— Pubblicità —
—
Ho avuto il privilegio di partecipare a tante intraprese nel mondo della Radio. Nel mio CV c’è lo station management di RTL 102.5 e RDS, lo start-up di RADIO 24 e R 101. E tanto altro, progetti grandi e piccoli tutti sviluppati con l’analisi e l’energia di sempre. Non posso dire altrettanto di incarichi associativi nell’industria. Ho rappresentato RTL 102.5 in AudiRadio nel 1993 e poco altro. Più ruoli, paradossalmente, nel NAB (USA) nel corso degli anni ’90. Probabilmente sono troppo libero “intellettualmente”. Chissà.
Già, la libertà di pensiero. Avendo una visione internazionale della Radio, sin dalla mia nascita come professionista, ho un punto di vista sulle cose italiche del nostro mezzo. E si tratta di una osservazione relativa e non certo assoluta spesso a confronto con questo o quel Paese. E mi sorgono spontanee delle domande che sono fuori dall’agenda, anche dai temi delle associazioni. Domande fuori dall’asse del tempo, quindi, ma nel cuore di scelte già attuate che lasciano molti dubbi, sulle conseguenze che hanno poi generato.
Domanda 1 – Gli obblighi alle emittenti Radio sono ragionevoli nel 2026?
Domanda semplice che richiede una risposta complessa. Molto complessa. Ricordiamo che gli editori della Radio in Italia hanno dovuto unici in Europa farsi carico di gravose acquisizioni per espandere i loro segnali FM e di spese ingenti per le elevate potenze, il necessario a fronte di ambienti fortemente interferiti. Pagano canoni di concessione per un servizio di pianificazione e assegnazione delle frequenze che non hanno proprio mai ricevuto. Se partiamo da questo assunto le emittenti Radio non dovrebbero pagar nulla.
Se apriamo l’osservazione dagli aspetti economici a quelli normativi e regolamentari la quantità di adempimenti e di obblighi cui sono soggetti i broadcaster Radiofonici è più che rilevante, un quasi soffocamento. C’è all’origine una visione della “Radiodiffusione sonora” nella sua funzione pubblica e di servizio alla comunità, che risulta pienamente condivisibile nello spirito. Tale impegno origina certamente dall’uso di frequenze FM, un patrimonio pubblico sia pure pagato nel suo uso a caro prezzo dagli editori in Italia.
E’ chiaro che non si mette in discussione che la concessione Radiofonica debba avere i ritorni nella comunità. Un valore che coincide con quello del broadcaster. Il tema direi che è “quali ritorni”? Il legislatore 35 anni fa, meno male che nel 1990 si mise almeno un freno al far-west, si lanciò negli obblighi di informazione, quantificandoli in tempi nel palinsesto e nel numero di assunti. Ciò all’interno di un quadro di responsabilità di emissione oggi opposto al “Tutto permesso” a chi opera sul web, anche fiscalmente!
— Pubblicità —
—
Gli effetti degli obblighi di informazione per le Radio
- L’informazione per editto e non per mercato ha alimentato un sistema di sostegni e di provvidenze per cui lo Stato finanzia più o meno surretiziamente gli obblighi dallo stesso imposti alle imprese Radio. Ha senso questo giro più o meno pari in implicazioni economiche?
- L’informazione per editto applicata a tutti i singoli soggetti li ha trasformati negli esecutori di un formato tipico e generalista fatto di GR, utilità e poco altro. Entro una cornice dominante comunque di intrattenimento nelle singole stazioni. Invece non sarebbero più utili incentivi importanti per chi sviluppa formati News/Sport/Talk per scelta di impresa almeno all’80% del tempo di trasmissione sulle 24 ore?
Il risultato dell’informazione per editto è che a Milano (dico Milano, non Tremosine sul Garda) se voglio sapere in qualsiasi momento cosa succede in città, non lo so da alcuna stazione Radio. E non mi vengano a scrivere gli editori locali di Milano che loro fanno dei GR e qualche programma, qui e là nel palinsesto, perchè sarei costretto a spiegargli cosa sia la continuità di servizio e la consistenza di formato nel mezzo Radiofonico!
