Cell phones not allowed
Per proteggere i cittadini dalle telefonate commerciali rischiamo di rendere impossibile ascoltarli. E senza un campione rappresentativo, Audiradio potrebbe perdere il fondamento stesso della sua ricerca.

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Ho voluto partecipare al RadioTV Forum di Roma dello scorso giovedì 9 luglio. Sempre un evento interessante per sentire il polso della Radio nella relazione con le istituzioni, e quest’anno c’era un motivo in più per esserci. La premiazione di oltre 100 imprese Radio Televisive nell’occasione unica del loro 50° anniversario. Complimenti all’avv Rossignoli e a Fabrizio Berrini, presidente e segretario di AERANTI CORALLO, oltre che a tutto il loro staff, per la eccellente organizzazione. Ne scriverò a breve in un altro mio articolo.

Tra le personalità invitate a intervenire all’evento c’è stato pure il presidente di Audiradio Antonio Martusciello. In questo scritto desidero occuparmi soltanto del suo intervento, e del monito che ha voluto inviare agli alti esponenti del Governo presenti in sala. Lanciato da parte sua, è un allarme che merita di essere preso molto sul serio.

Una nuova stretta regolatoria
potrebbe imporre ai ricercatori
e agli istituti di ricerca
di ottenere preventivamente
un’autorizzazione documentata
(nelle parole utilizzate al convegno,
addirittura “scritta”)
prima di poter intervistare
telefonicamente una persona
.

Per una normale attività commerciale sarebbe una tutela comprensibile. Per una ricerca campionaria rappresentativa della popolazione, invece, potrebbe diventare un ostacolo quasi insormontabile. La mia domanda è semplice: come si può chiedere a una persona il permesso di essere contattata, se non la si può contattare per chiederglielo?

Non è un problema di RISPOSTA. È un problema di CONTATTO.

Ogni intervista Audiradio è volontaria. La persona raggiunta può accettare, rifiutare o interrompere la conversazione. Questo non è in discussione. Il problema nasce prima dell’intervista: riguarda la possibilità stessa di chiamare un numero selezionato per costruire il campione.

Audiradio 2026 è un’indagine CATI, cioè realizzata attraverso interviste telefoniche assistite dal computer. La metodologia depositata presso AGCOM prevede un campione teorico annuale di 200.000 casi, rappresentativo della popolazione italiana dai 14 anni in su. Ogni unità finale deve avere una probabilità positiva di entrare nel campione: è uno dei presupposti essenziali della rappresentatività statistica.

Se prima della telefonata fosse necessario
disporre di un consenso preventivo,
il campione non sarebbe più formato
dalla popolazione italiana.
Sarebbe formato soltanto dalle persone
che hanno già dichiarato
di voler partecipare alle ricerche.
Non sarebbe la stessa cosa!

Il Registro delle Opposizioni include le Ricerche di Mercato

Il problema non nasce oggi. Il regolamento del Registro pubblico delle Opposizioni comprende, oltre alle chiamate pubblicitarie e di vendita diretta, anche quelle effettuate per il compimento di ricerche di mercato.

L’iscrizione al Registro impedisce quindi, in linea generale, anche questo tipo di contatto, salvo l’esistenza di un consenso valido raccolto successivamente. Esiste però un’esclusione precisa: il regolamento non si applica ai trattamenti effettuati per finalità statistiche dagli enti e dagli uffici appartenenti al Sistema Statistico Nazionale, il SISTAN.

Ecco perché la distinzione tra una generica ricerca di mercato e una rilevazione statistica riconosciuta istituzionalmente non è una questione soltanto terminologica. È il cuore del problema. Una chiamata che cerca di vendere un contratto e una chiamata che misura l’ascolto della Radio possono partire entrambe da un call center. Ma hanno finalità, governance e conseguenze completamente diverse. Trattarle nello stesso modo significa ignorare questa differenza.

TER era entrata nel SISTAN. E Audiradio?

Nel 2023 l’ufficio statistico di TER, Tavolo Editori Radio, era entrato ufficialmente nel SISTAN. La relazione dell’Istat al Parlamento segnala espressamente l’ingresso di TER tra i soggetti privati appartenenti al Sistema statistico nazionale. Dal 2025, tuttavia, la rilevazione non è più gestita da TER, diventata ERA, Editori Radiofonici Associati, ma dalla nuova Audiradio.

Nella propria informativa sulla privacy per l’indagine 2026, Audiradio ha precisato che la rilevazione ha una finalità statistica e pubblicistica e ha dichiarato che procederà alla richiesta di inserimento del proprio ufficio di statistica nel SISTAN. La formulazione utilizzata rende evidente quanto questo riconoscimento sia strategico.

Occorre dunque capire quale sia oggi lo stato formale della procedura e se il passaggio dalla precedente TER alla nuova Audiradio abbia lasciato una zona di vulnerabilità normativa. Non è un dettaglio burocratico. Da questo riconoscimento potrebbe dipendere la possibilità di continuare a costruire un campione realmente rappresentativo.

“Consenso scritto” non significa necessariamente firma

C’è anche un chiarimento importante. Il GDPR non impone, in via generale, che il consenso sia raccolto attraverso una firma su carta. Il Garante ricorda che il consenso non deve necessariamente avere forma scritta; deve però essere libero, specifico, informato, inequivocabile e dimostrabile. Può quindi essere documentato attraverso una registrazione, una dichiarazione elettronica, un modulo digitale o altri strumenti verificabili. Ma il problema di Audiradio non cambia.

