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Dal 2027 dovrebbe cambiare una regola importante per l’iscrizione delle Radio locali ad AUDIRADIO. Per poter essere rilevata nelle province di una determinata regione, un’emittente dovrà disporre di una presenza FM nella regione stessa.
La decisione non risulta ancora formalizzata nei documenti pubblici di AUDIRADIO. Ho tuttavia avuto conferma diretta della sua impostazione da un componente del CdA.
È una limitazione che riduce la credibilità della ricerca? No, penso esattamente il contrario.
Il cartellino non è un dettaglio
Per capire perché bisogna guardare al questionario.
Nello Stream A1, dedicato alle Radio locali, AUDIRADIO specifica che l’ascolto nei 7 giorni viene rilevato attraverso la lettura dell’elenco delle emittenti, il cosiddetto cartellino, in ordine randomizzato, e con sollecito da elenco.
Nello Stream A2 la formulazione è ancora più chiara: per l’intervistato vengono considerate le Radio locali iscritte nella sua provincia e viene letto l’elenco delle Radio di quella provincia insieme alle nazionali.
Dunque iscrivere un’emittente in una provincia non significa semplicemente aggiungerla a un database. Significa aggiungere il suo nome al cartellino sottoposto agli intervistati di quella provincia. E questa è una implicazione vera e propria di responsabilità verso il settore e verso le altre stazioni.
Se il cartellino contiene marchi che non hanno una presenza reale nel territorio, diventa più lungo senza necessariamente diventare più rappresentativo. Aumentano inoltre le occasioni di incertezza e di confusione nella ricostruzione mnemonica dell’ascolto.
Ascoltabile non significa locale
Oggi qualunque Radio può essere ascoltata quasi ovunque. Streaming, app, smart speaker e altre piattaforme hanno eliminato molti confini tecnici.
Ma da questo non discende che una Radio locale possa considerarsi appartenente a qualunque mercato italiano nel quale il suo streaming sia raggiungibile. Una Radio di Milano può essere ascoltata via IP a Palermo. Non per questo diventa una Radio locale di Palermo.
Se la semplice possibilità tecnica della ricezione dell’ascolto fosse sufficiente per ottenere la rilevazione territoriale, la conseguenza sarebbe inevitabile: ogni Radio italiana presente online potrebbe chiedere di essere inserita in tutte le province. Il cartellino diventerebbe potenzialmente sterminato. Un confine deve quindi esistere, almeno fino a quando impererà la metodologia CATI.
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La FM come prova di territorialità
L’obiezione più immediata è prevedibile: utilizzare la FM come requisito nel 2027 sarebbe anacronistico. Non necessariamente. La nuova regola non afferma che una Radio debba essere ascoltata in FM. AUDIRADIO misura già l’ascolto attraverso numerosi device e piattaforme.
La FM svolgerebbe un’altra funzione: fornire una prova oggettiva minima della presenza dell’emittente nel territorio. La distinzione è fondamentale:
FM come requisito territoriale
non significa FM
come unico ascolto valido.
Una volta riconosciuta come appartenente a quel mercato, l’emittente deve naturalmente vedersi attribuire tutti i suoi ascolti, indipendentemente dal device utilizzato.
La regione? Meglio del nulla ma c’è chi spinge di più
Alcuni trovano la nuova regola ancora troppo permissiva.
Prendiamo la Lombardia. Se una Radio dispone di una frequenza FM che serve una sola provincia lombarda, ad esempio localizzata a Bormio in provincia di Sondrio, il criterio regionale potrebbe consentirle di iscriversi anche nelle altre 11 province della regione nelle quali non esiste affatto una reale copertura FM.
È già un miglioramento rispetto all’assenza di qualsiasi limite territoriale. Ma il principio più coerente secondo alcuni sarebbe un altro: presenza FM documentabile nella provincia in cui si richiede la rilevazione.
Attenzione: non significa necessariamente che il trasmettitore debba trovarsi fisicamente all’interno dei confini provinciali. Gli impianti non rispettano le cartine amministrative. Conta che la provincia sia realmente servita dal segnale. Questo criterio renderebbe il perimetro della rilevazione molto più aderente al mercato che si vuole misurare.
C’è anche un secondo e fondamentale confine: il naming!
Qualche settimana fa, nell’articolo “Il naming di una Radio può produrre ascolto?”, avevo sollevato un altro problema.
Alcuni marchi Radiofonici coincidono o si avvicinano fortemente a descrizioni generiche di ciò che una persona può ascoltare alla Radio: generi musicali, decenni, informazione, tipologie di contenuto.
“GIORNALE RADIO”, “70-80.it” e “MUSICA ITALIANA” sono gli esempi più evidenti.
Quando in un’intervista telefonica vengono pronunciati quei nomi, possiamo essere sempre certi che l’intervistato stia riconoscendo il marchio e non ricordando genericamente di avere ascoltato un giornale radio o un genere musicale?
La precedente analisi non dimostrava affatto che quei naming producessero ascolti. Evidenziava però anomalie sufficienti per porre una domanda metodologica. Il loro tratto comune, un significativo e ben più alto rapporto tra ascoltatori settimanali e ascolto nel quarto d’ora medio, è un fattore che indica qualcosa?
E così il tema diventa più consistente e verificabile.
Non proporrei certo di proibire questi nomi.
Proporrei invece ad AUDIRADIO di testare con tutta l’attenzione possibile l’effetto dei naming semanticamente descrittivi, eventualmente attraverso nuove formulazioni disambiguanti o nuovi split test a titolo sperimentale.
Perché esistono due diversi problemi da controllare:
Dove esiste realmente quella Radio?
e
L’intervistato ha riconosciuto realmente quella Radio?
Meno ambiguità, più credibilità
La credibilità di una ricerca di audience non dipende dal numero massimo di marchi che riesce a includere. Dipende dalla capacità di misurare correttamente quelli che appartengono davvero al mercato analizzato. Per questo considero positiva la direzione di attenzione indicata per AUDIRADIO 2027.
Suggerirei però di andare oltre.
Oltre ai criteri territoriali introdurrne un altro. Dalla semplice lettura del nome alla verifica sperimentale di tutti i naming ambigui sul piano metodologico.
Una Radio locale deve poter essere ascoltata ovunque. Ma non per questo deve poter dichiarare di appartenere a qualunque mercato. E, quando viene dichiarata come ascoltata, dobbiamo essere il più possibile certi che l’intervistato stesse pensando proprio a lei.
Meno ambiguità geografiche.
Meno ambiguità semantiche.
Più credibilità.
Image Credit: ChatGPT/OpenAI
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