Professional microphone and on air sign
Nella Radio non basta avere un programma forte. Bisogna collocarlo dove la sua forza cambia davvero i numeri. “La Zanzara” non spiega da sola il sorpasso di RADIO 24 su RAI Radio 1, ma lo rende visibile. E soprattutto mostra una legge brutale del palinsesto: uno Shock Jock ad alta AQH share, se posizionato in una fascia di grande platea, può diventare un moltiplicatore industriale.

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C’è una tesi che circola e che merita di essere analizzata e verificata. RADIO 24 avrebbe superato RAI Radio 1 nel 1° trimestre 2026 di AUDIRADIO solo grazie a “La Zanzara”. Il noto e discusso programma di Giuseppe Cruciani con David Parenzo. Di quel sorpasso ci siamo ampiamente occupati, una gran notizia, proprio qui. La tesi d’indispensabilità dei numeri di quel programma è semplice. Ma proprio perché è tale deve essere controllata. E i numeri, come spesso accade, raccontano una storia più interessante della tesi stessa.

“La Zanzara” ha contribuito al sorpasso di RADIO 24 su RAI Radio 1?

Partiamo dal dato reale. Nel 1° trimestre 2026 di AUDIRADIO, nella fascia 06:00-24:00, RADIO 24 registra nel totale della settimana (dal lunedì alla domenica) l’AQH medio di 244.000 ascoltatori, contro i 226.000 di RAI Radio 1. Il vantaggio c’è. È concreto. Non è enorme, ma è visibile: +18.000 ascoltatori nel quarto d’ora medio. Poi entra in scena “La Zanzara”. I suoi quarti d’ora di riferimento nei giorni feriali sono quelli previstii dalle ore 18:30 alle 20:45 con l’esclusione del 19:00-19:15, completamente assegnato a “GR 24”.

Nei quarti d’ora di messa in onda considerati dal lunedì al venerdì, il programma non ha il riscontro di ascolto tipico di segmento qualunque del palinsesto. Lavora molto sopra la media della sua stazione. La AQH Share calcolata su quei quarti d’ora è pari al 7,22%. E la media feriale di RADIO 24 sempre sulla fascia 06:00-24:00 è invece intorno al 3,64%. Tradotto: “La Zanzara” vale praticamente il doppio della AQH share media feriale della stazione. Questo non significa che RADIO 24 sia “solo” La Zanzara. Lettura rozza.

Significa però che “La Zanzara” è uno di quei programmi che non si limitano a occupare la posizione di palinsesto. La modificano. La caricano. La rendono più forte del contesto in cui si trova. La prova del nove? Se nei quarti d’ora reali de “La Zanzara” sostituiamo i valori effettivi con quelli pari alla share media feriale di RADIO 24, quindi di programma medio, il risultato settimanale della stazione cambia? Sì, certo, ma. RADIO 24 scende da 244.000 a circa 227.000 ascoltatori nel quarto d’ora medio. RAI Radio 1 resta a 226.000.

Quindi la risposta alla domanda del titolo è chiarissima: RADIO 24 precede RAI Radio 1 anche normalizzando “La Zanzara”. Ma ci resta per un solo soffio. Non più con un vantaggio di 18.000 ascoltatori AQH, bensì con un margine quasi millimetrico, attorno a 1.000 ascoltatori. Questo è il punto vero. “La Zanzara” non inventa il sorpasso di RADIO 24 su RAI Radio 1. Ma lo trasforma da quasi pareggio a vittoria visibile.

Prova di AQH Share de “La Zanzara” in fascia con platea più ampia

Abbiamo compreso, smontando una tesi, come “La Zanzara” non sia stata indispensabile in modo numerico per RADIO 24 nel superare RAI RADIO 1 nei valori AQH. Apriamo una riflessione, decisamente più interessante, meno descrittiva e più strategica. Se c’è un programma che ha la grande capacità di generare l’AQH share così superiore alla media della stazione, dove va collocato? In una fascia a bassa platea, oppure in una fascia dove il mercato degli ascoltatori è più ampio? Certo, domanda quantitativa e non qualitativa.

La domanda può sembrare provocatoria, ma è una domanda di palinsesto. E il palinsesto, quando è ben curato, non è solo una sequenza di programmi. È un sistema di pesi, spinte, protezioni e moltiplicatori. Ho fatto una simulazione. Prendiamo la stessa AQH Share de “La Zanzara”, pari al 7,22%, e applichiamola alla fascia 07:00-09:00 del lunedì-venerdì. Irreale e assurdo. Ok. Non dico che “La Zanzara” debba andare in onda alle 7:00. Qui sto misurando l’effetto matematico di una performance collocata in platea molto più ampia.

