anfiteatro di rappresentazione del CAPODARCO L’ALTRO FESTIVAL. Si tratta dell’evento di una notte in cui, a fronte della diffusione di tutti gli audio e dei video sociali in concorso, il parere espresso dal folto pubblico presente incrocia quello della giuria.
Il premio L’Anello Debole è assegnato proprio a Capodarco nel concorso tra partecipanti e giurati. Purtroppo non così quest’anno.
Per l’anno flagellato dal Covid-19 don Vinicio ha voluto assegnare comunque i premi, anche senza la possibilità di organizzare il Capodarco L’Altro Festival. La produzione degli approfondimenti sociali deve essere premiata e stimolata ogni anno, anche con la pandemia. Quindi è stato il compito della giuria, questa volta non accompagnata dal voto popolare, quello di scegliere le opere migliori del 2020. E nel mese di ottobre i vincitori sono stati nominati.
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Il vincitore della categoria Audio Cortometraggi
Nonostante l’anno del Covid-19 numerose sono state le opere iscritte al premio. Nella categoria Audio Cortometraggi ha vinto il soggetto “La mia vita al 4 stelle, diario di Dalila” di Alice Gussoni, diffuso da RAI RADIO 3.
Si tratta di un reportage auto-eloquente che non ha richiesto alcuna forma di racconto superiore o parallelo. E’ stato sufficiente offrire il microfono alla giovane protagonista che ha offerto le sue emozioni e tutte le sue paure per sé e per la famiglia.
“Dalila ha 20 anni, è nata in Italia e ha un papà arabo e una mamma italiana. Da oltre 6 anni vive con i suoi fratellini e i genitori dentro un ex hotel occupato illegalmente alla periferia di Roma, insieme ad alcune centinaia di persone in emergenza abitativa. Il suo diario è un’incursione nella vita reale. Il microfono, affidato alla giovane protagonista, raccoglie un mondo di suoni, che svelano la nuda quotidianità della famiglia, su cui incombe lo spettro dello sgombero coatto e della precarietà”.
Se desiderate ascoltare l’audio dell’opera vincitrice ma anche delle altre in concorso a L’Anello Debole 2020 è sufficiente un click qui. L’istituzione rivitalizzante è disponibile a tutti, non solo ai giurati. E magari ciò può spingerci anche a realizzare qualcosa in più a favore del prossimo, a ingrandire quell’esercito di volontari per il sociale che rende questo Paese, al di là dei suoi problemi, una culla di civiltà e di cultura. Radioso ascolto!
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