C’è una regola della rilevazione degli ascolti radiofonici italiani che merita probabilmente più attenzione di quanta ne riceva. È semplice da descrivere.
Al termine del processo di elaborazione di AUDIRADIO,
ogni quarto d’ora di ascolto
può essere assegnato,
in maniera esclusiva,
tutt’al più a una singola emittente.
Non è una mia interpretazione. È scritto nella Nota Metodologica AUDIRADIO 2026: durante il cleaning viene effettuata la “risoluzione dell’ascolto per fasce di 15 minuti” che assegna l’ascolto di ciascun quarto d’ora “in maniera esclusiva tutt’al più a una singola emittente”. Vedi Audiradio.
È una convenzione metodologica. La domanda è:
rappresenta ancora
nel modo migliore
il comportamento reale
dell’ascoltatore?
Cosa può succedere dentro 15 minuti?
Immaginiamo un ascoltatore che ogni mattina, andando al lavoro, segua RADIO 105. Sono le 7:00. Per quattro o cinque minuti passa su RAI Radio 1 per il giornale radio, il GR. Poi torna su 105. Alle 7:30 potrebbe fare qualcosa di analogo con Radio 24 per ascoltare i titoli dell’informazione. Qual è la sua Radio?
Probabilmente 105. Ma quali Radio ha ascoltato? Più di una. Ed è perfettamente possibile che tutto questo avvenga all’interno dello stesso quarto d’ora.
La questione non riguarda necessariamente lo zapping frenetico. Riguarda anche comportamenti molto normali: cercare un notiziario, il traffico, lo sport, una canzone, una voce particolare oppure semplicemente cambiare stazione durante una pausa pubblicitaria. Il quarto d’ora resta una validissima unità convenzionale di misura.
Il problema comincia quando consideriamo necessariamente indivisibile anche ciò che accade al suo interno.
Non è una novità: TER lo diceva ancora più chiaramente
Nella Guida Metodologica Radio TER 2018 la regola era addirittura esplicitata nel questionario:
“NON CI POSSONO ESSERE
SOVRAPPOSIZIONI DI ASCOLTO
ALL’INTERNO DELLO STESSO
QUARTO D’ORA!”
Guida Metodologica
Radio TER 2018
Il procedimento partiva dall’ascolto complessivo del mezzo Radio: venivano individuate le fasce della giornata, i relativi quarti d’ora e successivamente le emittenti da attribuire agli intervalli dichiarati. Guida Metodologica Radio TER 2018.
Curiosamente, però, già TER conteneva una procedura che suggerisce una possibilità diversa. Se un intervistato aveva dichiarato di avere ascoltato una determinata Radio ma questa non era ancora stata collocata negli intervalli della giornata, gli veniva domandato specificamente:
“Lei prima mi ha detto
di aver ascoltato [NOME RADIO] ieri.
In quali orari l’ha ascoltata?”
A quel punto l’intervistatore poteva registrare tutti i quarti d’ora corrispondenti. Guida Metodologica Radio TER 2018 Perché non trasformare quel recupero finale nella logica principale della rilevazione?
AUDIRADIO oggi ha già cambiato qualcosa
Qui è importante essere precisi. L’attuale AUDIRADIO non può essere semplicemente descritta come la continuazione tecnica di TER. Già la Request for Proposal che ha dato origine alla nuova ricerca stabiliva che il questionario dovesse essere strutturato per le singole emittenti.
Per lo Stream A1, ad esempio, alle Radio ascoltate nei 7 giorni segue la domanda sull’ascolto di ieri e, per quelle ascoltate ieri, la rilevazione del singolo quarto d’ora. Lo stesso schema è previsto per le emittenti nazionali nello Stream B. Vedi Audiradio.
Quindi siamo già più vicini a un approccio per stazione di quanto accadesse nel vecchio TER. Ma alla fine del processo resta la medesima caratteristica fondamentale:
se nello stesso quarto d’ora
emergono più ascolti,
il dato finale
deve diventare esclusivo.
Vedi Audiradio.
Ed è proprio qui che potrebbe aprirsi una sperimentazione interessante.
Prima di cambiare l’attribuzione, cambiamo la raccolta?
Supponiamo che un intervistato dichiari di avere ascoltato ieri:
RADIO 105
RAI Radio 1
Radio 24
Perché non percorrere integralmente la giornata della prima Radio?
