Portrait of fancy toothy girl with beaming smile in eyewear holding boom box on shoulder looking at camera isolated on yellow background. Music lover fan hobby concept
Ho preparato un piccolo kit di salvataggio dalle onde alte del "La Radio non è più ascoltata dai giovani". Siamo meglio di un surf, credetemi. E leggete per credere. W i giovani, W la Radio.

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La nascita e lo sviluppo negli anni di piattaforme digitali di musica e di intrattenimento, come solo ad esempio Spotify e TikTok, ha fatto pensare a sedicenti “trend setter” che la Radio fosse morta per i giovani. E’ una affermazione ricorrente con cui sia gli studenti che gli operatori del mezzo si trovano sempre a confrontarsi. E non se ne può più. E tanto più le argomentazioni di costoro ricorrono all’esempio del figlio o degli amici, tanto più diventano puerili, insopportabili e soprattutto senza basi di discussione ancorate alla realtà e ai numeri. C’è qualche rimedio?

Sì, ve ne sono. E uno principale. Fare esprimere i dati e i fatti. L’analisi dei numeri di ricerche di tipo estensivo permette di fare iniziare le discussioni dall’altezza del cervello e non della pancia. Lo strumento che abbiamo a disposizione è la ricerca TER, ben 120.000 interviste l’anno. Non è una ricerca solo a nostra disposizione ma promossa e accessibile a chiunque grazie al sito web del Tavolo Editori Radio. Insomma, è vero o no che i giovani non ascoltino più la Radio? Grazie ai volumi elettronici del 1° semestre 2022 posso offrire una risposta pertinente e aggiornata.

La definizione generica di “giovani” qui incontra 2 segmenti appositamente ritagliati da me, e grazie a un software certificato da TER. Il primo segmento è quello Teen, tra i 14 e i 19 anni. Non abbiamo dati disponibili al di sotto di quell’età. Il secondo segmento è quello dei giovani tra i 20 e i 25 anni. I due segmenti contengono lo stesso numero di anni (6). L’ultimo semestre disponibile da TER è confrontato con gli ultimi 3 omogenei e poi con un riferimento di 10 anni fa, il 1° semestre del 2013. Il tutto verificato in più metriche del mezzo, per comprendere bene.

I giovani e l’ascolto settimanale della Radio

Chi lo racconta ai “No-Rad” che il nostro mezzo non è morto per i giovani? Ci provo io! Gentili, osservate le 2 curve. In 10 anni i “Teens” certamente hanno subito un lieve calo che, accentuato nel grafico dalla scala adottata, è del -5,6%. Al netto del grave calo demografico del -1,2%, la perdita netta è del -4,4% in 10 anni. Ripeto, in 10 anni. Vi sembra il grafico di un precipizio? No, non è il disegno della morte del mezzo che, indubbiamente sotto attacco, tiene molto bene e in particolare nel segmento che ritenete immerso soltanto nei social e nel digitale. E’ chiaro?

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I giovani e l’ascolto giornaliero della Radio

Qui entriamo davvero nel clamoroso. Chi lo racconta sempre ai famelici “No-Rad” che la quota di ascoltatori dei giovani, in entrambi i segmenti studiati, è percentualmente superiore a quella media del mezzo Radio? Io! Si tratta di 2 segmenti di età il cui apporto netto tra gli ascoltatori del giorno medio è positivo rispetto alla media. Il problema della Radio non sono i giovani ma il target oltre i 65 anni in cui la quota percentuale di ascoltatori scende al di sotto del 50%. Per quei segmenti però, fortunatamente, la Radio non è mai attaccata anche se lo meriterebbe.

I giovani e l’ascolto giornaliero in minuti

Dalla parte dei “No-Rad” qui la reazione potrebbe oscillare tra l’incredulità e l’accusa di falso statistico. Bello farli impazzire. Glielo raccontiamo che l’ascolto dei “Teens” negli ultimi 10 anni è cresciuto da 129 a 135 minuti giornalieri? Taaac. Svenuti! Se notate una grande differenza tra la durata di ascolto dei 14-19 rispetto ai 20-25 è per l’impegno scolastico che restringe di ore il potenziale di ascolto dei “Teens”. Ho potuto constatare, analizzando a livello storico anche i dati della vecchia Audiradio, che tale differenza è rimasta pressoché costante in tutti gli anni.

Quindi, tutto bene?

La Radio deve fare di più per i giovani. Mancano formati vincenti come qui spesso rimarcato. Le quote di ascoltatori e di ascolto possono crescere a futuro beneficio del mezzo. L’ostacolo più grande appare quello commerciale. Sono gli addetti alle vendite pubblicitarie che, demografia e analisi sugli acquisti alla mano, ritengono che sia pericoloso che le stazioni Radio cerchino di servire pubblici molto giovani. Sostengono che vi siano limitazioni forti sul potenziale di ricavi. E non è questo, dicono, il tempo di grandi sperimentazioni. Io, invece, dico che è proprio ora.

Photo Credit: iStock.com/Deagreez

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