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Nella prima settimana di pubblicazione del controverso 1° semestre della indagine TER sugli ascolti Radiofonici è il tempo del futuro. Dopo le analisi e le riflessioni, alziamo la testa e guardiamo avanti?

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Il dopo-dati, la fase di analisi e riflessione successiva al rilascio dei più che controversi dati del 1° semestre 2023, trova la Radiofonia spaccata a metà. Le Radio nazionali, talora con un modo di comunicare un po’ tronfio, pavoneggiano le loro crescite esponenziali collegate a una forte esposizione della autopromozione TER. Le Radio pubbliche oltre che una grandissima parte di emittenza locale, certamente più pulita e meno aggressiva nella elemosina on-air, registrano le gravi perdite nella fruizione giornaliera oltre che nei quarti d’ora. Situazione più che polarizzata.

E’ chiaro che le azioni della RAI, che ha diffidato TER dal pubblicare i propri dati peraltro senza il dovuto riscontro, e che ha sostanzialmente chiuso con la società visti i conflitti metodologici, pongono ovviamente incertezza sul futuro stesso. Anzi, la certezza c’è. Proprio nulla sarà come prima. Si apre ora una fase nuova in cui qualche fuoco d’artificio di tipo postumo rispetto alla frattura consumata potrebbe accelerare il cambiamento. Mi riferisco alla possibile reazione di Radio Margherita la cui diffida alla pubblicazione è stata respinta da TER. E a quella di RAI.

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Parole chiare da Stefano Spadini, CEO di Havas Media

Il “cambio pagina” o “cambio tavolo” deve essere veloce ed efficace. E nel solco delle richieste di AGCOM, sia sul coinvolgimento del mondo della pubblicità che sull’aggiornamento urgente della metodologia. Perché? I decision maker dal lato clienti ormai hanno un età di 35/40 anni. Una parte di loro non ha sviluppato la conoscenza del mezzo tale da sostenere gli investimenti delle rispettive aziende. Il rischio che la Radio venga marginalizzata è reale. Se è successo alla stampa (basta sfogliare il Corriere), può succedere anche alla Radio. Dunque, fare presto e molto bene!

Stefano Spadini, CEO di Havas Media Network, è a capo di una società che amministra alcune centinaia di milioni di euro di investimenti pubblicitari di clienti importantissimi. Opera, come si dice, “dall’altra parte della barricata”. Almeno in teoria. In pratica, no. In una dichiarazione di credo e di amore per la Radio, che Stefano mi ha permesso di riprendere da un suo post su Linkedin, offre la sua disponibilità per il progetto necessario e a questo punto inevitabile del JIC, il Joint Industry Committee. Un accordo pieno tra editori Radio e utenza pubblicitaria. Grazie Stefano!

Stefano Spadini, CEO di Havas Media Network

Ho aspettato 48 ore prima di dire la mia
sui dati di ascolto relativi al primo semestre 2023
pubblicati da #TER.
Da innamorato della Radio in tutte le sue forme,
provo un certo disagio a vedere
degli incrementi di ascolto così roboanti.
L’autopromozione sfrenata
di cui si sono rese protagoniste
tantissime emittenti mi è apparsa
come una mossa di brevissimo respiro.
Ritengo invece che la Radio abbia ancora
un ruolo centrale nella costruzione
del rapporto brand-consumatore.
Nel recente passato, ci sono stati
esempi virtuosi di ricerche
(dalla prima #RadioCompass a #RadioPlus
fino alla nostra recente #gAUDIOlines)
e credo sia arrivato il momento di costituire un #JIC
(Joint Industree Commitee) per valorizzare la #Radio.
Io metto volentieri a disposizione il mio tempo.

Photo Credit: iStock.com/Anastasiia Yanishevska

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1 thought on “Le PAROLE più CENTRATE per il FUTURO delle INDAGINI di ASCOLTO della RADIO

  1. La JIC sarebbe un importante passo avanti, non certo “la soluzione finale”.

    Per quella occorre tra le tante, una severa politica di controllo, memori dei tanti si dice su le crescite pilotate di AUDIRADIO memory e forse anche di TER.
    Dicerie, vox populi, ma intanto il sospetto svolazza nell’aria esatto o no che sia.
    Ed è questo il compito che spetta a chi ha avuto l’investitura di legge a farlo, che dovrebbe attrezzarsi e strutturarsi per farlo bene.
    È in ballo la credibilità di un settore, la tenuta di aziende, il mantenimento dei livelli occupazionali la salvaguardia della libertà di stampa per chi al posto della carta ha sposato la parola per fare informazione.
    In tutto questo, il rischio più grosso ricade sulle radio locali azienda, tutte quelle che hanno fatto cifra del loro modello di business una informazione locale di qualità libera da condizionamenti e posta per davvero al servizio del territorio e creano occupazione giornalistica di qualità, non precariezzata.
    Radio che non fanno numeri eclatanti, teste in molti casi vuote o ancora meglio vacue, ma numeri pur anche significativi non eclatanti ma di qualità.
    Teste pensanti, opinion leader, spender fidelizzati, con un livello culturale medio medio alto che indirizzano le loro scelte di consumo verso tantissimi prodotti che ha torto i grandi brand affidano pubblitariamente quasi in esclusiva alle emittenti numeri e non ANCHE alle locali con numeri di qualità.
    Consumatori locali nell’ascolto della propria stazione radio territoriale ma glocal nelle scelte di consumo.
    Ragioni tutte che richiederebbero uno sforzo maggiore nelle analisi di mercato e dei comportamenti dei consumatori da parte delle agenzie nazionali anche nell’interesse dei propri clienti, evitando di fermarsi alla lettura sicte e semplice del numero e da quello dedurre che se il numero è alto la campagna pubblicitaria funzionerà.
    No non è così, quello è solo un comodo esercizio di scelta dettato dalla pigrizia mentale, forti dell”assunto “ho tanti soldi a disposizione, sparo nel mucchio dei grandi numeri e qualcosa alla fine mi ritornerà” in ossequio al classico pensiero dei partiti che quando perdono a dir loro comunque hanno vinto.
    Sarà un impresa non semplice superare tutte queste barriere mentali al corretto e sano svolgimento della misurazione reale del comparto, MA BISOGNA FARLO, BISOGNA CREDERE BISOGNA RIUSCIRCI, altrimenti dovrei a questo punto buttare la spugna e con essa 47 della mia vita.
    Mi auguro di NO, spero ardentemente di NO e di lasciare a chi verrà dopo di noi un comparto solido affidabile ma soprattutto credibile.
    Noi lo abbiamo sognato loro spero lo possano vivere.

    Antonio Giardullo
    dir. resp.
    Radio Alfa – il quotidiano di Salerno e provincia.

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