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C’è una narrazione che da anni accompagna il settore Radio. È la narrazione secondo cui il Broadcast sarebbe ormai un residuo del passato, mentre l’IP rappresenterebbe già il presente dominante e il futuro inevitabile del mezzo. Poi però arrivano i dati. E i dati, quando sono ufficiali, verificati e letti senza pregiudizi, hanno un brutto vizio: rimettono ordine. Nel 2025, considerando le quote di ascolto AQH per dispositivo di fruizione, la Radio continua infatti a vivere in misura schiacciante sulle sue piattaforme Broadcast.
Autoradio, apparecchio radio e televisore sommano l’87,35% dell’ascolto. Smartphone, smart speaker e PC/tablet si fermano invece al 12,65%. L’IP cresce? Sì, cresce. Ma cresce lentamente. Cinque anni fa era all’11,00%. Oggi è al 12,65%. In termini assoluti, parliamo di un incremento di 1,65 punti in un quinquennio. Troppo poco per sostenere seriamente che il sistema Radio possa già considerare archiviata la propria natura Broadcast. O che la FM sia un ferro vecchio ormai inservibile da rottamare al più presto.

Anzi: se si osserva il 2025 nel dettaglio, si nota che l’autoradio da sola pesa il 54,83% dell’ascolto AQH. L’apparecchio radio vale il 25,34%. La TV aggiunge un ulteriore 7,17%. Sul fronte IP, lo smartphone/cellulare arriva al 7,21%, lo smart speaker al 3,10%, il PC/tablet al 2,35%. Sono numeri che non autorizzano alcuna lettura estremista. Non dicono che l’IP sia irrilevante. Dicono però, con grande chiarezza, che non è il perno del mezzo. E allora vale la pena porsi alcune domande scomode.
1. Con un ascolto Broadcast all’87,35%, ha senso immaginare oggi un modello di business sganciato dalla distribuzione Broadcast?
La risposta, se si resta ancorati ai fatti, è no. Non si costruisce un modello economico serio contro la piattaforma che oggi sostiene quasi nove decimi dell’ascolto. Sarebbe un errore di lettura prima ancora che di strategia. Chi immagina una Radio fondata ormai prevalentemente sull’IP non sta leggendo i comportamenti reali del pubblico: sta proiettando un desiderio, oppure un’ideologia tecnologica. Questo non significa che lo streaming, le app, gli aggregatori, gli smart speaker o i siti non contino.
Significa però una cosa molto precisa:
contano come estensioni, non come asse portante.
Nel 2025, la struttura industriale della Radio
continua a poggiare soprattutto sul Broadcast.
2. Se l’IP cresce di appena 1,65 punti in cinque anni, su quali basi reali si continua a raccontare il sorpasso imminente sulla FM?
Qui il punto diventa quasi culturale. Da troppo tempo una parte del dibattito scambia l’innovazione con la sostituzione. Ma le due cose non coincidono affatto. Il fatto che una piattaforma cresca non implica automaticamente che stia per eliminare la precedente.
Nel caso della Radio, i dati mostrano esattamente questo: l’IP si aggiunge, ma non rimpiazza. Il racconto del “sorpasso imminente” è suggestivo, moderno, seducente. Ma non è ancora confermato dai numeri.
E quando un racconto continua a circolare
anche in assenza di prove robuste,
smette di essere analisi e diventa retorica.
Appunto: retorica dell’IP.
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3. È serio parlare di spegnimento della FM quando l’autoradio da sola vale ancora oltre la metà dell’ascolto?
No, non è serio. È una posizione teorica che ignora la realtà del consumo. L’autoradio, con il suo 54,83%, non è un segmento marginale: è il cuore quantitativo dell’ascolto AQH. Ed è un cuore profondamente legato alla fruizione Broadcast. Chi parla con leggerezza di spegnimento della FM dovrebbe prima spiegare in modo credibile come intenda sostituire quella massa d’ascolto, con quali tempi, con quali costi, con quale semplicità d’uso e con quale affidabilità.
Perché questo è il vero nodo:
il Broadcast non è solo una tecnologia.
È anche un sistema di accesso semplice,
immediato, universale, robusto,
economicamente efficiente
per il pubblico e per gli operatori.
Spegnere una piattaforma che regge ancora
così tanta parte dell’ascolto
non sarebbe un gesto di modernità.
Sarebbe, più banalmente,
una forzatura scollegata dai comportamenti reali.
4. Il sistema Radio deve investire di più nell’IP o deve finalmente valorizzare meglio la forza commerciale del Broadcast?
La risposta corretta è: deve fare entrambe le cose, ma nell’ordine giusto. Investire nell’IP è doveroso. Sarebbe miope non farlo. La Radio deve essere accessibile ovunque, su tutte le interfacce possibili, dentro tutte le abitudini digitali che si consolidano. Ma investire nell’IP non significa svalutare il broadcast. E soprattutto non significa smettere di raccontare al mercato pubblicitario una verità fondamentale: la Radio ha ancora una enorme forza distributiva e di consumo grazie alle sue piattaforme Broadcast.
Da questo punto di vista,
il settore ha forse una responsabilità.
Per anni ha inseguito la legittimazione digitale
quasi con un senso di inferiorità,
come se dovesse dimostrare di essere moderno
solo prendendo le distanze
dalla propria struttura storica.
Errore.
La Radio è moderna
quando usa bene anche il digitale,
non quando rinnega
ciò che continua a farla grande.
E oggi il Broadcast
non è un peso da nascondere:
è un valore da valorizzare meglio,
anche commercialmente.
5. Il futuro della Radio è davvero “solo digitale”, oppure è molto più concretamente un futuro ibrido con il Broadcast ancora al centro?
La risposta più seria è la seconda. Il futuro della Radio è ibrido. Ma attenzione: “ibrido” non significa “post-Broadcast”. Significa che il mezzo si espande su più piattaforme, più ambienti, più interfacce. Tuttavia, espandersi non equivale a spostare il proprio baricentro da un giorno all’altro. Nel 2025 il baricentro è ancora chiaramente Broadcast. L’IP è una componente importante, utile, crescente, strategica; ma non la piattaforma dominante. Se dopo 5 anni la crescita è lenta, difficile sostenere che il riequilibrio sia dietro l’angolo.
La vera lettura intelligente, quindi,
non è “broadcast contro IP”.
È un’altra: digitale sì,
monopiattaforma no.
La Radio deve stare ovunque
il pubblico la voglia.
Ma non deve raccontarsi
per ciò che non è ancora diventata.
Conclusione
I dati del 2025 non negano affatto l’importanza dell’IP. Negano però, con chiarezza, la sua mitologia. L’IP cresce, ma non corre. Il Broadcast arretra rispetto ad anni lontani, ma resta largamente dominante. L’autoradio da sola continua a essere una colonna del mezzo. L’apparecchio radio conserva un peso enorme. La televisione aggiunge un contributo non marginale. E tutto questo, messo insieme, porta il Broadcast all’87,35% dell’ascolto AQH. E allora la conclusione è semplice.
Non siamo davanti a una Radio
che ha già superato il Broadcast.
Siamo davanti a una Radio
che ha integrato il digitale,
ma che continua a vivere soprattutto
sulla forza delle sue piattaforme storiche.
Per questo, oggi, parlare di fine della FM
o di rinuncia al modello Broadcast
non è una lettura avanzata.
È una lettura sbagliata.
Per essere moderni non serve fingere
che il Broadcast sia finito.
Serve, più onestamente, riconoscere che
il futuro della Radio sarà anche digitale,
ma il suo presente
resta ancora largamente broadcast.
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