RESOCONTO del 1° CONTENT FORUM: RADIO e INFORMAZIONE

— Lunedì 3 dicembre 2018 —

Nove valorosi partecipanti hanno presenziato e contribuito oggi alle ore 18:00 al battesimo del 1° CONTEST FORUM dedicato al tema RADIO e INFORMAZIONE. Si è trattato di una tavola rotonda on-line, un dibattito paritetico tra operatori che desiderano confrontarsi ed elaborare delle idee su vari aspetti del mondo della Radio. Le regole sono semplici; ci si iscrive on-line, se lo si desidera si scrive nel form di partecipazione uno spunto/provocazione che sarà affrontato da tutti e poi alla data e all’ora prefissati ci si trova e si dibatte sul tema e sulle questioni sollevate.

I 9 partecipanti hanno un nome, un cognome e una professione. Tommy De Robertis, conduttore. Gianluca Di Girolamo, consulente. Lello Orso, consulente. Francesco Vitale, giornalista. Maurizio Borbone, conduttore. Maurizio Santi, conduttore. Enrico De Rossi, conduttore. Emanuele Scatarzi, editore. Claudio Astorri, consulente.

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Il primo spunto/provocazione affrontato (a cura di Enrico): “L’informazione locale è davvero un argomento che può interessare il pubblico? Come si può rendere attrattiva l’informazione locale?“.

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Enrico: “Ci si deve occupare di informazione locale perché, così si dice, c’è modo così di combattere meglio lo strapotere delle Radio nazionali. Questa cosa si dice ma poi non c’è mai nessuno che si metta a farla. C’è stato un esperimento nella mia regione, il Veneto. Una Radio provinciale aveva ascolti un po’ così così e a un certo punto i responsabili hanno deciso di colpo di sospendere i programmi di intrattenimento e di puntare decisamente sull’informazione. Il risultato fu disastroso. La Radio si ritrovò dopo un po’ di tempo con la metà degli ascolti di quelli già esigui che aveva in precedenza. Fallimento assoluto. La domanda è: hanno sbagliato qualcosa? L’informazione locale non interessa al pubblico? Oppure ancora c’è un modo che poi è il mio cruccio di trasformare notizie più o meno di interesse in qualcosa che abbia un appeal presso il pubblico?”.

Tommy: “Avevo fondato una piccola Radio a Novara e quindi mi occupavo dell’informazione. Per quanto riguarda quella nazionale avevamo scelto il circuito InBlu. Per quella locale ci siamo arrangiati perché una piccola emittente ha difficoltà economiche e quindi non si può permettere giornalisti di un certo livello. Noto che ancora oggi questa è rimasta come difficoltà, la capacità di fornire notizie proprio sul luogo. Noto tuttavia che le Radio un po’ fatte in casa e con il podcast aiutano un certo sistema. Il discorso delle Radio nazionali, specie con l’ulteriore avvento di Radio Mediaset nel nostro settore, è completamente diverso, si è ulteriormente evoluto in quanto sussistono risorse e attrezzature oltre che giornalisti di una certa caratura”.

Gianluca: “Sulla informazione nazionale ci sarebbe molto da dire. Ho lavorato anni fa per un progetto locale che esiste ancora e che si chiama Babboleo News e che opera su Genova. Lì ho capito un sacco di cose dell’informazione locale che secondo me non sono mai state sviluppate altrove in modo pertinente, forse con la giustificazione della mancanza di risorse sia economiche che umane. Forse. il 9 febbraio del 2005 nacque pertanto il progetto di una Radio All-News, con un po’ di difficoltà ma fu un’esplosione. Grande sperimentazione nei primi 2 anni. La cura della notizia verso il locale deve essere l’alchimia vera. Le altre sono solo giustificazioni. Sono convinto che esista un forte mercato in ambito locale. Bisogna saperlo individuare e servire in una maniera corretta”.

