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Il 1° luglio 2016 nasceva ufficialmente RadioMediaset. Dieci anni dopo, il Gruppo ha celebrato l’anniversario rivendicando il primo posto nel mercato italiano: sei emittenti, oltre il 20% di share nel quarto d’ora medio e quasi il 50% degli ascolti dichiarati nel giorno medio.
I numeri certificano una leadership industriale indiscutibile. Ma un anniversario così importante autorizza anche una domanda meno celebrativa: in questi dieci anni RadioMediaset ha fatto crescere il valore del mezzo Radio oppure ha soprattutto accresciuto il potere del Gruppo Mediaset? Le due cose non coincidono necessariamente.
Un anniversario arrivato 27 giorni dopo
RadioMediaset è nata il 1° luglio 2016. La comunicazione per i suoi dieci anni è stata diffusa il 28 luglio 2026, in coincidenza con la pubblicazione dei dati Audiradio del secondo trimestre. La scelta non sembra casuale. L’anniversario ha offerto la cornice; i nuovi dati hanno fornito la notizia.
Il messaggio è entrato nei telegiornali del Gruppo, da TG5 a TG4, da Studio Aperto a Tgcom24. È stato pubblicato sui siti delle sei emittenti e rilanciato attraverso i loro canali social. ANSA, siti specializzati e testate generaliste hanno poi ripreso la dichiarazione. Una potenza distributiva formidabile. Ma dietro alle numerose uscite c’era sostanzialmente un unico contenuto: RadioMediaset è leader.
Non il racconto di dieci anni di innovazione. Non una riflessione sul futuro dell’audio. Non una campagna sul valore della Radio per il pubblico e per gli investitori. La celebrazione del mezzo è rimasta sullo sfondo. In primo piano c’era il primato del Gruppo.
Da 3 a 6 emittenti, tutte già esistenti
La storia di RadioMediaset non è quella di un editore che ha creato dal nulla sei nuovi prodotti Radiofonici. Mediaset entra nel settore tra il 2015 e il 2016 acquisendo R101 e le partecipazioni nelle attività dell’ex Gruppo Finelco, a cui facevano capo Radio 105 e Virgin Radio. Il 1° luglio 2016 queste attività vengono riunite nel nuovo polo RadioMediaset. Nel 2017 arriva Radio Subasio. Nel 2018 viene acquisita Radio Monte Carlo. Nel dicembre 2025 entra Radio Norba, attraverso il controllo di Genetiko, la società che organizza anche Battiti Live.
È una strategia industriale precisa: aggregare marchi già affermati, pubblici già conquistati, frequenze già operative e identità già riconosciute. Questo non riduce il valore dell’operazione. Costruire, coordinare e gestire un portafoglio così articolato richiede risorse, capacità e visione. Ma impedisce di confondere due fenomeni differenti.
RadioMediaset è certamente cresciuta. Non è altrettanto automatico concludere che, grazie a quella crescita, sia cresciuta nella stessa misura anche la Radio italiana. Acquisire un’emittente trasferisce il suo pubblico dentro il perimetro del Gruppo. Non crea necessariamente un nuovo ascoltatore per il mezzo.
Il valore creato c’è, e va riconosciuto
Sarebbe scorretto descrivere RadioMediaset soltanto come una macchina di acquisizioni. L’ingresso di Mediaset ha portato nel comparto Radiofonico la solidità di uno dei maggiori gruppi italiani della comunicazione. Ha garantito alle emittenti risorse finanziarie, forza commerciale, capacità promozionale e accesso a un sistema televisivo e digitale che nessun editore esclusivamente Radiofonico può nemmeno lontanamente eguagliare.
I marchi hanno inoltre conservato identità abbastanza distinte, sia pur con errori notati dal pubblico prima che dagli addetti ai lavori. Radio 105 non è diventata Virgin Radio. Radio Monte Carlo non è stata trasformata in R101. Radio Subasio continua a custodire una relazione particolare con la musica italiana e con il proprio territorio. Radio Norba è entrata nel Gruppo insieme al valore specifico del Sud e di Battiti Live. Il portafoglio copre pubblici, linguaggi e posizionamenti differenti. È uno degli aspetti più convincenti del progetto.
La presenza di Mediaset ha anche contribuito a rendere la Radio più visibile ai grandi investitori. Ha inserito il mezzo in offerte crossmediali, lo ha portato sui tavoli delle centrali media con maggior frequenza e ne ha anche rafforzato la percezione industriale. Nel frattempo, la raccolta pubblicitaria dell’intero mezzo è cresciuta. Nel 2025 ha raggiunto 415 milioni di euro, con un incremento cumulato dell’8% rispetto al 2016: la Radio è stata l’unico mezzo tradizionale a chiudere positivamente il decennio.
È un risultato del comparto e non può essere attribuito a un solo operatore, ma RadioMediaset ne è certamente uno dei protagonisti (Confindustria Radio Televisioni). Dunque, sì: RadioMediaset ha prodotto valore. Per le emittenti, per gli azionisti, per il mercato pubblicitario e, almeno in parte, anche per il mezzo. La vera questione è quanto di quel valore sia stato distribuito e quanto, invece, concentrato.
Il potere è cresciuto ancora di più
Già nel 2016 l’Antitrust aveva autorizzato l’acquisizione del Gruppo Finelco soltanto imponendo precise condizioni. Secondo l’Autorità, il sistema commerciale che si stava formando avrebbe avuto una “leadership incontrastata” e la capacità di raggiungere qualsiasi target tra i 15 e i 64 anni. Furono prescritti il rilascio dei contratti pubblicitari di Radio Italia e Radio Kiss Kiss, il divieto temporaneo di nuove acquisizioni e la separazione tra raccolta televisiva e Radiofonica (AGCM).
