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Tema delicato in cui intervengo perché non si può più tacere. I brand Radio, quando non sono originali e non scevri da conflitti. Per riflettere su nuove regole del gioco. E su nuove metodologie della ricerca degli ascolti.

Sento, leggo e partecipo a webinar (al top della noia) in cui si insiste sulla protezione legale del brand, della marca di una stazione Radio. Addirittura si potrebbe difendere il formato di proprio utilizzo, se considerato originale. Sembra un sogno assai fumoso, proprio un sogno. Il mio clock speciale difeso dai soliti copioni. D’altro canto apprendo che RADIO 24 intenta cause su tutto ciò che si chiama “24” come se fosse stato registrato il numero, proprietà tutta esclusiva. Sia la difesa che l’attacco del/al brand sono tuttavia questioni a valle di criticità.

La parte legale

Sin dal 1988 con RTL 102.5 in poi ho depositato i brand che mi interessavano andando di persona all’Ufficio Marchi e Brevetti della Camera di Commercio più vicina. Ovviamente c’è una modulistica che richiede molta attenzione e molto tempo per essere depositata nel modo corretto. E se si hanno dei dubbi o si è già in una situazione complessa e di contesa, allora sì che l’aiuto di uno studio legale specializzato è indispensabile. In quei casi il fatto del deposito in autonomia della marca potrebbe perfino avere un effetto controproducente.

Se non avete alcun contenzioso e preferite la scelta artigianale del “fai da te“, avviate la protezione del vostro brand nelle categorie merceologiche nr. 35 e nr. 38. Sono le aree che proteggono i nomi dei media e quelli dei programmi Radiotelevisivi. Certo, se immaginate che il vostro brand potrebbe essere associato a una linea di pentole, allora dovete estendere la protezione alla merceologia in questione, scelta nell’elenco che vi forniscono all’Ufficio Marchi e Brevetti. Molto tempo e poche centinaia di euro per protezioni fino a 20 anni.

Il brand “Etichetta” e la ricerca CATI

L’indagine ufficiale di ascolto Radiofonico con metodologia CATI, non elettronica e basata sul ricordo degli intervistati, sembra essere il destino. Ma chi segue questo blog ha ricevuto le informazioni dalle fonti sulle modalità e ibridizzazioni differenti per il nostro futuro. Fin quando, tuttavia, vi sarà la CATI alcuni editori continueranno a fare i “furbi”. Peraltro, guai nel chiamarli così. Essi si definiscono “intelligenti”. Brand “Etichetta” con nomi evocabili dai malcapitati nelle interviste telefoniche CATI anche nel caso di non ascolto effettivo.

Proviamo ad esplicitare ancora meglio. Entriamo nell’intervista telefonica di AUDIRADIO. “Le leggerò ora i nomi delle radio che si possono ascoltare nella sua zona. Per ciascuna di esse mi dica se Le è capitato di ascoltarla negli ultimi 7 giorni, e cioè dal… al…”. E olè! Si parte con l’elenco delle emittenti da sottopormi in attesa dei miei “Si” e dei miei “No”. Se amo un format informativo o un genere musicale e lo trovo proposto nella lista di stazioni in modo “anonimo”, potrei anche umanamente dire “Sì”. Potrei, ripeto potrei. Lesa maestà?

La fantasia corre e dopo “Giornale Radio”, “70-80.it” e “Canzoni Napoletane” ora toccherà a “Musica Italiana”. Chissà a cos’altro. Il problema tecnico è che AUDIRADIO ha lo scopo di rilevare l’ascolto delle stazioni (“Ascoltiamo il futuro delle radio italiane”). Ma l’ascolto che viene attribuito all’etichetta e non alla stazione è frutto o di fruizione di altre emittenti oppure di dispositivi diversi dalla Radio. Con un eufemismo, non bello non solo nei riguardi della credibilità del mezzo ma anche in quelli di emittenti che possono essere defraudate.

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Il brand “Simil” e la ricerca CATI

Da un lato ci sono brand “Etichetta” e dall’altro, generosamente stimolate dalla CATI come sempre, abbiamo i brand “Simil”. Lo sport è molto al limite e più pericoloso. Prendo da un brand nazionale un pezzettino, a volte perfino da 2 contemporaneamente per farne un mix assolutamente esclusivo, e uso il mio “Simil” che iscrivo con tutte le mie grandi attese in AUDIRADIO. Nel caso dei brand “Etichetta” l’eventuale contendere si affronta con tutti gli organi istituzionali della società di rilevazione, che deve correttamente tutelare il sistema.

Con i brand “Simil” si può invece incappare in avvocati della controparte che difendono con faziosità estrema i diritti dei loro assistiti, spesso come pistoleri ad alzo zero. E’ il caso della nota RADIO 24 che è estremamente vigile e attiva. A volte esagera, non comprendendo per esempio che non è un “24” da solo usato da una stazione che genera conflitti di mercato e di target, figuriamoci poi di formato. A volte media come nel caso della società che voleva nominare la sua stazione RADIO VENETO 24 e che poi, meglio, ha scelto VENETO 24.

E quindi?

Alla luce del contesto reale, le vere disquisizioni sulla protezione dei marchi riguardano più gli editori che vanno in direzione “Etichetta” o “Simil”. Chi detiene un brand originale senza conflitti e depositato può evitare di perdersi in teoremi e fantasie. La soluzione sana a monte per tutti sta indubbiamente nel miglioramento progressivo della metodologia di rilevazione degli ascolti. Tanto più ci avviciniamo alla rilevazione elettronica in forma ibrida, non solo con il prossimo SDK, tantomeno avremo contenziosi interni ed esterni ad AUDIRADIO.

Nel frattempo si denunciano e lamentano gli effetti degli editori “Etichetta” e “Simil”. Che spesso, fiduciosi dei riscontri della loro propria furbizia o intelligenza (…) estendono l’area di copertura a province dove il segnale magari non c’è o è minimo. Tipico. AUDIRADIO, però, non può trasformarsi in una dependance del Ministero dello Sviluppo Economico e controllare le schede di trasmissione sia legalmente che sul campo. Forse come dissuasore possiamo affermare che i brand “Etichetta” e “Simil” non sono mai ai primi posti. Finora.

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