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Vi sono più scuole di pensiero sulla produzione della diretta per la Radio. I puristi della auto-produzione, i flessibili della conduzione remota e i fautori del voicetracking. Chi vince?

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Nel titolo vi sono le tre modalità tipiche della produzione per la diretta Radio. Esse sono frutto dell’evoluzione tecnologica e digitale ma anche delle diverse necessità di efficientamento delle emittenti. L’auto-produzione è quella autarchia per la quale la stazione realizza tutto in proprio e non reperisce programmi realizzati da terze parti. La conduzione remota non viola la auto-produzione ma la opera con conduttori connessi alla diretta da postazioni private. I voicetrack sono registrazioni di fasce o programmi basate sui soli interventi predeterminati da schedule.

L’orientamento che mi ha sempre contraddistinto è quello del lavoro sulla stazione. L’identità di stazione e il servizio al target su un formato vincente è sempre stato il mio “chiodo fisso”, ma anche la chiave del successo delle Radio che ho diretto e quelle per le quali ho prestato e presto servizi di consulenza e formazione. C’è tuttavia, doveroso segnalarlo, anche la modalità dei programmi. Un vero e e proprio mercato di produttori da un lato e di Radio medio-piccole dall’altro. La varietà dell’offerta è crescente e per emittenti di tutte le tipologie locali e web.

L’auto-produzione

Tanto più nella stazione si è protesi al controllo totale di ogni secondo di messa in onda, tanto maggiore è la propensione all’autoproduzione. Modellare la propria emittente e il suo servizio agli ascoltatori con totale libertà e tutta la potenza. Questa è la motivazione che induce spesso i migliori operatori verso questa opzione. Chi fa da sé fa per tre è un po’ il motto della modalità che punta sul 100% di auto-produzione. Tutte le Radio nazionali e le migliori locali lavorano in questa funzione con solo rare eccezioni per brevissimi contenuti di informazione o di meteo.

L’auto-produzione è stata largamente favorita dallo sviluppo di regie digitali di messa in onda che nelle emittenti Radio si pongono proprio come estensioni della loro capacità organizzativa nella copertura efficiente sulle 24 ore e nei 7 giorni. Se c’è coerenza tra l’identità di stazione del progetto e quella della sua esecuzione, includendo tutti gli elementi della conduzione, la auto-produzione è la cerniera perfetta tra teoria e pratica. Allo stesso tempo non è la soluzione a un lavoro creativo e di dettaglio. E’ solo la modalità di cultura professionale in cui ci si esprime.

La conduzione remota

All’interno della auto-produzione, e rimanendo rigorosamente all’interno dei dettami “live” del mezzo Radio, è in forte crescita nella Radiofonia locale la modalità della conduzione remota. Si tratta di conduttori che dal loro studio, spesso ubicato nelle loro stesse abitazioni e attrezzato sempre di più con apparecchiature e microfoni adeguati, si collegano alla diretta del sistema in onda della emittente che li ha contrattualizzati. Ne conosco tanti. Temo di non citarli tutti; solo i primi 3 che mi vengono in mente sono Roberto Bagazzoli, Marco Picchio e Sara Lucarini.

Il rischio è che questa forma di conduzione sia “lontana” dalla realtà locale che la ospita. E qui i più abili sono coloro i quali dall’interno delle loro stazioni si prodigano di offrire ai “conduttori remoti” informazioni, storie e curiosità del territorio in modo da migliorarne la credibilità locale. E capita che un conduttore che trasmetta da Palermo possa saperne più su Piacenza di abitanti della stessa provincia. La conduzione remota è flessibilità allo stato puro e richiede comunque un coordinamento importante se si vuole evitare un effetto “distanza”, intollerabile in Radio.

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L’uso dei voicetrack

La modalità più vicina a quella di un programma registrato è l’uso dei voicetrack. Non si è più nella Radio “live”. L’asse del tempo viene percorso rapidamente e si registrano le sole parti di conduzione solo nei momenti in cui è previsto un intervento dallo schedule. I sistemi di messa in onda sofisticati dispongono di effetti “Real Feel” che permettono di salvare la registrazione con volumi e cambi di eventi, oltre che la voce, esattamente come da diretta. La modalità che inibisce totalmente la interattività degli ascoltatori. Adatta più che altro a programmi blindati.

Non è raro che l’uso dei voicetrack, se non escluso o limitato dalla sue stesse condizioni, sia un modo per abbattere tempi e costi. Occorre tuttavia domandarsi se vi sono dei vantaggi rispetto alla perdita oggettiva di presenza in diretta. E’ bene anche sottolineare che il “Real Feel” deve sussistere anche per chi ascolta. Una registrazione con l’uso dei voicetrack è spesso avvertibile proprio dal diverso uso della voce e dei volumi. Chi sottovaluta gli ascoltatori, che a suo dire non se ne accorgerebbero, partecipi a focus group e ricerche. Ne sanno più degli operatori.

La modalità vincente

La Radio è un mezzo trasparente. In televisione e con i soli effetti digitali è possibile ingannare o deviare l’attenzione in tutti i modi immaginabili. In Radio no. Siamo assai più reali e autentici del piccolo schermo. In questo senso non dobbiamo pensare a facili scorciatoie nell’individuare le modalità più adatte alla nostra stazione. Che deve rimanere un unicum, in cui la percezione complessiva da parte degli ascoltatori, sempre più attenti nel destinare il proprio tempo, è la componente fondamentale del nostro lavoro, l’obiettivo cui dobbiamo guardare per vincere.

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1 thought on “L’AUTO-PRODUZIONE, la CONDUZIONE REMOTA e l’USO dei VOICETRACK

  1. Caro Claudio sottolinei il fattore importante della percezione da parte degli ascoltatori: lì si gioca fondamentalmente la partita. Il fruitore del mezzo è oramai molto scafato e pretende anche molto. Bisogna essere credibili, diretti, interessanti e consapevoli che oltre il buio dello studio la nostra luce arriva ovunque…migliori saranno i raggi maggiore sarà la fidelizzazione.
    Cari saluti
    salvo agosta
    radio aldebaran

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