Young cow in the Swiss mountains
La Svizzera doveva fare scuola spegnendo la FM. Ora la sua Radio pubblica si prepara a riaccenderla. Nell’archivio di Newslinet, però, ogni smentita diventa una nuova accusa contro il broadcast: prima progresso, poi spreco, infine interferenze. Ho messo a sinistra i fatti e a destra le parole. La satira, a quel punto, si scrive da sola.

Cominciamo da Massimo Lualdi. Non per convenienza polemica, ma perché è giusto. Lualdi non è un passante digitale che abbia scoperto la Radio l’altro ieri. È avvocato specializzato nel diritto della Radiodiffusione, giornalista, laureato anche in Sociologia con indirizzo Comunicazione e Mass Media. Opera nel settore Radiotelevisivo dal 1982 ed è fondatore e managing partner di Consultmedia, struttura multidisciplinare impegnata negli ambiti giuridico-amministrativo, strategico, M&A e di advocacy.

È inoltre direttore responsabile di Newslinet, testata tecnico-giuridica che da molti anni costituisce una fonte preziosa per chi opera nell’emittenza. Il suo curriculum e quello della struttura che ha costruito meritano rispetto. Senza ironia.

Proprio per questo sorprende ancora di più rileggere in sequenza ciò che Newslinet ha scritto sulla vicenda della FM svizzera. Il rispetto per la competenza, infatti, non comporta l’obbligo di condividere ogni analisi. E se il giurista conosce il valore dei precedenti, il giornalista dovrebbe conoscere quello dell’archivio. In questo caso, l’archivio è particolarmente loquace.

Non tutta la Svizzera

Cominciamo con una precisazione indispensabile. Il 31 dicembre 2024 non è stata “la Svizzera” a spegnere la FM. Lo ha fatto la SSR, la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo. Le emittenti private hanno invece potuto decidere autonomamente quando disattivare i propri impianti e molte hanno continuato a trasmettere in analogico. La distinzione non è secondaria. È il cuore dell’intera vicenda.

La SSR ha abbandonato una piattaforma mentre numerosi concorrenti l’hanno conservata. Ha pertanto rinunciato volontariamente a una parte della propria distribuzione lasciandola agli altri. E gli ascoltatori non si sono messi tutti ordinatamente in fila per acquistare un apparecchio DAB+, scaricare un’applicazione o collegare lo smartphone all’automobile. Una parte di loro ha semplicemente cambiato stazione. Sorprendente? Non particolarmente.