Claudio: “Ci sono due parole magiche. Una è news e l’altra è talk. Ancora prima di progettare RADIO 24, stiamo parlando della notte dei tempi, ho visitato tante stazioni News/Talk negli USA, proprio perché ero appassionato. A dire la verità in quelle stazioni ho visto pochi giornalisti, molti talk-jockey e moltissime persone a presidiare i telefoni e a rispondere a tutto il mondo della interattività che oggi è social. A mio avviso siamo noi in Italia ad avere un concetto di Radio di Informazione un po’ paludato, un po’ da Ordine dei Giornalisti. Perfino le Radio locali di Roma, non sempre ma spesso approssimative, sghimbesce, contradditorie e decadenti, ci hanno insegnato che quello che conta è la parola. Quello che conta è l’intenzione, quello che conta è il conduttore che racconta le notizie, le rende disponibili, coinvolge gli esperti e interagisce col pubblico. Quindi la mia perplessità è la seguente: non è che abbiamo un concetto di Informazione che è troppo sacro quando lo avviciniamo alla Radio?”.

Maurizio B: “Non c’è dubbio. E’ così. Tempo fa avevamo affrontato lo stesso discorso. Ad esempio negli U.S.A. il concetto di Talk è esteso a rubriche e a tutta una serie di servizi che in Italia sono a margine di qualcosa; invece lì sono il fulcro del formato Talk. Secondo me in Italia si ha paura proprio di questo, di realizzare il formato così e poi di venderlo. Tornando anche all’esperienza in Veneto si è aspettato anche poco; un anno non basta, si tratta di dinamiche che vanno affrontate in un tempo un po’ più lungo”.

Emanuele: “La Radio del Veneto di cui ci hai parlato come forniva le News? Era Breaking News, aveva un suo GR, come era strutturato?

Enrico: “Certamente c’erano GR locali ma specie al mattino alcuni tipici approfondimenti “Dentro la Notizia”. A mio avviso erano le notizie a non essere per nulla interessanti. Vorrei entrare dentro i contenuti. Il popolo italiano vuole interessarsi di politica ma quando si entra nel merito della stessa, quella fatta da consigli comunali con delibere, regolamenti e quant’altro l’italiano si spaventa. Sentire in Radio la diretta del consiglio comunale con la delibera del giorno secondo me non è molto interessante per il pubblico. Ribadisco, per il pubblico”. 

Emanuele: “C’è un esempio a Verona, uno dei tanti esempi, che è un giornale vendutissimo, e che a mio avviso non è nemmeno scritto benissimo, che è l’Arena. E’ il classico giornale locale che leggono tutti. Lì ci sono notizie, e soprattutto notizie di cronaca. Probabilmente ogni regione deve avere il suo taglio, il suo formato. Lì sembra che le notizie funzionino molto e su un target abbastanza ampio. Certo, poi concordo che il consiglio comunale non abbia tutto questo interesse per il pubblico. probabilmente occorre stare sulla cronaca. La cronaca e i fatti del territorio, magari espressi al meglio. Concordo poi con Maurizio che sia poco un anno per capire dove andare.

Claudio: “Racconto quanto accaduto nella progettazione di RADIO 24. Lì si è partiti da una mission: cosa accade di interessante e cosa è utile sapere. Credo sia molto importante creare i palinsesti partendo dalla missione. Noto che molti fanno il contrario. Molti partono dai mille programmi e dai mille contenuti che possono essere interessanti per una Radio di Informazione e poi salta fuori un mosaico complesso come capita a molte emittenti generaliste locali che non riescono ad essere interessanti quasi mai, proprio perché tutta quella parcellizzazione orizzontale è dispersiva. Immagino che una missione simile potrebbe essere sviluppata anche per una Radio locale. Che cosa accade di interessante e cosa è utile sapere significa combinare l’informazione all’utilità delle persone, le informazioni che possono aiutare a vivere meglio. Aggiungo poi anch’io una provocazione. Non è che le Radio debbano poi essere le pro-loco di una volta per il territorio locale? Dovrebbero svolgere nei confronti degli ascoltatori un’opera di valorizzazione sottolineando il piacere di vivere nella città. Fare quindi una Radio di informazione che non includa il lato dell’utilità e di vicinanza al territorio mi sembrerebbe un progetto monco e poco Radiofonico, una banale replica audio di qualcosa che sta sulla carta stampata. Ad esempio come rinunciare alle famose News You Can Use? Che non sono necessariamente solo i turni delle farmacie”.

