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È una buona notizia per RDS. Ed è una buona notizia per tutta la Radio italiana. Il gruppo della famiglia Montefusco ha chiuso il 2025 con 44,7 milioni di euro di ricavi caratteristici e un utile netto di 1,6 milioni. Nel 2024 i ricavi si erano fermati a 43 milioni e il risultato finale era stato negativo per 3,6 milioni. La notizia, pubblicata da ItaliaOggi in un articolo di Claudio Plazzotta e ripresa da FM-world, merita attenzione. Ma merita anche qualche riga in più.
Perché il passaggio da una perdita di 3,6 milioni a un utile di 1,6 milioni è certamente importante. Tuttavia, per capire che cosa sia realmente accaduto a RDS, non basta osservare il segno davanti al risultato netto. Occorre separare il recupero industriale, le componenti straordinarie, il contenimento dei costi e la patrimonializzazione ancora necessaria.
E poi bisogna allargare l’inquadratura. Una RDS più solida è un fatto positivo, ma non modifica il problema strategico che incombe sugli editori nazionali indipendenti: la crescente sproporzione tra la loro forza individuale e la potenza aggregata del sistema RadioMediaset.
I numeri del ritorno all’utile
| Indicatore | 2024 | 2025 | Variazione |
|---|---|---|---|
| Ricavi caratteristici | 43,0 milioni | 44,7 milioni | +1,7 milioni / +4,0% |
| EBIT | –253 mila | 3,88 milioni | +4,13 milioni |
| Margine EBIT sui ricavi | –0,6% | 8,7% | +9,3 punti |
| Risultato netto | –3,6 milioni | 1,6 milioni | +5,2 milioni |
| Dipendenti | 134 | 116 | –18 / –13,4% |
Il primo dato che balza agli occhi è la crescita dei ricavi del 4%. Non si tratta di un’accelerazione travolgente, ma è una crescita vera. Ed è superiore al +1,8% con cui il mercato pubblicitario Radiofonico ha chiuso il 2025, anche se il confronto non è perfettamente omogeneo: i ricavi caratteristici del gruppo RDS non coincidono necessariamente con la sola raccolta pubblicitaria rilevata per l’intero mezzo.
Il secondo dato, ancora più importante, è l’EBIT. Il risultato operativo passa da -253 mila euro a +3,88 milioni. Significa un miglioramento di oltre 4,1 milioni in un solo esercizio e un margine operativo prossimo all’8,7% dei ricavi caratteristici.
È questo il numero che impedisce di liquidare l’utile 2025 come un semplice effetto contabile. La gestione industriale ha cambiato passo. RDS non si è limitata a vendere un’attività e a registrare una plusvalenza: ha riportato in territorio ampiamente positivo il risultato generato prima della gestione finanziaria e delle imposte.
L’utile è vero. Ma non è tutto ricorrente
Il risultato netto positivo per 1,6 milioni beneficia anche di una plusvalenza di 1,55 milioni, prodotta dalla cessione di RDS Sport Factory.
RDS Sport Factory non era una partecipazione puramente finanziaria. Era la società operativa costituita nel 2023 attorno a Radio TV Serie A con RDS, il canale ufficiale della Lega Serie A per il quale il gruppo Radiofonico forniva produzione, competenze, contenuti e personale dedicato. La collaborazione nella sua forma originaria si è conclusa il 30 giugno 2025: la Lega ha continuato autonomamente il progetto, mentre RDS ha conservato soltanto una breve rubrica quotidiana.
La plusvalenza da 1,55 milioni nasce dunque dalla cessione di una società legata a un’attività industriale reale, ma costituisce comunque un beneficio straordinario e non ripetibile. La quasi coincidenza aritmetica tra la plusvalenza e l’utile finale è vistosa, ma non autorizza a sottrarre semplicemente l’una dall’altro: tra EBIT e risultato netto intervengono gestione finanziaria, imposte e altre poste. Dice però una cosa molto chiara: la qualità dell’utile non è ancora interamente ricorrente.
La distinzione è essenziale. Un’azienda può tornare all’utile grazie a componenti straordinarie senza avere risolto i propri problemi operativi. Non sembra essere questo il caso di RDS, proprio perché l’EBIT è salito a 3,88 milioni. Ma un’azienda può anche conseguire un buon recupero operativo e avere ancora bisogno di rafforzare la propria struttura finanziaria. Ed è questo il punto sul quale il quadro RDS rimane aperto.
Gli amministratori dichiarano che nel 2025 sono stati raggiunti gli obiettivi del piano industriale 2025–2028 e indicano il ritorno alla “piena redditività nel medio periodo”, anche attraverso il nuovo piano 2026–2029. La formula è prudente e, proprio per questo, significativa. RDS è tornata in utile; la piena redditività è ancora un traguardo da consolidare.