Obblighi alternativi per le stazioni Radio
Fatto salvo il principio del “Ritorno alla comunità”, dagli USA, il primo laboratorio di Radio al mondo, giungono idee diverse. Prima del 1984, le emittenti Radio dovevano documentare rigorosamente tutti i tempi di tutte le attività inerenti il territorio, le quali non riguardavano soltanto l’informazione, nelle sue interpretazioni più ampie, ma pure le attività sociali e di servizio. E, strumento preferito, dovevano indicare i tempi della trasmissione dei PSA (Public Social Announcement), veri promo a carattere sociale.
A partire dalla de-regolamentazione voluta dal presidente Ronald Reagan, nel 1984 via via sono stati risolti tutti gli obblighi da parte della FCC. Ciò non ha affatto impedito la creazione e lo sviluppo di stazioni News/Sport/Talk che risulta dal 1992 il formato più ascoltato con le stazioni più numerose e il fatturato più alto. Punto. I PSA sono rimasti però quasi ovunque negli USA. Perchè? Le stazioni hanno capito che relazionarsi alle realtà sociali del territorio è anche funzionale sia agli ascolti che ai ricavi pubblicitari.
Gli obblighi dell’emergenza
C’è un aspetto, proprio quello dell’emergenza, su cui almeno a mio avviso occorrerebbe che l’industria della Radio muova più passi. E che può più legittimamente essere utile a convenzioni in qualche forma economica di relazione con il mondo pubblico. Di sicuro anche in una modalità libera e non di amplificazione della informazione da “Tam tam”. Troppo spesso, ahinoi, omologate. Questo è quanto accade negli USA e ciò è l’obbligo più importante, forse l’unico, che è rimasto alle Radio quale “Ritorno alla Comunità”.
Le emittenti radiofoniche negli Stati Uniti sono parte integrante del sistema di allarme nazionale. Sono obbligate per legge a partecipare all’Emergency Alert System. EAS.
Obbligo legale: Le stazioni radio (FM e AM), insieme alle TV e ai fornitori di servizi via cavo/satellite, devono installare attrezzature certificate dalla FCC – La Federal Communications Commission, per ricevere e ritrasmettere avvisi di emergenza.
- Allerta Presidenziale: La partecipazione è obbligatoria per trasmettere messaggi di emergenza nazionale da parte del Presidente degli Stati Uniti (Emergency Action Notification – EAN).
- Tipi di Avviso: Oltre alle allerte presidenziali, le Radio diffondono avvisi locali e statali, come allerte meteo estreme (National Weather Service), inondazioni e AMBER alert (bambini scomparsi).
- Primary Entry Points (PEPs): FEMA (Federal Emergency Management Agency) ha designato 71 stazioni Radio “Primary Entry Points” (per l’85% stazioni AM) in tutto il paese. Queste stazioni hanno un collegamento diretto con le autorità federali e coprono circa il 90% della popolazione statunitense, garantendo la diffusione delle informazioni anche durante disastri.
- Funzionamento: Quando un avviso EAS viene attivato, le stazioni Radio interrompono la programmazione regolare per trasmettere il messaggio di emergenza, spesso riproducendo il tipico suono di allerta (un doppio tono).
In sintesi, la radio negli USA è considerata una componente vitale e di base per la sicurezza pubblica, in grado di funzionare anche in situazioni in cui le reti cellulari o internet potrebbero non essere disponibili.
Aggiungo che quando ascolto su una Radio negli USA anche solo le prove del sistema di emergenza EAS, che durano fino a 60 secondi, ho unapercezione di forza e anche di centralità della Radio nella vita delle persone che non ha pari. Concretizzazione del modo broadcast nella sua applicazione più alta e più d’aiuto. Certo, la realizzazione audio potrebbe essere migliore ma qui in Italia tutti si dicono più bravi degli americani nel lavorare la produzione. Vorrei proprio vederli nel poter superare la prova.
Photo Credit: iStock.com/hxdbzxy
— Pubblicità —
—