“Quando ha ascoltato RADIO 105 ieri?”
Si collocano tutti gli intervalli.
Poi si ricomincia:
“Quando ha ascoltato RAI Radio 1 ieri?”
E infine:
“Quando ha ascoltato Radio 24 ieri?”
L’asse temporale potrebbe essere, come già proposto in un precedente intervento su questo blog, dalle 5:00 alle 5:00, anziché dalle attuali 6:00 alle 6:00.
A quel punto potrebbe emergere, per esempio:
07:01–07:15 — RADIO 105
07:01–07:15 — RAI Radio 1
Non correggiamo immediatamente. Non costringiamo l’intervistato a scegliere. Registriamo entrambe le dichiarazioni. La sovrapposizione non è necessariamente un errore. Potrebbe essere un’informazione.
Raccogliere non significa attribuire
È questo, probabilmente, il punto più importante. Si possono separare due operazioni che oggi tendiamo a considerare unite: la raccolta dell’informazione e la costruzione della currency.
AUDIRADIO potrebbe raccogliere due o più ascolti nello stesso quarto d’ora e successivamente decidere, per continuità della metrica, di attribuirne comunque uno soltanto. Non cambierebbe necessariamente subito né l’AQH né la Share. Ma non avrebbe eliminato a monte un pezzo della realtà dichiarata.
Il principio potrebbe essere molto semplice:
Raccogliere in modo non esclusivo. Attribuire, se necessario, in modo esclusivo.
E soprattutto conservare l’informazione originale. Perché una regola statistica deve inevitabilmente semplificare la realtà. La raccolta, invece, dovrebbe cercare di perderne il meno possibile.
In altri Paesi il quarto d’ora non è un dogma indivisibile
Il confronto internazionale è molto istruttivo. Negli Stati Uniti Nielsen utilizza il Portable People Meter. Dal gennaio 2025 un’emittente ottiene credito in un quarter-hour quando vengono rilevati almeno 3 minuti di ascolto al suo interno; in precedenza ne servivano 5. Vedi Tapweb.
La conseguenza è importante. In quindici minuti possono matematicamente superare la soglia dei tre minuti più emittenti.
Nielsen ha motivato il cambiamento proprio osservando il comportamento reale rilevato elettronicamente: il 45% delle occasioni di ascolto dura meno di cinque minuti. Con la vecchia soglia, una parte significativa di quegli atti di ascolto non otteneva credito. Vedi Nielsen.
Attenzione: questo non significa affatto che AUDIRADIO dovrebbe importare automaticamente la regola americana. E tantomeno significa che in Italia manchi il 45% degli ascolti. Significa soltanto che quando la tecnologia osserva l’ascolto senza chiedere all’individuo di ricostruirlo, emerge una realtà molto più frammentata.
La Svizzera misura prima, decide dopo
Il caso svizzero rende ancora più evidente la questione. Mediapulse utilizza Mediawatch, un dispositivo che identifica tramite audiomatching ciò che viene ascoltato dai componenti del panel. La rilevazione avviene continuamente, 24 ore su 24 e con precisione al secondo. Vedi mediapulse.ch.
Non occorre domandare all’ascoltatore: “Quale Radio assegniamo a questo quarto d’ora?” Prima si registra quello che è accaduto. Poi si producono le metriche. La distinzione è sostanziale.
Anche il Regno Unito conserva il quarto d’ora, ma con una soglia
RAJAR, la currency britannica, utilizza anch’essa il quarto d’ora.
La sua regola considera valido un ascolto quando una sessione raggiunge almeno 5 minuti all’interno del quarto d’ora. E quando i dati provengono dalla rilevazione passiva MediaCell, vengono convertiti proprio per rispettare questa regola del diary. Vedi RAJAR.
Ancora una volta il quarto d’ora rimane. Quello che cambia è che cosa deve accadere al suo interno perché venga attribuito ascolto. Ed è esattamente questa la discussione che varrebbe la pena aprire anche in Italia.
Non sappiamo ancora quanto sia grande il fenomeno
Qui occorre molta cautela. Non sappiamo quanti ascoltatori italiani cambino effettivamente Radio all’interno dello stesso quarto d’ora. Non sappiamo quanto durino questi passaggi. Non sappiamo se siano concentrati in particolari orari. E soprattutto non sappiamo quali formati siano maggiormente coinvolti. Possiamo formulare qualche ipotesi.
