Avete mai pensato che ascoltare è la salvezza di un Radiofonico che desidera farsi ascoltare dal proprio pubblico? La cultura dell'ascolto parte da noi, dal nostro impegno e dalla nostra curiosità. Ascoltare per creare.

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Ascoltare, gran cosa. Ho ricevuto una forte educazione all’ascolto, in parte dai miei genitori ma soprattutto dalla mia stessa passione radiantistica. CB e SWL a 12 anni, a 18 sono diventato un radioamatore con patente, licenza ministeriale e nominativo IK2DZN. In HF se vuoi collegare la stazione rara in un’isola del Pacifico devi ascoltare e ascoltare. Devi seguire l’operatore in ogni sillaba che pronuncia in fonia o che trasmette in telegrafia o nei modi digitali. E, più complesso, per collegarlo devi ascoltare a fondo per capire la frequenza su cui ascolta. Ascoltare premia.

Ascoltare nel broadcast Radiofonico non è una attività limitata o esclusiva dei soli ascoltatori. Nella tendenza complessiva e che riguarda tutti, frutto anche dei social, di “trasmettere” di più e di “ricevere” di meno, i professionisti e gli operatori della Radiofonia stanno ascoltando poco pure loro. Confessiamolo, su! Quando appena 16enne raggiungevo con il mio Gilera 125 TG1 gli studi di Radio Milano International viaggiando da Bergamo, Massimo Oldani mi spiegava che “un grande Radiofonico deve essere prima un grande ascoltatore”. Santissime parole.

Cosa deve ascoltare un Radiofonico?

  • La propria stazione – Se siete parte di un gruppo, di una stazione Radio, e in qualunque ruolo è bene che ne conosciate bene la composizione umana e professionale oltre che tutti gli schemi di gioco. Ciò è alla base del poter fare squadra e trasmettere all’audience il senso di complicità e di armonia dello staff. Ascoltare per poi emozionare.
  • La propria prestazione – Se siete conduttori l’aircheck è essenziale, anche da soli se non avete un confronto con un responsabile interno di questo processo. Risentite tutto, un intero programma o una fascia, e domandatevi quali siano i vostri punti di forza e di debolezza. Proponete a voi stessi di migliorare in qualcosa. Ascoltarsi per poi migliorarsi.
  • La propria concorrenza – Sintonizzarsi sui concorrenti è qualcosa che urta, troppo spesso. Nella mia esperienza di consulenza noto che c’è un fastidio profondo quando si tratta di monitorare una stazione con cui si è in competizione. E’ più comodo pensare nella propria testa che quel concorrente non merita di essere seguito. Errore. Ascoltare per poi capire.
  • Il proprio pubblico – L’ascolto più importante, quello di chi ti ascolta e anche di chi forse potrebbe ascoltarti. L’opinione attraverso i social è completamente falsata. Ricerche, dati, numeri. Qualsiasi strumento di conoscenza attendibile è utile. Occorre essere delle spugne, assorbire razionalità e sensibilità sull’arte di servire il pubblico. Ascoltare per poi vincere.

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Ascoltare anche gli altri media?

Ho sempre pensato che la singola stazione Radio deve essere prima di tutto un vero centro di ascolto. Occorrono antenne sensibili nella società, tra tutti i fruitori del mezzo. Per poi risultare un media ancora più credibile ed efficace. Seguire tutti i mezzi cui gli ascoltatori in target sono esposti non è un fatto secondario. Ciò può voler dire, in dipendenza dei vari casi, occuparsi di programmi televisivi piuttosto che di quotidiani, periodici, OTT e di fruizione digitale nelle mille forme ad oggi disponibili. Si tratta di una modalità di ascolto formativa del paniere mediatico.

Non dobbiamo preoccuparci di ascoltare in eccesso. Non c’è una capienza limitata all’ascolto. Il limite è dato dalla nostra passione e dalla volontà. Soltanto di un aspetto dobbiamo curarci e preoccuparci. L’ascolto è la premessa migliore per quello che nella Radio è l’essenziale. L’immaginazione. L’arte della Radio consiste nell’offrire agli ascoltatori un riferimento a loro vicino, una storia o una emozione, musicale e non, e far compiere alla mente di chi segue un pezzo di strada in più nella propria fantasia. L’unicità della Radio è questa. Ascoltare per creare.

Photo Credit: iStock.com/Oleksandr Shchus

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