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Una malattia preoccupante cresce anche in Italia; l’irrefrenabile spinta (puramente emotiva) di affermare questo o quel futuro unico del mezzo Radio. Quasi sempre solo IP, perchè mai non si capisce, con l’FM spenta subito, ferro vecchio, e il DAB in declino, che deve ancora cominciare, povero. Deliri e allucinazioni. Una vera schizofrenia, a mio avviso gravemente dannosa per l’Industria della Radio, specie quando giunge da fuoco amico in preda a panici inventati e strumentali. Quel fare da visionari senza visione e da scienziati senza scienza.
Le profezie sbagliate sul broadcast della Radio
C’è una lunga storia di profezie sbagliate sul nostro mezzo. Che non si possono più definire semplicemente delle previsioni sbagliate perchè il tipico accompagnamento con il loro tono messianico le ha rese le barzellette di oggi. Vediamole in sequenza temporale.
- Anni ’80 – “Il CD e le musicassette segneranno la fine della Radio”.
Con l’avvento dei supporti fisici portatili, molti pensavano che l’ascolto personalizzato avrebbe reso la Radio inutile. In realtà, la Radio ha continuato a offrire immediatezza, scoperta musicale e informazione istantanea. - 1995–2000 – “La FM sarà sostituita dal DAB entro il 2010”
Le prime roadmap europee parlavano di una transizione rapida. In alcuni documenti ufficiali si ipotizzava lo spegnimento FM già nei primi anni 2010. Oggi, nel 2025, la FM domina ancora in gran parte d’Europa. - 2000–2005 – “La Radio satellitare sarà la nuova regina dell’Audio”
Negli Stati Uniti l’avvento di XM e Sirius fece prevedere la morte delle Radio terrestri. La realtà: è rimasta una nicchia americana (utile per automobilisti), mai esportata con successo in altri continenti. - 2007–2010 – “Lo streaming online spazzerà via il broadcast”
Con i primi iPhone e l’ascesa di Spotify, si diceva che le onde hertziane sarebbero diventate obsolete. Invece, lo streaming ha affiancato la Radio senza sostituirla: podcast e simulcast convivono con FM e DAB. - 2010–2015 – “Il Regno Unito spegnerà la FM entro il 2020”
Il governo britannico discuteva apertamente di switch-off FM nel 2020. Nel 2025 la FM è ancora in piena attività, usata da milioni di persone ogni giorno. - 2015–2020 – “Il DAB sarà lo standard universale europeo entro il 2020”
Molti report dell’EBU (European Broadcasting Union) davano per inevitabile una transizione completa. In realtà solo pochi paesi hanno fissato date di spegnimento (Norvegia completata nel 2017, Svizzera in corso, altri ancora lontani). - 2018–2022 – “Il 5G Broadcast sostituirà il DAB e la FM”
Le prime sperimentazioni facevano pensare a un passaggio immediato. Nel 2025 il 5G Broadcast resta in fase test in diversi paesi, più come complemento che come sostituto. - 2020–oggi – “La Generazione Z non ascolta più Radio”
Molti analisti hanno scritto necrologi della Radio tradizionale. Ma i dati mostrano che i giovani ascoltano meno FM, sì, ma consumano versioni digitali della Radio (app, podcast, smart speaker). Non è morte: è metamorfosi.
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I perchè delle profezie sbagliate
Sottovalutazione dell’inerzia tecnologica:
cambiare abitudini e dispositivi è lento.
Sopravvalutazione dell’innovazione:
nuove tecnologie non sempre
si traducono in adozione di massa.
Dinamiche economiche:
costruire reti DAB è complesso
e anche costoso per quanto
l’investimento sia condiviso.
Funzione sociale della radio:
servizio pubblico, emergenze, capillarità…
fattori difficili da sostituire.
La morale
Ogni “Fine della Radio”
è stata annunciata più volte,
e puntualmente smentita.
La Radio è un mezzo che muta pelle:
dalla FM al DAB,
dallo streaming al podcast:
è la distribuzione a cambiare,
non la sua funzione sociale
di intrattenimento e di informazione.
Photo Credit: iStock.com/tunatura
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Ricordo che già negli anni ’80 la radio fu data per finita anche per i primi video. Infatti a decretarne la presunta “condanna” era arrivato il brano Video Killed the Radio Star, simbolo di come la televisione e i videoclip musicali avrebbero dovuto sostituirla per sempre. Lo ricordo bene, perché fu tema di lunghe discussioni tra chi la radio la viveva ogni giorno. Il dibattito si fece ancora più acceso con la nascita di VideoMusic, il primo canale interamente dedicato ai video musicali: in molti erano convinti che, di fronte a un simile fenomeno, la radio non avrebbe avuto più ragione di esistere. Ricordo un convegno organizzato da una scuola, dove alcuni “esperti” arrivarono a dichiarare che ascoltare una canzone senza vederne le immagini fosse ormai superato, e che la pubblicità televisiva fosse infinitamente più efficace di uno spot radiofonico.
Ricordi benissimo, caro Salvo. Grazie per la tua utile integrazione. Certo, più gufano la Radio…