Il prezzo del recupero: 18 dipendenti in meno
Il miglioramento operativo è stato accompagnato da una riorganizzazione importante. L’organico è sceso da 134 a 116 dipendenti: 18 persone in meno, pari al 13,4%. Non abbiamo elementi sufficienti per attribuire l’intero recupero dell’EBIT alla riduzione del personale. Sarebbe una semplificazione. I conti possono essere migliorati anche attraverso maggiori ricavi, minori costi per servizi, revisione dei processi, dismissione di attività non strategiche e numerose altre azioni.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare la dimensione dell’intervento. Un calo dell’organico superiore al 13% non è un’aggiustatura marginale: segnala una cura severa, con effetti economici ma anche organizzativi ed editoriali. Il risanamento, dunque, non è arrivato gratuitamente. Ha richiesto scelte nette. Il vero banco di prova sarà verificare se RDS riuscirà ora a conservare e sviluppare il prodotto, l’innovazione e la capacità commerciale con una struttura più leggera.
Tagliare i costi può riportare
rapidamente equilibrio.
La crescita successiva
richiede invece idee,
investimenti e persone capaci
di produrre nuovo valore.
Quei 15 milioni che impediscono facili trionfalismi
La famiglia Montefusco ha previsto un aumento di capitale da 15 milioni di euro, da completare entro il 2026. La controllante Dimensione Galassia dovrebbe inoltre garantire la liquidità necessaria al percorso di riequilibrio. Quindici milioni equivalgono, come semplice confronto dimensionale, a circa un terzo dei ricavi caratteristici annuali comunicati per il gruppo RDS. Non si tratta quindi di un apporto simbolico. È una scelta impegnativa dell’azionista e costituisce, al tempo stesso, un segnale di fiducia e la conferma che il solo utile 2025 non basta ancora a chiudere il dossier finanziario.
Per parlare di risanamento definitivamente completato occorrerebbe poter esaminare almeno altri tre elementi del bilancio integrale: la posizione finanziaria netta, la consistenza del patrimonio netto e la generazione di cassa della gestione operativa. Il conto economico ci dice che la macchina ha ricominciato a produrre margine. Lo stato patrimoniale e il rendiconto finanziario devono dirci quanto carburante abbia, quali pesi debba ancora trasportare e con quale autonomia possa affrontare il futuro.
La sintesi più corretta è quindi questa:
il risanamento di RDS
ha compiuto un passaggio decisivo,
ma non può ancora
essere considerato concluso.
Attenzione al perimetro dei 44,7 milioni
C’è poi un chiarimento tecnico indispensabile. I 44,7 milioni non sembrano riferirsi al solo bilancio individuale di Radio Dimensione Suono S.p.A.
Il Rapporto di sostenibilità ufficiale 2023–2024 di RDS spiega che il perimetro consolidato comprende Radio Dimensione Suono S.p.A. e Advertising S.r.l., la concessionaria nazionale controllata integralmente. Nel 2024 questo insieme aveva generato 43 milioni di ricavi da vendite e prestazioni, oltre ad altri proventi.
Il confronto tra 43 milioni nel 2024 e 44,7 milioni nel 2025 rinvia dunque, con ogni probabilità, al consolidato formato dalla struttura editoriale e dalla concessionaria. Non all’intera galassia delle attività riconducibili alla famiglia Montefusco e nemmeno alla sola società titolare dell’emittente.
È una distinzione che può apparire da addetti ai lavori, ma non lo è. In Radio si confrontano troppo spesso fatturati e risultati appartenenti a perimetri differenti: emittente, concessionaria, holding, gruppo editoriale o insieme di società. Il risultato è una rappresentazione distorta delle reali forze in campo.
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Il 2026 non concede pause
Il miglioramento di RDS riguarda il 2025. Il mercato nel frattempo è già entrato in una fase diversa. Secondo l’Osservatorio FCP-Assoradio, la raccolta pubblicitaria del mezzo è diminuita del 3,7% nel primo semestre 2026, con un giugno a –11,5%. Dopo un 2025 positivo e un gennaio 2026 partito a +4,3%, la frenata è diventata evidente.
Anche gli ascolti hanno trasmesso segnali da non sottovalutare. Nel secondo trimestre 2026 il quarto d’ora medio complessivo della Radio è sceso del 2,1% rispetto al primo. RDS è passata da 507.000 a 464.000 ascoltatori nel quarto d’ora medio: –8,5%. Un trimestre non determina una traiettoria definitiva. Ma ricorda che il ritorno all’utile non consente di rilassarsi. RDS deve completare il proprio riequilibrio proprio mentre la raccolta rallenta e l’audience mostra una maggiore instabilità.
Questa è la vera difficoltà:
non basta riparare il passato.
Bisogna finanziare il futuro.
Frequenze svalutate? Non significa che la FM sia finita
L’analisi di ItaliaOggi segnala anche il progressivo ridimensionamento del valore economico delle frequenze, mentre la distribuzione dei contenuti si sposta verso il web. Il tema esiste. Il valore patrimoniale attribuito a un’infrastruttura non può restare immune dalla moltiplicazione delle piattaforme e dall’incertezza sul suo orizzonte futuro. Ma il passaggio logico “frequenze meno valorizzate uguale FM in estinzione” sarebbe sbagliato.
