FACCIAMO IL PUNTO… SULLE CURVE

L’osservazione sui dati d’ascolto spesso si ferma alla performance della propria stazione; ci si accontenta di un “stiamo andando bene” o di un “dovremmo andare meglio”, oppure di altre sintesi superficiali. La grandissima quantità di informazioni che invece è contenuta nel rilascio dei semestri di rilevamento, sia nei volumi che su nastro, si trova frequentemente inviolata in file mai aperti o affrontata solo dalla libera e spontanea ricerca dei più pazienti e interessati ai dettagli. In realtà e per la stessa crescita della singola stazione è fondamentale per gli operatori comprendere quali siano i comportamenti generali dell’ascolto in tutti i vari momenti della giornata e della settimana anche attraverso la sintesi visiva particolarmente efficace delle curve. Bene. Vogliamo vedere insieme 3 curve assai significative?

I dati sono i più recenti, quelli del 1° semestre 2016, che sono stati messi a confronto con quelli omogenei dello stesso semestre dell’anno precedente, il 2015. Il riferimento è nazionale, tutta Italia. Nota utile per tutti gli operatori delle Radio locali. I comportamenti degli ascolti hanno variazioni su base locale; se la vostra emittente non è nazionale è particolarmente vantaggioso analizzare i dati e osservare le curve che si riferiscono all’ascolto generale limitato esattamente all’area di ascolto della vostra emittente. Con i software di analisi degli ascolti non è difficile ricavarli.

Ora dedichiamoci alla prima curva; ascolti nel quarto d’ora per media oraria limitati ai giorni dal lunedì al venerdì.

facciamo-il-punto-sulle-curve-lvDi fronte a una curva chiara il fatto di commentare rischia di non aggiungere nulla ma in questo caso la preoccupazione è tuttavia che non si perda nulla. Prima di tutto osserviamo che la curva è in crescita rispetto all’ultimo anno in 2 porzioni di giornata molto significative, quella del mattino dalle 6 alle 10 e quella del pomeriggio dalle 13 alle 17. Peraltro ciò è merito dell’ascolto mobile, già da tempo maggioritario e sempre più determinante per la crescita del mezzo.

Più in generale è bene trarre alcune conseguenze. E’ fondamentale “aprire la saracinesca”, per chi non operi in diretta 24 ore su 24 (purtroppo pochissimi), al più tardi, ripeto, al più tardi alle ore 6:00. E’ evidente nei numeri che l’ora delle 6:00 conti più di quella delle 20:00 per non parlare di quelle successive.

A mio avviso parlare di “drive time” come di un momento di picco di ascolto per i movimenti per e dal posto di lavoro con questa curva non ha più alcun senso. Perché? Il mattino, il momento clou della giornata, ha una quota di ascolti simultanei superiore ai 10 milioni di persone fino alle ore 12. Oltre 10 milioni fino alle 12! Se di “drive time” si tratta, beh… è proprio lunghissimo… Il punto è che il “drive time”, inteso come ascolto dall’auto, coincide con quasi tutta la giornata dato che non ha ormai ore deboli. Occorre entrare in una nuova consapevolezza di “drive time” e la curva aiuta a dedurlo.

E il sabato?

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Per numeri e importanza il sabato è da considerare il “sesto giorno della settimana”. Per favore… no repliche, no programmi registrati… no a tutto quello che non comprende la rilevanza assoluta del sabato e di rivolgersi anche in quella giornata al proprio meglio verso gli ascoltatori. C’è molto da lavorare in tal senso, anche in primarie emittenti nazionali. La Radio è un servizio pubblico a libero accesso 24/7, non dimentichiamolo mai. Non è un attività che “apre” e “chiude” in orari determinati e nemmeno in giorni della settimana che vedono i più poter staccare la spina dal loro lavoro. E’ il prezzo del lavoro più bello del mondo.

Ecco la domenica.

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I numeri qui sono oggettivamente un po’ più bassi ma non c’è nulla che giustifichi trascuratezza o palinsesti registrati e freddi. La curva del mattino porta al picco con almeno 2 ore di ritardo ma il pomeriggio è estremamente solido.

Da riguardare con calma. Buona visione delle vostre curve…

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