Il problema della concentrazione, dunque, non nasce oggi e non è un’invenzione dei concorrenti. Un gruppo che controlla sei emittenti dispone di una forza negoziale enorme nei confronti degli investitori, delle agenzie, dei talenti, dell’industria musicale e dei fornitori. Può combinare target differenti, presidiare più territori e integrare Radio, televisione, digitale, eventi e Digital Out Of Home.
L’acquisizione di Radio Norba ha aggiunto un altro elemento strategico: il controllo di un’emittente fortemente radicata nel Mezzogiorno e l’ingresso diretto nell’organizzazione di eventi musicali come Battiti Live. Nello stesso comunicato ufficiale si indicavano espressamente le sinergie nella gestione delle frequenze e nella valorizzazione commerciale (MFE–Mediaset).
È tutto legittimo. È anche esattamente ciò che ci si aspetta da un grande gruppo industriale. Ma il risultato è che una parte crescente dell’audience, della raccolta e della capacità contrattuale del settore si concentra nelle stesse mani. Il valore per il Gruppo è certo. Il beneficio per il pluralismo competitivo è assai meno evidente.
Quel “Quai 50%” che chiede prudenza
La comunicazione dei dieci anni afferma che le sei emittenti raggiungono quasi il 50% degli ascoltatori nel giorno medio. Come già evidenziato su questo blog, quel dato richiede una precisazione sostanziale. Sommando gli ascoltatori delle singole stazioni, la stessa persona viene conteggiata più volte quando, nella giornata, ascolta due o più emittenti RadioMediaset.
Non significa quindi che quasi un italiano su due abbia ascoltato almeno una Radio del Gruppo. Significa che la somma lorda delle audience delle sei emittenti equivale a quella percentuale sul totale del mezzo.
Il dato realmente comparabile e non duplicato è lo share del quarto d’ora medio, superiore al 20%. Un risultato eccezionale, che non aveva bisogno di essere sostenuto da un numero più spettacolare ma meno rigoroso. Quando si è leader, la precisione dovrebbe essere un elemento della leadership. Non un fastidio da aggirare.
Le parole che non sono state dette sulla Radio
La frase più significativa pronunciata da Pier Silvio Berlusconi definisce RadioMediaset un “tassello fondamentale del nostro sistema crossmediale”. È una dichiarazione positiva, ma rivela con grande chiarezza il punto di vista: la Radio viene celebrata soprattutto per la funzione che svolge dentro il sistema Mediaset.
Nella comunicazione non troviamo quasi nulla sulla capacità della Radio di accompagnare le persone, sulla sua presenza in automobile, sulla relazione di fiducia con gli ascoltatori, sulla diretta, sulla prossimità, sulla forza pubblicitaria o sulla sua complementarità con il digitale. Non troviamo una riflessione sul futuro di FM, DAB+, streaming e connected car. Non troviamo un riconoscimento alla Radio locale. Non troviamo un invito agli investitori a credere di più nel mezzo.
Persino Radio Subasio e Radio Norba vengono citate soprattutto come due componenti che consentono al portafoglio di passare da quattro a sei emittenti. Il loro valore territoriale è molto più evidente nelle loro storie che nella celebrazione del Gruppo. Le immagini dei servizi (studi, microfoni, regie e conduttori) hanno reso alla Radio un omaggio semplicistico se non banale.
Essere leader comporta una responsabilità
Nessuna azienda è obbligata a promuovere i propri concorrenti. RadioMediaset deve creare valore per Mediaset e per i suoi azionisti. Ma la leadership porta con sé una responsabilità ulteriore.
Il primo gruppo Radiofonico italiano ha la forza per sostenere una grande campagna sul valore della Radio. Può aiutare gli investitori a comprenderne meglio l’efficacia. Può difendere la qualità e/o l’accuratezza della ricerca d’ascolto. Può investire nell’innovazione senza trasformare la Radio in una semplice appendice della televisione. Può valorizzare l’intero ecosistema anche mentre compete duramente al suo interno.
Quanto più potere un soggetto raccoglie, tanto meno può limitarsi a dichiarare di essere primo. Deve dimostrare che la sua leadership rende più forte anche il mercato di cui è leader.
Il VERDETTO dopo 10 ANNI
RadioMediaset non è stata un predatore che ha devastato il settore. Ha dato solidità, visibilità e capacità industriale a un importante portafoglio di emittenti. Ha mantenuto vive identità differenti e ha contribuito alla crescita commerciale della Radio. Ma non può nemmeno essere descritta come un valorizzatore disinteressato del mezzo. È stata soprattutto un aggregatore industriale estremamente efficace. Ha trasformato ascolti, marchi, frequenze, territori ed eventi già esistenti in un sistema sempre più potente per Mediaset.
La risposta alla domanda del titolo, quindi, non è completamente binaria. RadioMediaset ha creato valore per la Radio. Ma ha creato ancora più potere per il Gruppo.
I primi dieci anni si sono chiusi con la conquista della leadership. I prossimi dovrebbero essere giudicati con un criterio diverso: non dal numero di loghi aggiunti al portafoglio, ma da quanto RadioMediaset saprà far crescere la Radio italiana insieme a sé stessa.
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