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Con la partenza dei “nuovi palinsesti” di settembre è come se gli operatori Radio tirassero la linea tra ieri e domani. Quello che è stato, è stato. Ora c’è il “nuovo palinsesto”. Un reset per la mente dei Radiofonici e soprattutto per il loro asse del tempo interiore. Come se, in quella formula un po’ nuova e un po’ no, ci fosse la soluzione dei problemi dello ieri e soprattutto il tesoro del domani. Il miraggio della crescita degli ascolti. Sì, in questo contesto il palinsesto che ci si accinge a mettere on-air è un po’ come uno Space Shuttle che deve andare in orbita.
In tutta questa orchestra di buonismo e soprattutto di buoni auspici alla partenza della nuova stagione (che brutto termine), mi sono sempre sentito in minoranza. Un cane sciolto che non accetta l’ordine precostituito. Assicuro tuttavia che non si tratta di mal di pancia o di aspetti emotivi. C’è molto di razionale per ritenere che il lancio dei “nuovi palinsesti” sia fuorviante se non marginale come importanza nell’attività di un anno. Una liturgia che appartiene a una tradizione ma che potrebbe rappresentare anche un limite culturale e forse anche funzionale.
Il miglioramento continuo
Da sempre sono fautore in Radio del miglioramento continuo. Che non è rimandare tutto al rinnovo di palinsesto, con le nuove idee o i nuovi ingressi che restano in parcheggio magari per molti mesi. Nossignori. Ogni settimana, ripeto ogni settimana, lo station manager e tutti i suoi più stretti collaboratori devono porsi una sola domanda: “Che cosa miglioriamo nella nostra Radio la prossima settimana?”. E per concretizzare il miglioramento continuo perchè non sia solo un lampo debbono dotarsi delle riunioni necessarie per mettere tutto a punto.
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Il gruppo di lavoro che sta a capo di una Radio può e deve prendere decisioni nella arrmonia con il management e col supporto di tutte le analisi e ricerche esterne o interne disponibili. I passi devono essere continui, ogni settimana. Solo così gli ascoltatori possono pensare: “La Radio XYZ sta crescendo, caspita”. Questo è il seme della crescita di ascolti e non il nuovo palinsesto da settembre. Peraltro concentrarsi su settembre vuol dire prendere decisioni nel periodo in cui dalla ricerca ufficiale non si hanno ancora i volumi per analisi più profonde!
Il calendario di AUDIRADIO
AUDIRADIO, come tutte le precedenti ricerche ufficiali, ha un suo calendario di rilevazioni che viene suddiviso in 4 trimestri. Quest’ultimi, accoppiati a due, compongono i semestri. Il secondo semestre, e con lui il terzo trimestre, quest’anno ha avuto origine il 24 giugno e poi si concluderà il 13 ottobre. Con una pausa, attenzione, tra il 29 luglio e il 1° settembre. Ora, molte emittenti a luglio cominciano ad abbassare la saracinesca e proprio dei programmi di massima importanza. Non commento. Ma non c’è solo il problema della pausa allungata.
Se già interveniamo con chiusure anticipate dei programmi e poi sperimentiamo con scelte troppo economiche ad agosto soluzioni dubbie, alla fine del trimestre avremo collezionato un pasticcio di situazioni. E il terzo trimestre, oltre all’intero secondo semestre, saranno per noi un rebus che non ci farà capire molto; ci lascerà invariati nel rimedio fittizio del nuovo palinsesto. Il problema a monte è la continuità. C’è già la televisione che per più di 4 mesi l’anno fa infuriare, giustamente, i telespettatori per la bassa qualità. La Radio, vi prego, no.
Photo Credit: iStock.com/Дмитрий Ларичев
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