Il risultato è netto. Nella fascia 07:00-09:00, RADIO 24 registra già valori importanti. Ma se in quella finestra il programma ottenesse la stessa share de “La Zanzara” l’AQH medio salirebbe a circa 850.000 ascoltatori. Nella sua fascia serale e attuale, la stessa share vale invece circa 429.000 ascoltatori AQH. La AQH share è la medesima. Cambia la base. E quando cambia la base, cambia tutto. Il 7,22% nella grande massa del mattino produce il risultato più potente. Perché pesa su una quantità di ascolto della platea molto più ampia.

Sull’intera fascia feriale 06:00-24:00, l’ipotesi di una performance del 7,22% tra le 7 e le 9 porterebbe RADIO 24 da 281.000 a circa 313.000 ascoltatori in valori assoluti AQH. Sull’intera settimana, pesando correttamente i cinque giorni feriali, sabato e domenica, RADIO 24 passerebbe da 244.000 a circa 267.000 ascoltatori AQH. E il vantaggio su RAI Radio 1 salirebbe da +18.000 a circa +41.000 ascoltatori. Aspetti matematici che, ovviamente, non riflettono tutte le ipotesi di fattibilità. Riflessioni, tuttavia, importanti.

Shock-Jocks e risultati

Ecco la tesi. Un programma ad altissima riconoscibilità, polarizzante, capace di generare una share decisamente superiore alla media della stazione, non dovrebbe essere pensato soltanto come un presidio di fascia. Dovrebbe essere considerato come un moltiplicatore. Naturalmente c’è un tema editoriale. Uno Shock Jock non è un contenuto neutro. Non è un flusso morbido. Non è una compagnia bianca per il caffè del mattino. Porta conflitto, eccesso, linguaggio, posizionamento, rischio commerciale e pure rischio reputazionale.

Tutto vero. Nessuno può fingere che collocare un programma di quel tipo alle ore 7:00 sia equivalente a metterlo in onda alle 18:30. Ma qui non stiamo scrivendo una proposta di palinsesto per RADIO 24. Stiamo osservando una legge dell’audience. Ed è una legge brutale: quando un programma converte molto, collocarlo in una fascia piccola ne limita l’impatto generale.

La sera dopo le ore 18:30
può essere la casa giusta per “La Zanzara”
dal punto di vista editoriale.
Può esserlo per tono, libertà, contesto,
abitudine, pubblico e tolleranza del brand.
Ma dal punto di vista puramente quantitativo,
la fascia serale non massimizza
l’effetto di classifica. Lo contiene.

Questo è il tema che dovrebbe interessare i direttori di programma, non solo nel caso di RADIO 24. Ogni stazione ha almeno un contenuto più forte della propria media. Può essere un programma parlato, un conduttore, un game, un notiziario, una rubrica, un morning show, un appuntamento musicale. La domanda strategica è sempre la stessa: quel contenuto sta lavorando nella fascia dove può generare il massimo valore, oppure è stato parcheggiato dove fa meno paura?

Il palinsesto e il coraggio

Molte Radio, soprattutto quelle più prudenti, fanno il contrario di ciò che dovrebbero. E così “mettono” i contenuti più caratterizzanti nelle fasce periferiche, perché lì disturbano meno. Così proteggono la stazione dal rischio. Ma proteggendola troppo, troppo spesso la condannano alla mediocrità. Un contenuto forte non va sterilizzato. Va governato. Non va necessariamente portato nel cuore del mattino senza criterio. Va misurato, testato, pesato, confrontato. Un format che raddoppia la share media non è una stranezza. È una leva.

Il caso de “La Zanzara” è istruttivo proprio per questo. Dimostra che programmi divisivi possono essere molto più di fenomeni di immagine. Può diventare un fattore di classifica. Non da solo. Non al posto della stazione. Ma come acceleratore. E dimostra anche che la audience non premia necessariamente il contenuto più educato e più rassicurante. Premia il contenuto più riconoscibile. Quello che ha una promessa più chiara. Quello che non si confonde. Quello che, piaccia o non piaccia, è impossibile scambiare con un altro.

In un mercato Radio spesso schiacciato sull’equilibrio, sulla cautela e sulla somiglianza, questa è una lezione scomoda. Ma utile. “La Zanzara” non è la spiegazione del risultato di RADIO 24. Lo abbiamo confutato. È tuttavia la dimostrazione che i contenuti ad alta identità possono spostare numeri veri. E se li spostano in fasce con una platea più bassa, figuriamoci che cosa potrebbero fare, con tutti i limiti editoriali del caso, nelle fasce di platea più alta. La conclusione è semplice.

Lo Shock Jock non va nascosto
quando la platea cala.
Se funziona davvero, va collocato
dove il suo impatto può pesare.
O almeno va valutato con questa logica.
Perché nella Radio, ancora oggi,
non basta avere un programma forte.
Bisogna metterlo dove
la forza diventa risultato
.

Photo Credit: iStock/advyachenko

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