Francesco: “Parto un po’ dall’esperienza della Radiofonia locale. Vivo e lavoro a Roma dove la realtà della Radiofonia è un po’ complessa. Avendo una agenzia di informazione Radiofonica, una sorta di InBlu laica, lavoriamo per una serie di emittenti Radiofoniche che in modo autonomo non hanno la possibilità di avere materiali e di accedere a notizie e a cui noi produciamo dei contenuti. Stiamo provando con l’esperienza locale. Noi diventiamo una sorta di redazione distaccata sul territorio. Quindi diventiamo come un punto di riferimento per le differenti esigenze delle emittenti Radiofoniche. C’è chi ci dice di non sapere nemmeno dove recuperare i contenuti e si affida a noi completamente per la redazione di 2, 4, 8, 10 o più GR al giorno. C’è invece chi ha dei collaboratori sul territorio ma non è in grado di costruire un vero e proprio pacchetto giornalistico e ci fornisce dei contenuti da inserire nella nostra produzione per l’emittente. Ad esempio i collaboratori vanno al consiglio comunale e registrano un’intervista con l’assessore. Ci sono vari casi in questo senso. Questa attività dell’agenzia di informazione è interessante perché ti permette di entrare in contatto con il territorio. Il problema delle emittenti che non comprendono questo valore basilare della Radiofonia locale è che poi scimmiottano i grandi network. A titolo di esempio se sono una piccola Radio è inutile che mi metto a realizzare la classifica dei più venduti che già i grandi network realizzano in modo eccellente. Assai più utile è aprire parentesi locali su ciò che avviene proprio nel territorio dell’emittente specifica”.

Claudio: “Francesco, proprio in riferimento alla funzione di redazione remota della tua agenza di informazione, quali sono i contenuti più interessanti che vedi transitare tra le Radio locali e i loro territori

Francesco: “Mantenendo la riservatezza sui nomi, c’è una emittente molto virtuosa che ci invia contenuti quotidiani che noi veicoliamo. Apro una riflessione sullo sport locale. Noi abituati alle grandi partite come agenzia abbiamo dovuto fare un grande studio per comprendere mister, giocatori e Presidente di tantissimi squadre che sono oltre la serie C e D. Però tutte persone importanti. E con un livello di passione e partecipazione in quello che fanno davvero rilevante. Poi ci sono le notizie che riguardano le decisioni di un comune piuttosto che di un altro e ancora notizie che magari un network non darebbe mai; per esempio un lupo che vaga nelle valli di una provincia. Nel caso della Radio locale può esserci qualcuno che l’abbia avvistato e ne offre il racconto. E’ qualcosa che differenzia. A volte ancora ci sono poi notizie locali che diventano utili anche in ambito nazionale. L’esempio di Genova e del ponte Morandi. L’emittente che serviamo nei dintorni di Genova ci ha fornito informazioni locali e utili su quanto stava avvenendo che in realtà abbiamo potuto utilizzare a livello nazionale per i GR appositi del nostro circuito di emittenti. I contenuti comunque variano di regione in regione, di mentalità in mentalità”.

Claudio: “Oltre alla storia del lupo, che mi appassionato, ce ne sono altre da raccontare, Francesco?”.

Francesco: “Macchine d’epoca che vagavano, abbandonate. Poi in una stradina si intravede un drone che insiste sopra una certa abitazione; solo dopo denunce e grandi tensioni si capisce che è il fidanzato di una lei a volerle fare una sorpresa nell’imminenza del loro matrimonio”. 

Maurizio S: “Mi era venuta un’idea tempo fa proprio sulle dirette dei consigli comunali; farne un edit sotto forma di fiction. Ci sono litigi, voci rabbiose. Con una voce fuoricampo si può generare maggiore attenzione per un contenuto che comunque ha interesse a livello locale”.

Enrico: “Tutto quello che si sta dicendo è molto interessante e conferma la mia analisi. Dove aveva fallito l’emittente veneta? Sull’attrattività delle notizie, sulle storie che non venivano raccontate, sulla conduzione completamente affidata a giornalisti non affiancati da un conduttore. La somma di questi aspetti ha condotto alla chiusura”.

