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Una notte per celebrare la Radio
Il 20 ottobre, all’Edison Ballroom di New York, la National Association of Broadcasters ha celebrato i vincitori dei Marconi Radio Awards 2026. Una manifestazione nata nel 1989, che conosco bene avendovi assistito in 4 edizioni, intitolata all’inventore italiano e diventata uno degli appuntamenti di riferimento dell’industria Radiofonica americana.
Il NAB ha scelto di definire la cerimonia Radio’s Biggest Night. La notte più importante della Radio. Un’espressione che può sembrare enfatica, ma che contiene un messaggio preciso. Per una sera, la Radio si presenta come un’industria unita, riconoscibile, orgogliosa dei propri risultati e capace di celebrare pubblicamente chi contribuisce al suo successo.
I premi sono numerosi, ben 23 categorie. Riconoscono le migliori emittenti, i conduttori, i programmi, i manager, i podcast e i formati. Ma soprattutto distinguono i mercati per dimensione, consentendo anche alle emittenti delle realtà più piccole di ottenere riconoscimenti nazionali.
Quest’anno WIVK-FM di Knoxville è stata premiata come emittente leggendaria, Julie Koehn di WLEN-FM come manager dell’anno e WBMX-FM di Boston come emittente dell’anno nei grandi mercati. Ma tra i vincitori figura anche KBHP-FM di Bemidji, Minnesota, premiata tra le stazioni dei piccoli mercati. Non si celebra soltanto la grande Radio delle metropoli. Si celebra il valore della Radio in tutte le sue dimensioni. E non è un dettaglio.
Il significato industriale delle liturgie
Esiste una parola che mi sembra particolarmente adatta a descrivere questi appuntamenti: liturgie. Non nel senso religioso del termine, naturalmente. Penso a quelle occasioni ricorrenti nelle quali una comunità professionale si ritrova, riconosce i propri protagonisti, riafferma valori condivisi e rinnova la consapevolezza della propria identità. Sono momenti che contribuiscono a fare industria.
Perché un’industria non è soltanto un insieme di imprese che producono fatturato, occupazione e servizi. È anche un sistema di competenze, relazioni, istituzioni, tradizioni e riconoscimenti. È una comunità economica che sa rappresentare sé stessa. Pensiamo al cinema, alla musica, alla pubblicità. Gli Oscar, i Grammy Awards, i grandi festival internazionali non servono unicamente a distribuire premi. Alimentano il prestigio dei rispettivi settori, creano narrazioni condivise, attirano attenzione e rendono visibili professioni che altrimenti rimarrebbero dietro le quinte.
La Radio ha bisogno della stessa consapevolezza. Le liturgie non aggiungono necessariamente ascoltatori a un’emittente. Possono però aggiungere valore all’intero mezzo. E il valore del mezzo è un patrimonio di cui beneficiano tutti gli operatori, anche quelli che non ricevono alcun premio.
Il valore di riconoscere tutte le professionalità
Un altro elemento dei Marconi Awards merita attenzione. Non vengono riconosciute soltanto le voci più popolari o le emittenti che raggiungono i risultati più importanti. Si attribuisce valore anche alla capacità manageriale, ai diversi formati e alla qualità dell’offerta nei differenti territori. È un messaggio potente.
Il successo della Radio non dipende esclusivamente dai suoi personaggi. Dipende da editori, manager, programmatori, autori, giornalisti, tecnici, produttori, professionisti commerciali e da tutte le competenze che concorrono quotidianamente alla realizzazione del prodotto. E dalla capacità di interpretare bisogni differenti, senza considerare necessariamente superiore ciò che è più grande.
La premiazione americana diventa così anche una rappresentazione della ricchezza professionale del settore. Non mancano inoltre le aziende tecnologiche: Xperi è stata lo sponsor principale dell’edizione 2026, affiancata da Quu ed ENCO. È un altro modo di leggere la manifestazione. Non partecipano soltanto coloro che producono programmi. Anche chi sviluppa tecnologie e servizi contribuisce a celebrare il mezzo sul quale costruisce la propria attività.
La Radio è un prodotto editoriale,
ma è anche una filiera industriale.
E una filiera deve imparare a rappresentarsi come tale.
La lezione inglese e le iniziative italiane
Gli Stati Uniti non sono un caso isolato. Nel Regno Unito gli ARIAS, gli Audio and Radio Industry Awards, promossi dalla Audio Academy, riconoscono un ventaglio di eccellenze che comprende programmi, emittenti, innovazione tecnica, identità sonora, impatto sociale e persino partnership commerciali. Un sistema che riconosce esplicitamente come il valore dell’audio non si esaurisca nell’ascolto, ma comprenda creatività, innovazione, capacità di generare risultati e contributo alla società.
E in Italia? Sarebbe ingeneroso affermare che non esistano iniziative importanti.
Il World Radio Day organizzato da Radiospeaker.it rappresenta un esempio particolarmente significativo. L’edizione 2026, svoltasi a Milano, ha registrato, secondo gli organizzatori, oltre 4.000 presenze fisiche e 15.000 connessioni streaming.
Un momento nel quale editori, conduttori, professionisti, fornitori e appassionati si sono ritrovati attorno a un’identità comune.