Nella nostra elaborazione dei dati Audiradio 2025, i dispositivi broadcast rappresentavano l’87,35% dell’ascolto, contro il 12,65% dei dispositivi IP. La Radio italiana continua dunque a essere consumata in larghissima parte attraverso FM e DAB+. Il mercato può ridurre il prezzo di un asset prima che quell’asset perda la propria centralità d’uso. È già accaduto in molti settori maturi. Le frequenze possono valere meno come bene compravendibile e continuare, nello stesso tempo, a generare la quota dominante dell’ascolto.
La sfida non è scegliere ideologicamente
tra Broadcast e IP.
È utilizzare la forza distributiva del Broadcast
per costruire anche prodotti,
dati e ricavi sulle piattaforme connesse.
Una RDS più sana non riduce il problema Mediaset
Qualcuno potrebbe dedurre dal ritorno all’utile che RDS possa proseguire serenamente da sola. Sarebbe una conclusione miope.
RDS non ha bisogno di alleanze
perché sarebbe prossima al fallimento.
Ha bisogno di alleanze
perché la competizione
non si svolge più soltanto
tra singole emittenti.
RadioMediaset non è semplicemente la somma di Radio 105, Virgin Radio, R101, Radio Monte Carlo e Radio Subasio. È un sistema industriale inserito in un gruppo che integra televisione, Radio, piattaforme digitali, raccolta pubblicitaria, dati, eventi e digital out of home.
Nel secondo trimestre 2026 RadioMediaset ha rivendicato oltre il 20% di share nel quarto d’ora medio e quasi il 50% degli ascoltatori nel giorno medio. Il perimetro comunicato comprendeva, insieme ai cinque marchi di proprietà, anche Radio Norba, l’ultima acquisizione. È la stessa RadioMediaset a definire la Radio un tassello fondamentale del sistema crossmediale di Mediaset.
Poi c’è Digitalia ’08. La concessionaria non commercializza soltanto i network del gruppo. La sua offerta attuale comprende anche numerose grandi realtà areali e integra ON AIR, ON LINE e ON FIELD. Dichiara complessivamente quasi 1,9 milioni di ascoltatori nel quarto d’ora medio, 15,9 milioni nel giorno medio e 30,5 milioni nei sette giorni.
Questo è il tifone. Non la maggiore bravura di una singola stazione, ma la “gravità pubblicitaria” esercitata da un sistema che aggrega audience nazionali e territoriali, moltiplica i punti di contatto, condivide tecnologia e relazioni commerciali e può presentarsi ai grandi investitori con una massa critica senza equivalenti.
L’alleanza non è un pronto soccorso
Il miglioramento di RDS rende l’alleanza tra gli indipendenti più credibile, non meno necessaria. Le alleanze migliori non si costruiscono tra soggetti in agonia. Si costruiscono tra imprese dotate di identità, pubblico, competenze e capacità negoziale, che riconoscono di poter competere meglio mettendo in comune alcune funzioni senza rinunciare alla propria autonomia editoriale.
RTL 102.5, RDS, Radio Italia e Radio Kiss Kiss conservano marchi fortissimi e posizionamenti differenti. Nessuno propone di uniformarli, fonderli o cancellarne le identità. Il punto è un altro: per quanto tempo potranno continuare a presentarsi separatamente quando il loro principale concorrente ragiona e vende come sistema?
Un’alleanza marketing-commerciale potrebbe lavorare su almeno cinque fronti concreti:
- una rappresentazione congiunta e deduplicata della grande audience degli indipendenti;
- un marketing B2B comune verso aziende, centri media e investitori;
- progetti speciali multipiattaforma acquistabili con un unico accesso commerciale;
- investimenti condivisi in dati, tecnologia, digital audio e misurazione dei risultati;
- iniziative coordinate sul territorio, preservando marchi e linee editoriali.
Non sarebbe un cartello
e non dovrebbe diventare
una concessionaria improvvisata.
Sarebbe un’infrastruttura competitiva.
Un modo per trasformare
la frammentazione editoriale
da debolezza commerciale
in ricchezza organizzata.
La buona notizia e la domanda scomoda
RDS ha compiuto nel 2025 un recupero consistente. I ricavi crescono, l’EBIT torna decisamente positivo e la perdita diventa utile. È giusto riconoscerlo senza riserve e senza compiacimento. Restano la componente straordinaria del risultato, il costo umano della riorganizzazione e la necessità di un aumento di capitale molto rilevante. Il risanamento ha quindi imboccato la strada giusta, ma deve ancora dimostrare continuità. Soprattutto, il bilancio di RDS non cambia il bilancio dei poteri nel settore.
Il tifone Mediaset non si attenua perché un editore indipendente torna all’utile. Al contrario: una RDS finalmente più stabile ha oggi una responsabilità e un’opportunità maggiori nel promuovere un progetto comune.
La domanda non è più
se gli editori nazionali indipendenti
siano abbastanza forti per allearsi.
La domanda è quanto valore
intendano ancora perdere
prima di farlo.
Photo Credit: RDS 100% Grandi Successi, fonte RDS.it
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