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L’uragano “Sanremo 2026” sta per abbattersi sulla nostra penisola. Sono previsti venti fortissimi, piogge di severa intensità e, soprattutto temporali maestosi senza risparmio di fulmini e tuoni assai roboanti a tutte le latitudini della nostra Italia. Ecco che siamo nella corsa frenetica da parte delle stazioni Radio e dei Radiofonici (tutti o quasi), per accaparrarsi un posto proprio lì, nell’occhio del ciclone. Dove, apparentemente, il tutto è calmo. No piogge, perfino il sole. Spiegano i meteorologi: è calma solo momentanea.
E’ chiaro che le Radio che saranno a Sanremo non l’hanno deciso in questi giorni. E’ un lavoro dei mesi precedenti. Ma ora fioccano i comunicati stampa sulla “presenza” lì, in pieno occhio del ciclone. Chi in “TIR”, chi in “negozio vista Artiston”, chi in “hotel” e chi in “Oviesse”. E altro. Le Radio e la presenza a Sanremo, un tema enorme che non è affrontabile con un solo articolo. Tuttavia lo storico lettore del blog Stefano Fossati mi scrive con il giusto mix di emotività e di riflessione. Da persona informata. Da leggere.
La domanda di Stefano Fossati: Sanremo è Sanremo… anche in Radio?
Anche quest’anno con l’approssimarsi del Festival di Sanremo, navigando su siti più o meno specializzati mi sorbisco la rassegna di comunicati, tutti più o meno uguali, con cui si annuncia la presenza nella città dei fiori nei giorni della manifestazione di Radio X, Radio Y, Radio Z e via dicendo. Le uniche differenze, a parte il brand, sono nella modalità/location della presenza: chi sarà a Casa qui, chi al Pala là, chi con lo studio mobile collocato qua, chi con il truck parcheggiato lì.
E, in questo delirio comunicazionale, mi chiedo: cui prodest? Certo, Sanremo è Sanremo, è un appuntamento fondamentale, per i bilanci di Rai Pubblicità. Per quelli dell’industria musicale, ho qualche vago dubbio. Per quelli di Radio X, Radio Y e Radio Z, mi piacerebbe saperlo. Ma del resto è Sanremo, BISOGNA esserci!

Davvero? Il fatto è che ci saranno praticamente tutti (fammi generalizzare un po’, la sostanza è quella), dal grande network milanese alla piccola locale calabrese, magari collegata in qualche improbabile circuito con un altro paio di locali friulane e abruzzesi. E laddove ci sono tutti, è come se non ci fosse nessuno. Una parata di marchi e conduttori più o meno noti, musica e parole sparate negli altoparlanti in loco e nell’FM nazionale, in una generale cacofonia visuale e auditiva in cui a farsi notare da qualcuno sul posto saranno forse, ma forse, i soliti quattro o cinque noti, quelli che ce l’hanno più grosso (lo sponsor, oltre al Pala o alla Casa dove organizzare gli eventi).
Per gli altri, la stragrande maggioranza degli ascoltatori a casa, una monocorde rassegna di interviste a cantanti e ospiti (tutte uguali indipendentemente dalla frequenza e dall’intervistatore, preconfezionate dagli uffici stampa fino alle virgole), di dichiarazioni di Carlo Conti il giorno dopo in sala stampa (tutte uguali, ovviamente), di cazzeggio gossipparo (tutto uguale, che sia stato alimentato dal vivo o preso da agenzie e siti web). Valore aggiunto? Tendente a zero, mi viene da pensare.
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Sempre Stefano Fossati: godimento per ogni editore?
A meno che non si consideri tale quel sottile godimento che ogni editore/direttore artistico/station manager/conduttore prova quando sulla propria emittente può dire o far dire “ci colleghiamo ora con il nostro studio a Sanremo per le ultime novità dal Festival”. Figo, ma anche questo tutto uguale su tutto l’arco delle frequenze, da 87.5 a 108 (ma anche DAB+, IP e AM).
Però lo ammetto, per qualche anno ho preso parte anch’io del caravanserraglio sanremese, anche se sono passati tre decenni. Ancora non c’erano tutti, però c’erano già molti: sgomitando, una mezza esclusiva di serie B in sei giorni la portavi a casa, con il contraltare di dover passare i successivi 12 mesi a ricucire i rapporti l’ufficio stampa scavalcato.
E ammetto anche che per un po’ mi sono divertito, in quel luna park in cui, già allora, Sanremo si trasformava nei giorni del Festival. Finché, a Sanremo ’98, vinse Annalisa Minetti, appena assunta come testimonial dal gruppo editoriale di cui faceva parte la radio in cui lavoravo quell’anno. E io, appena tornato a Milano dalla riviera, raccogliendo i pezzi iniziai a chiedermi: cui prodest?
Ventotto anni dopo, non ho ancora trovato una risposta convincente. Tu nei hai almeno una?
Le risposte… ci sono?
Invito tutti i lettori a esprimere le proprie riflessioni sul tema posto da Stefano Fossati e rispondendo sui social che riportano il post dell’articolo oppure qui, meglio ancora. Nel corso della lettura, e l’ho evidenziato con un titolo, a leggere del “sottile godimento” di editori e tutti gli addetti ai lavori, ho avuto il lampo nell’occhio del ciclone. Avendo un lungo servizio di vita sanremese credo che l’autore abbia ben colto nel segno. Forse, la possibilità: si è dato già la risposta? Mi piacerebbe leggere tanti e concorrere al punto.
Nel frattempo, grazie Stefano!
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