COSA la RADIO PUO’ INSEGNARE agli ALTRI MEDIA?

Cerchiamo sempre di imparare anche da altri mezzi di comunicazione. Per una volta qui Walter Sabo, leggenda vivente del nostro mezzo, descrive cosa la Radio può insegnare agli altri media. Ed è impossibile resistergli…

Walter Sabo è un consulente statunitense che ho apprezzato, conosciuto e seguito per anni e continuo a farlo; la sua carriera è creativa e impressionante allo stesso tempo con servizi a tutti i grandi gruppi della Radio negli U.S.A. spaziando dall’area management a quella del programming, dall’engineering al marketing, ed è stata promossa agli operatori di tutto il mondo grazie a tante partecipazioni al NAB di Las Vegas nella qualità di relatore.

Per me tutti i suoi speech alle Convention sono stati unici e anche occasioni da non perdere per confrontarmi con lui direttamente. Ricordo nitidamente e in particolare una sessione di circa 25 anni fa in cui per spiegare come si possa realizzare un progetto di formato Radiofonico illustrò a un migliaio di persone due idee di Brand, “Chocolate FM” e “Diamond FM”. Un autentico spasso.

Walter Sabo ha appena scritto un articolo per RadioInk intitolato “What Radio Can Teach Other Media?” (Cosa la Radio Può Insegnare agli Altri Media) e in grassetto lascerei descrivere a lui la risposta, in modo letterale e con quel suo mix distintivo di creatività e schiettezza. Eccolo.

E’ davvero faticoso ascoltare e leggere gli esperti di comunicazione che condividono i loro pensieri profondi sul miglioramento del nostro mezzo, che sarebbe apparentemente senza fine. “Che cosa il podcast può insegnare alla Radio?”. “Cosa il digitale può mostrare alla Radio?”. “Cosa Spotify può dimostrare alla Radio?”. Eccetera.

La Radio ha prosperato per 100 anni ed ogni nuova innovazione tecnologica avrebbe dovuto distruggerla e soprattutto istantaneamente. Dal momento che ciò non è accaduto facciamo sì che gli altri media apprendano i segreti della Radio. Qui c’è cosa gli altri media possono apprendere da un secolo di successo della Radio.

1. SUONARE I SUCCESSI. Se una stazione è All-News vince suonando i successi. Se una stazione è Classical vince suonando i successi. Esplorare la musica è un’attività interessante se lavori in una piccola emittente comunitaria, magari di una università. Se stai cercando quote di ascolto suonare i successi è la cosa da fare. Suonare i successi.

2.  NESSUNA ILLUSIONE. Ci sono 3 parole per un contest di successo; il premio, il premio e il premio. Più è piccolo, più è semplice e maggiore sarà il numero dei partecipanti. La Radio non è gli effetti speciali della Miramax e non è una folla.

3. I CONDUTTORI in DIRETTA REALIZZANO FATTI. Complimenti al gruppo Radiofonico Entercom. La sua Mix 106.5 di Baltimora ha raccolto ben 1,3 milioni di dollari a favore del John Hopkins Center. Cosa? Come hanno fatto? Lo hanno fatto perché sono star locali della Radio, che sono star, che hanno convinto i loro ascoltatori ad aprire il portafoglio. Nel 2018 le star locali della Radio in tutti gli U.S.A. hanno raccolto oltre un miliardo di dollari. Il meteorologo della TV non può farlo. Spotify non può farlo. Senza star locali è semplicemente un mezzo senza ingaggio. Una testa vuota.

4. FACILITA’ d’USO. Accendi la Radio e ascolti delle cose. Buona fortuna a fare un download di un podcast da iTunes. L’ha scaricato? Come? Cosa significa “Buffering now”. Ahahahahahah. Vi auguro una buona giornata. Quando la tecnologia è una barriera al contenuto, alla fine il pubblico si contrarierà e farà qualcosa di diverso. Una parte del successo della Radio è che semplicemente funziona.

5. IMPARARE a LAVORARE. E’ uno shock visitare start-up online di audio e podcast con sale riunioni e perfino corridoi completamente affollati. Non faranno un soldo in più con quell’esubero di personale dalle qualifiche improbabili in organigrammi incomprensibili. Le stazioni Radio vincenti realizzano share di audience e profitti elevati anche solo con 8 persone. Svolgere del lavoro, imparare a lavorare.

6. CREARE il PROPRIO NOME. Spotify Radio? Pandora Radio? Molti servizi musicali chiamano sé stessi “Radio” e poi i loro manager si siedono pomposamente in dibattiti pubblici affermando quanto sia terribile l’ascolto della AM/FM. Create il vostro nome e fatelo perché possa durare 100 anni.

Ipse dixit.

 

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