Anche un consenso elettronico preventivo restringerebbe il campione a chi ha già avuto occasione, interesse e disponibilità a manifestarlo. Si produrrebbe un universo di volontari, non una selezione casuale della popolazione.

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Un panel di volontari non è un campione probabilistico

Un campione basato sull’adesione preventiva tende inevitabilmente a sovrarappresentare alcune categorie: le persone più disponibili a partecipare alle ricerche, quelle più interessate ai media, quelle più abituate a compilare form digitali e quelle meno diffidenti nei confronti delle telefonate. Resterebbero invece più facilmente fuori i cittadini meno digitalizzati, più prudenti nella gestione dei dati, meno interessati alla Radio o semplicemente meno propensi a rispondere a questionari.

Una parte di questi squilibri può essere corretta attraverso la ponderazione statistica. Si possono riequilibrare sesso, età, regione, provincia o titolo di studio. È molto più difficile correggere una caratteristica invisibile come la disponibilità personale a partecipare a una ricerca. Se chi accetta preventivamente le interviste ascolta la Radio in modo diverso da chi non accetta, nessuna ponderazione anagrafica può eliminare completamente la distorsione.

Il mobile è decisivo

Il rischio è ancora più evidente osservando la struttura dell’indagine. Audiradio prevede che il 63% delle interviste sia effettuato su telefoni cellulari e il restante 37% sui telefoni fissi. La componente mobile serve soprattutto a raggiungere persone che non dispongono di un fisso pubblicato negli elenchi oppure che sono reperibili soltanto attraverso il cellulare.

Ridurre il numero dei cellulari contattabili significherebbe indebolire proprio la parte di campione necessaria a rappresentare la popolazione contemporanea. La ricerca rischierebbe di diventare più anziana, meno completa e meno aderente alla reale struttura sociale del Paese.

Le prime a pagare sarebbero le Radio locali

Una grande emittente nazionale dispone di milioni di ascoltatori e di basi campionarie relativamente robuste. Una Radio locale deve invece essere misurata all’interno di singole regioni e province, talvolta su bacini molto piccoli. La metodologia Audiradio deve produrre stime per 105 province, classi di età, sesso, giorno della settimana e molto altro. Ridurre il campione disponibile renderebbe inevitabilmente più ampi gli intervalli di confidenza e meno stabili le stime delle emittenti più piccole.

È quindi ragionevole prevedere che una limitazione dei contatti non colpirebbe tutti allo stesso modo. Le Radio nazionali potrebbero conservare una misurazione valida, magari integrata progressivamente dai dati digitali. Le Radio locali rischierebbero invece di perdere precisione e perfino la possibilità di ottenere un dato pubblicabile in alcuni territori. La regolamentazione produrrebbe un effetto opposto a quello desiderato: tutelare il cittadino, ma indebolire la trasparenza del mercato e il pluralismo Radiofonico locale.

Audiradio non è telemarketing

Nessuno può seriamente contestare la necessità di combattere le chiamate commerciali aggressive, i contratti attivati senza consapevolezza e l’uso illegittimo delle banche dati. Il punto è un altro. Una ricerca ufficiale di audience, realizzata da un organismo rappresentativo del mercato, sottoposta alla vigilanza di AGCOM, condotta da istituti qualificati e destinata a produrre dati anonimi, non può essere assimilata automaticamente a una campagna di vendita telefonica. Serve una disciplina specifica e molto rigorosa.

L’eventuale esclusione dovrebbe riguardare soltanto ricerche statistiche riconosciute, con un divieto assoluto di utilizzo commerciale dei numeri, identificazione trasparente del chiamante, diritto immediato di rifiuto, anonimizzazione dei risultati, controlli indipendenti e sanzioni severe per qualsiasi abuso. Non una scorciatoia per il settore delle ricerche di mercato. Una tutela circoscritta per le rilevazioni di interesse generale.

Prima di gridare alla nuova norma

Al momento non è prudente affermare che sia già entrato in vigore un obbligo generale di raccogliere una firma prima di ogni intervista Audiradio. Il riferimento normativo preciso evocato durante il convegno deve ancora essere individuato e verificato. È quindi più corretto parlare di rischio regolatorio e di una possibile evoluzione verso un sistema fondato sempre più sul consenso preventivo documentabile. Ma sarebbe altrettanto sbagliato sottovalutare l’allarme.

Le norme vengono spesso scritte pensando al telemarketing commerciale e applicate successivamente a un universo molto più ampio di attività telefoniche. Quando ci si accorge delle conseguenze statistiche, il danno metodologico può essere già avvenuto.

Proteggere i cittadini senza rendere impossibile ascoltarli

La privacy e la qualità della ricerca non sono interessi contrapposti. I cittadini devono essere protetti dalle molestie telefoniche e dall’uso commerciale incontrollato dei loro dati. Allo stesso tempo, il mercato pubblicitario, gli editori, le istituzioni e gli stessi cittadini hanno bisogno di rilevazioni indipendenti, rappresentative e verificabili. Il legislatore deve imparare a distinguere non soltanto il mezzo utilizzato, ma anche la finalità, la governance e le garanzie del soggetto che effettua la chiamata.

Perché, nel tentativo di impedire che qualcuno venda qualcosa al telefono, non possiamo rendere impossibile conoscere come gli italiani ascoltano la Radio. Se per proteggere il cittadino rendiamo impossibile ascoltarlo, avremo risolto il problema sbagliato.

Photo Credit: iStock.com/oorka

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