A sinistra i FATTI, a destra NEWSLINET

I FATTIIL RACCONTO DI NEWSLINET
31 dicembre 2024. La SSR spegne la propria rete FM. L’UFCOM precisa che le Radio locali decideranno autonomamente le rispettive date di spegnimento.Newslinet presenta DAB+ e IP come le “alternative digitali ideali”, capaci di offrire maggiore qualità, varietà ed efficienza. La transizione appare ormai quasi completata.
6 marzo 2025. Soltanto la Radio pubblica svizzera ha completato lo switch-off. Le private sono ancora largamente presenti in FM e gli effetti sugli ascolti cominciano appena a manifestarsi.Il titolo è già una sentenza: “La Svizzera fa scuola”. A seguire l’esempio sarebbe, più precisamente, un solo Land tedesco. Ma “un Land tedesco segue parzialmente la Svizzera” avrebbe avuto meno solennità.
7 aprile 2025. Nei primi tre mesi senza FM la SSR perde il 15% della penetrazione giornaliera. Le flessioni riportate nelle tre regioni linguistiche raggiungono il 18% per SRF, il 25% per RTS e il 29% per RSI.Il titolo sceglie un’altra metrica: “l’ascolto della SSR scende solo di 6 punti percentuali”. Quel “solo” non appartiene alla statistica: appartiene alla linea editoriale.
22 aprile 2025. Nella Svizzera tedesca la SSR perde 370.000 ascoltatori, mentre le private ne guadagnano 260.000 e le emittenti estere 75.000. Newslinet segnala inoltre due milioni di automobili ancora prive di DAB+.Il calo viene definito “fisiologico”, previsto e privo di scosse strutturali. L’esperimento, secondo la testata, starebbe fornendo informazioni preziose ai privati che dovrebbero fare altrettanto dal 2027.
Primo semestre 2025. I dati Mediapulse mostrano che la reach della Radio pubblica diminuisce del 17,9% nella Svizzera tedesca, del 23% in quella francese e del 27,6% in quella italiana. Le Radio private e quelle estere crescono.Newslinet insiste sulla tenuta complessiva del mezzo e sul fatto che non si sia verificato il “crollo temuto”. Vero. Peccato che il soggetto che aveva spento la FM sia proprio quello che perde pubblico a favore di chi non l’ha spenta.
17 luglio 2025. Il progetto di spegnimento comincia a incontrare una crescente opposizione politica ed economica. Le Radio private temono perdite pubblicitarie e trasferimenti di ascolto verso le emittenti straniere.Il digitale viene descritto come una “tendenza ineluttabile”. La FM “perde importanza” e chi vuole riesaminare lo switch-off è già al suo “re-dietro front”.
1° settembre 2025. Il Consiglio federale conferma ancora lo spegnimento entro la fine del 2026, nonostante le preoccupazioni degli editori.Il titolo di Newslinet rafforza la decisione: una proroga sarebbe “dannosa per il sistema”.
Dicembre 2025. Entrambe le Camere del Parlamento svizzero decidono di consentire la prosecuzione delle trasmissioni FM. La SSR riconosce che, senza lo spegnimento coordinato dei privati, non può continuare a rinunciare alla piattaforma e quindi a “una parte significativa del proprio pubblico”.Lo switch-off smette improvvisamente di essere ineluttabile. Newslinet prende atto della decisione e comincia a domandarsi se anche la SSR tornerà in analogico.
21 aprile 2026. L’UFCOM definisce il nuovo quadro: utilizzo volontario della FM, obbligo di presenza anche in DAB+ e concessioni valide fino al 31 dicembre 2034.La tecnologia che sembrava avere già un piede nella fossa ottiene altri otto anni di vita regolamentare. Nessuna resurrezione, naturalmente: soltanto una piccola proroga fino al prossimo decennio.
6 agosto 2026. La SSR prepara il ritorno in FM, indicato per l’autunno, allo scopo di recuperare copertura e ascoltatori.Newslinet individua subito il nuovo pericolo: una “costosa retromarcia politica a danno di contenuti e occupazione”.
9 agosto 2026. Il ritorno della SSR in FM è sempre lo stesso fatto di tre giorni prima.Cambia però il colpevole. Ora la riaccensione riaprirebbe la stagione delle interferenze con l’Italia e il conto verrebbe pagato dagli editori italiani.

Quel meraviglioso “solo”

Il passaggio più interessante dell’intera narrazione è probabilmente quello del 7 aprile 2025. I dati riportati da Newslinet sono sostanzialmente corretti. La quota di mercato della SSR perde sei punti percentuali, mentre la penetrazione giornaliera scende del 15%. Sono metriche diverse e possono tranquillamente convivere. Ma il titolo non dice semplicemente che la quota è diminuita di sei punti. Dice che è diminuita “solo” di sei punti.

“Solo” è un avverbio minuscolo, ma possiede un’energia editoriale formidabile. Non descrive il dato: lo accompagna per mano verso la conclusione desiderata. Quando la SSR perde il 15% della penetrazione giornaliera, la notizia diventa la perdita di “soli” sei punti di share. Quando RSI perde quasi il 29%, si tratta di un effetto fisiologico. Quando gli ascoltatori passano alle Radio private o straniere, il sistema nel suo complesso ha tenuto.

È tutto vero.

Come sarebbe vero affermare che,
dopo avere bucato tre pneumatici,
l’automobile conserva ancora intatto
il 25% delle proprie gomme.

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La Svizzera fa scuola, poi ripete l’anno

Il 6 marzo 2025 Newslinet proclamava: “La Svizzera fa scuola”. La formula era impegnativa. Indicava un modello, una direzione, quasi un’avanguardia europea finalmente liberata dal peso dell’analogico. Quindici mesi dopo, la maestra sta ripetendo l’anno.

