Lo sport di inviare un demo per un parere "anche veloce" alle emittenti e ai consulenti sta sempre più prendendo piede. E non sempre aiuta propriamente chi si propone e chi li riceve. Proviamo a migliorare le idee e la comunicazione tra le parti?

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Sono circondato. Da tutte le parti. Tutti i giorni. A tutte le ore. Gli attacchi giungono via E-Mail o attraverso le messaggistiche dei social. Tutti mi scrivono la medesima richiesta anche se con contenuti allegati differenti. “Ti mando un demo. Mi dai un parere?”. Mi chiedono di lavorare per loro. E gratis! La venalità tuttavia non è il tema e nemmeno il problema. Tanta attenzione fa molto piacere. Il problema è nella responsabilità. Il dubbio con cui rispondo a è il seguente. Caro collega, sei sicuro che questo sia il modo adeguato per presentarti oppure per crescere?

So di non essere l’unico a risultare bersagliato dall’invio di demo con richiesta di parere. I miei colleghi operativi, station manager di realtà nazionali o locali rilevanti, sono più sommersi di me di molte volte. Ognuno si relaziona all’eccesso di offerta di conduzione con modi differenti che sarebbe prezioso poter raccogliere. Le reazioni alla saturazione vanno dal respingimento con il silenzio (no risposta) alla partecipazione emotiva (no gentile ma standard). L’invio di un demo e la richiesta di un parere sono forse l’incontro con una diga? Ed è corretto che sia così?

L’oggetto della mia critica è nella richiesta di un parere “mordi e fuggi” sul complesso del sé. Sbagliato ed errore molto grave. Il bisogno emotivo di ricevere una pacca sulla spalla oppure un incoraggiamento per il proprio percorso invade altri. Senza alcuna possibilità reale di essere ben aiutati o sostenuti. E’ paradossale ma la prassi del demo e del parere può risultare in un boomerang particolarmente violento alle proprie certezze. Il tema è comprendere come la personalità e il talento di cui si dispone possano essere al servizio di una stazione Radio?

Lo scenario da comprendere di chi esprime un parere

Non intendo giustificare la diga e nemmeno il silenzio di ritorno all’invio di demo con richiesta di parere. E’ bene però precisare che chi dovrebbe rispondere non solo rischia il tempo, spesso limitatissimo, ma anche la reputazione. Ho offerto agli inizi qualche parere veloce, sbagliando. E dell’errore mi hanno informato gli altri. Claudio, quel conduttore che si è presentato qui mi ha comunicato che lo consideri una promessa del futuro della Radio. E’ vero? Avevo detto solo “Non male” al suo modo di porsi. Magari è sbagliata ma la reazione a ciò è in più prudenza.

Il più delle volte arrivano demo che sono più da orientamento professionale che da possibile utilizzo. Si tratta di audio da cui si coglie una determinata voce ma spesso con insufficiente o assente personalità. La Radio è un mezzo a target. E richiede una scelta di un pubblico e di una modalità che presuppone una presa di posizione. Quando chi ascolta il demo coglie che c’è un certo atteggiamento generalizzato, e magari generalizzante, perde completamente interesse. Non è questione di pigrizia o indisponibilità. Solo di percezione della non pertinenza al mezzo.

I suggerimenti per rivolgersi correttamente a una emittente

  • Dalla parte della soluzione – Comprendo benissimo che chi invia una demo con richiesta di parere abbia un obiettivo. Ma se chi riceve tutto ciò si accorge o solo percepisce che in realtà c’è un problema, e magari non piccolo, può legittimamente chiudersi a riccio. Tante volte leggo degli autogol. “Mi trovo malissimo dove sono, devo proprio scappare”. “Il mio direttore non capisce un tubo”. Ne ho una collezione variegata. Evitate. Pensate soluzione.
  • Dalla parte del lavoro – L’invio di una demo per un parere deve essere l’atto finale di buon lavoro eseguito e anche in esecuzione su una emittente esistente e ascoltabile. Sia questa grande o piccola. Non soffermatevi nella realizzazione stellare di una demo. La cosa può insospettire. E se si trova una forte discrepanza tra cosa avete inviato o cosa fate in onda, siete spacciati per sempre. Estendete voi stessi in demo. No proiezione. Pensate lavoro.
  • Dalla parte della stazione – Il destinatario deve essere uno, non centinaia. La stazione a cui intendete rivolgervi deve percepire che avete personalità e talento ma che conoscete bene l’emittente a cui vi presentate. E rappresentate una estensione delle personalità che già la popolano. Quindi dovete averla ascoltata e amata, dovete aderirvi. Non è solo un datore di lavoro. E’ un modo di essere e di fare in pubblico. Nulla può essere finto. Pensate stazione.
  • Dalla parte della squadra – C’è una esigenza insopprimibile in una stazione Radio. Quella di poter raccogliere armonicamente tutte le risorse umane e i talenti per l’onda. Il tempo di seguire ogni singolo individuo c’è ma non è illimitato. La capacità del conduttore di essere autonomo e al contempo di sapersi integrare in gruppo è un fatto preferenziale. Se date la sensazione di dover essere seguiti molto nelle attività, perdete l’ingresso. Pensate squadra.

Photo Credit: iStock.com/JuShoot

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