Anche il Microfono d’Oro, che nel luglio 2026 ha raggiunto la sedicesima edizione, contribuisce a riconoscere e valorizzare protagonisti e programmi della nostra Radio.
Sono esperienze importanti. Dimostrano che il desiderio di celebrare il mezzo esiste, così come esistono capacità organizzative e interesse da parte dei protagonisti.
La domanda, quindi, non è se dobbiamo inventare nuove manifestazioni.
È piuttosto un’altra:
quanto riusciamo a trasformare
queste iniziative
in un patrimonio collettivo,
stabile e riconosciuto
dell’intera industria
Radiofonica italiana?
Dalla celebrazione alla reputazione
Vorrei sottolineare un aspetto che considero decisivo. La Radio italiana è abituata a misurarsi. E giustamente. Attraverso le ricerche d’ascolto, i risultati commerciali, le quote di mercato, la copertura territoriale, la capacità di competere con le altre piattaforme. Tutte misure indispensabili. Ma gli ascolti misurano il rapporto del pubblico con le emittenti. Non esauriscono il racconto del valore complessivo del mezzo.
Come rappresentiamo l’innovazione della Radio? Come raccontiamo il suo contributo alle comunità? Come riconosciamo i professionisti che ne migliorano quotidianamente la qualità? Come rendiamo visibili le esperienze più interessanti agli investitori pubblicitari, alle istituzioni e alle nuove generazioni? E soprattutto, chi si occupa di costruire questa narrazione collettiva?
È una responsabilità che non può essere lasciata esclusivamente alle singole imprese. Ogni editore deve naturalmente promuovere la propria emittente. Ogni concessionaria deve sostenere il valore commerciale della propria offerta. Ogni gruppo deve difendere e sviluppare le proprie posizioni competitive. Ma esiste un livello superiore.
La concorrenza tra emittenti
produce valore per le aziende.
La valorizzazione collettiva
della Radio
può produrre valore
per tutta l’industria.
Non si tratta di rinunciare alla competizione. Si tratta di riconoscere che, in un mercato dell’attenzione sempre più affollato, i concorrenti Radiofonici condividono anche un interesse fondamentale: rafforzare la reputazione del mezzo che rappresentano.
Una reputazione autorevole non garantisce automaticamente maggiori investimenti pubblicitari. Ma può rafforzare la credibilità con cui il settore si presenta a chi quegli investimenti deve decidere.
Non servono soltanto nuovi premi, serve una cultura industriale
Attenzione, però. Non credo che la soluzione consista nel moltiplicare premiazioni, targhe e riconoscimenti. Una liturgia funziona quando possiede credibilità, continuità e capacità di coinvolgimento.
Un premio autoreferenziale, governato da relazioni personali o caratterizzato da criteri poco trasparenti, rischia di produrre l’effetto opposto. Invece di accrescere il prestigio di un settore, finisce per indebolirlo.
Occorrono dunque iniziative capaci di rappresentare davvero la pluralità della Radio italiana: nazionale e locale, pubblica e privata, musicale e parlata, generalista e specializzata.
E capaci di coinvolgere non soltanto i protagonisti più visibili, ma anche le professionalità meno conosciute, le innovazioni tecnologiche, le esperienze commerciali, le iniziative territoriali e i nuovi talenti.
Immagino un calendario di appuntamenti riconoscibili, premi sostenuti da criteri verificabili, momenti di confronto professionale e occasioni nelle quali editori, operatori e associazioni possano presentare insieme il valore della Radio anche all’esterno del proprio ambiente.
Non necessariamente un’unica organizzazione o una sola manifestazione. Piuttosto, una maggiore capacità di coordinamento e una visione condivisa.
Il punto non è premiare tutti.
È fare in modo che il merito di alcuni
diventi motivo di prestigio per molti.
Il futuro della Radio passa anche dal suo prestigio
La Radio dispone di un vantaggio straordinario. È un mezzo quotidiano, familiare, capace di stabilire relazioni personali con milioni di individui. Accompagna, informa, intrattiene, orienta e crea appartenenza. Proprio questa naturalezza, tuttavia, può diventare un limite nella percezione del suo valore. La Radio è così presente nella vita delle persone da rischiare di essere considerata scontata.
E un’industria che viene data per scontata ha un problema, anche quando continua a produrre contenuti eccellenti e a raggiungere pubblici importanti.
Per questo considero iniziative come i Marconi Radio Awards molto più di una cerimonia annuale. Sono occasioni nelle quali la Radio dichiara pubblicamente di possedere un presente importante e un futuro sul quale investire.
La Radio italiana non manca di talenti, imprese, competenze o storie da raccontare. E possiede già iniziative che meritano di essere sostenute e sviluppate. Forse deve soltanto rafforzare la consapevolezza che valorizzare sé stessa non significa indulgere nell’autocelebrazione.
Significa assumersi la responsabilità della propria reputazione.
Perché un’industria
che non costruisce il racconto
del proprio valore
rischia, prima o poi,
di lasciare che siano
gli altri a definirlo.
E la Radio merita di essere protagonista anche di questo racconto.
Photo Credit: Courtesy of NAB – 2026 Marconi Radio Awards
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