È plausibile che Radio d’informazione, sport, meteo o traffico possano ricevere molte visite brevi. È plausibile che una musicale venga temporaneamente abbandonata e poi ripresa. È plausibile che lo switching aumenti durante i break pubblicitari. Ma sono, appunto, ipotesi. E qui sta forse la migliore ragione per non eliminare l’informazione durante la raccolta. Per scoprirlo.
Un piccolo esperimento sarebbe sufficiente
Non occorre rivoluzionare immediatamente la currency italiana. AUDIRADIO potrebbe realizzare un test metodologico su un sottocampione. Per ciascuna Radio dichiarata nel giorno medio si potrebbe ricostruire separatamente l’intero asse temporale della giornata, consentendo eventuali sovrapposizioni.
Poi si potrebbero confrontare almeno quattro scenari:
A — metodo corrente: un’emittente esclusiva per QH.
B — dichiarazione non esclusiva: vengono conservate tutte le Radio indicate nello stesso quarto.
C — soglia minima: eventuale attribuzione soltanto quando l’intervistato riesce a indicare un tempo significativo.
D — confronto con rilevazione passiva: laddove tecnicamente e statisticamente possibile.
Non sarebbe necessario pubblicare immediatamente una nuova currency. Basterebbe misurare quanto differiscono i risultati. Potremmo finalmente conoscere la frequenza delle sovrapposizioni, le stazioni più interessate, le fasce orarie in cui avvengono e l’eventuale impatto su AQH, durata e Share.
E forse scopriremmo che non cambia quasi nulla
È una possibilità da considerare seriamente. Potremmo scoprire che nella maggior parte dei casi l’ascolto all’interno del quarto d’ora è effettivamente dominato da una sola stazione e che la regola attuale rappresenta molto bene il comportamento reale. Sarebbe un ottimo risultato. Perché avremmo verificato empiricamente la bontà della convenzione.
Oppure potremmo scoprire che una quota non trascurabile dei quarti d’ora contiene in realtà micro-ascolti di più emittenti. E allora avremmo imparato qualcosa di nuovo sul mezzo Radio. In entrambi i casi, il test sarebbe utile.
Il quarto d’ora deve restare, ma può evolvere
Non credo che il punto sia abolire il quarto d’ora. È un’unità consolidata, comprensibile, utile alla programmazione, alla vendita pubblicitaria e al confronto storico. Persino Nielsen, pur disponendo di misurazione elettronica, continua a costruire la propria currency sui quarter-hours. Vedi Nielsen.
Il tema è diverso.
Un quarto d’ora non è
necessariamente
quindici minuti trascorsi
con una sola Radio.
È uno spazio temporale dentro il quale l’ascoltatore può compiere più azioni. La metodologia può scegliere, legittimamente, di trasformarle in un solo dato. Ma forse dovrebbe prima conoscerle tutte.
AUDIRADIO ha compiuto nel 2025 e nel 2026 un importante passo avanti nella costruzione di una nuova ricerca, con Stream distinti, maggiore frequenza delle pubblicazioni e prospettiva di integrazione dei consumi digitali. La stessa RFP dichiarava esplicitamente la volontà di trovare un equilibrio tra stabilità della currency e metodologie di nuova generazione. Vedi Audiradio.
Proprio per questo il momento sembra quello giusto per provare. Non chiedo di stravolgere il dato. Non chiedo di imitare Nielsen. Non chiedo nemmeno, almeno per ora, di attribuire più Radio allo stesso quarto d’ora.
La proposta è molto più semplice:
Prima ancora di cambiare la regola di attribuzione, perché non cambiare — o almeno sperimentare — la raccolta?
Facciamo raccontare all’ascoltatore tutta la sua relazione con ciascuna Radio. Lasciamo emergere anche le sovrapposizioni. Conserviamo l’informazione. E soltanto dopo decidiamo quale regola usare per trasformarla nella currency. Perché gli ascoltatori non vivono dentro un database.
E forse non sanno neppure che,
ogni quindici minuti,
siamo noi a chiedere loro
di scegliere una sola Radio.
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