Il Parlamento ha fermato lo spegnimento. Le concessioni possono durare fino al 2034. La SSR prepara il ritorno sulla piattaforma abbandonata. E lo fa perché, come essa stessa ha ammesso, non può permettersi di perdere una parte significativa del pubblico mentre i concorrenti continuano a raggiungerla. Il DAB+ non è fallito. L’IP continua a crescere. La digitalizzazione della Radio svizzera è reale e molto avanzata.

A fallire è stata un’altra idea:
che una piattaforma diventata
meno “attraente” perchè analogica
potesse essere considerata
automaticamente irrilevante.

Esclusivo non significa irrilevante

Uno degli argomenti più utilizzati a favore dello spegnimento era che meno del 10% degli svizzeri ascoltasse la Radio esclusivamente in FM. La parola decisiva è “esclusivamente”. Un ascoltatore può utilizzare il DAB+ in casa, l’IP sul computer e la FM in una vecchia automobile. Non è un ascoltatore esclusivo della FM, ma può comunque smettere di seguire una stazione che non trova più sul ricevitore dell’auto.

Misurare soltanto gli utenti esclusivi
significa quindi sottovalutare
il contributo incrementale di una piattaforma
all’ascolto complessivo.
La SSR lo ha scoperto
nel modo più costoso:
spegnendola.

Un colpevole per ogni stagione

La costruzione narrativa di Newslinet possiede una qualità davvero notevole: sembra poter sopravvivere a qualsiasi smentita.

  • Se la FM viene spenta, è il progresso.
  • Se la SSR perde ascoltatori, il calo è fisiologico.
  • Se le private non vogliono spegnere, difendono comprensibilmente i ricavi.
  • Se il Parlamento mantiene la FM, è una retromarcia politica.
  • Se la SSR torna a trasmettere, sono a rischio contenuti e posti di lavoro.
  • Se gli impianti vengono riaccesi, potrebbero interferire con le emittenti italiane.

Qualunque cosa accada, la distribuzione broadcast riesce sempre a sedersi sul banco degli imputati. Cambiano il capo d’accusa e la parte lesa, ma la sentenza sembra scritta in anticipo. È una tesi perfetta perché non può essere smentita dai fatti: ogni nuovo fatto viene semplicemente utilizzato per costruire un nuovo problema.

Cosa insegna davvero la Svizzera

La lezione svizzera non è che il DAB+ sia inutile. E non è nemmeno che la FM debba vivere per sempre. Insegna qualcosa di molto più concreto: la distribuzione non è una religione tecnologica. L’obiettivo di una Radio non consiste nello scegliere il vettore più moderno. Consiste nell’essere ricevuta dal pubblico con la massima semplicità possibile.

La FM offre universalità, immediatezza e un parco ricevitori sterminato. Il DAB+ amplia l’offerta e rende più efficiente la distribuzione broadcast. L’IP permette interattività, profilazione e servizi evoluti. Sono piattaforme differenti. Possono convivere e assolvere funzioni complementari. È precisamente ciò che la Svizzera ha finito per decidere: FM volontaria, presenza parallela obbligatoria in DAB+ e progressivo sviluppo dell’IP. Non uno switch-off. Una strategia multipiattaforma.

Nessun funerale, per ora

Newslinet ha avuto il merito di pubblicare quasi tutti i dati e di documentare anche le posizioni contrarie alla propria narrazione prevalente. Il problema non è l’occultamento dei fatti. È il modo in cui quei fatti vengono gerarchizzati, aggettivati e accompagnati verso una conclusione quasi sempre funebre per la Radio tradizionale. Ma la realtà, ogni tanto, manifesta una fastidiosa indipendenza editoriale.

La FM svizzera doveva essere spenta definitivamente alla fine del 2026. Ora le concessioni possono arrivare al 2034. La SSR, che aveva fatto da apripista, sta tornando indietro per recuperare gli ascoltatori perduti.

Il DAB+ è ancora acceso.
L’IP continua a crescere.
La FM risorge.
Le mucche pascolano
serenamente nei prati.

Manca soltanto il nuovo colpevole.
Ma siamo certi che Newslinet lo troverà.

Photo Credit: iStock.com/by-studio

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