Lello: “Dobbiamo considerare un aspetto importante. In Italia non abbiamo uno storico sulle emittenti News/Talk. L’unico esempio è quello che ha progettato Claudio anni fa, era quello di Radio 24, quindi non abbiamo un background sostenibile per una Radio di parola. Questo è un punto di partenza molto importante. Sostenere un format di una Radio di parola non è cosa semplice, perché noi abbiamo un passato della Radiofonia privata italiana che è tendenzialmente se non esclusivamente musicale. La parte dell’informazione, anni addietro, l’ha sempre fatta la RAI e quindi nel mercato locale o inter-regionale, ma anche in quello nazionale, costruire una cosiddetta “Talk Radio” come la chiamano gli americani non è per niente facile. Io lo so perché il mio testimone di nozze è sposato con la direttrice di una Talk Radio a Toronto, in Canada. Si chiama 680 News. Il loro formato che conosco molto bene tra l’altro ha un flow molto preciso cioè le aperture centrali, i lanci, le dinamiche, le lunghezze, tutto è spettacolare. Se noi vogliamo costruire un format che abbia la sua dinamicità anche nel mercato locale dobbiamo seguire l’esempio di chi ha inventato sia la Radio locale che quella di parola. Creare un mix tra fonti nazionali e locali molto ben bilanciato è una cosa che teoricamente potrebbe funzionare. Attenzione, però. Dietro a ciò deve esserci uno studio molto preciso sul da farsi. Claudio ha detto una cosa molto precisa, bisogna capire esattamente cosa fare. Quali sono gli argomenti? Qual è la mission di questa rete? Dobbiamo fare la Radio di un certo tipo che parla solo di sport, che parla di politica oppure facciamo un tutt’uno? Secondo me occorre partire da questo presupposto e poi a valle di questi ragionamenti costruire il prodotto finale”.

Gianluca: “Credo che la chiave sia quella di rendere ciò che per la gente non è spettacolare, come la parola, tradurla in qualcosa di impattante. Credo che rendere spettacolare una Radio di informazione sia più che necessario. Radio 24 nel progetto originario non era quella che è oggi. La considero una Radio di opinione, che è un’altra cosa. Non è servizio puro. La Radio di servizio, ancorché in ambito locale, è da codificare nell’ambito di parametri precisi. Nasce dalle risorse, dalla capacità di costruire delle storie. Ogni volta che parlo con delle persone anche giovani lamentano oggi la mancanza di contenuto sulla Radio. Mancano contenuti. E manca la combinazione di spettacolarità e contenuto. Babboleo News era una Radio con un ritmo altamente spettacolare. Lavorando con una Radio composta di giovani tutto ciò è stato possibile. Si è trattato di 10 persone che provenivano talora da stage a IL SECOLO XIX o a PRIMO CANALE e si copriva la programmazione dalle 6 alle 22”.

Claudio: “Quella su cui ha lavorato operativamente Gianluca è però, per chiarirci, una Radio con formato All-News, dunque una stazione sì ritmica ma con rubriche e approfondimenti in non più di 3 minuti. Al massimo possiamo definirla una News/Talk. Ti sintonizzavi per 20 o 30 minuti e sapevi cosa stava accadendo a Genova. Sinceramente sposterei la discussione più in ambito Talk dove probabilmente troviamo anche soluzioni al tema che pone Maurizio, quello dei costi. Ai tempi degli inizi di RADIO 24 ricordo che il conflitto principale tra i 2 azionisti era proprio sulla strategia Talk. Mentre il gruppo SPER guidato da Gianni Miscioscia e con me consulente operava per una scelta con redazione snella dietro le quinte ma con grandi talkers on-air, come Giancarlo Santalmassi, il Gruppo 24 Ore agiva per la strategia opposta; ficcarono nell’emittente decine di giornalisti da mandare anche in onda e quella emittente divenne una Radio a programmi. Lì si parla di musica classica, in quell’altro spazio dei bambini, ma c’è anche la cucina e poi l’innovazione, programma immancabile. Insomma, rovesciata la strategia Talk. La domanda che a questo punto vi giro è la seguente: ci sono in Italia, specie a livello locale, dei validi Talkers che siano in grado di sostenere 2 o 3 ore in onda occupandosi di ciò che sta succedendo nel loro territorio?”.

Lello: “E’ molto difficile quello che chiedi, Claudio. Io ascolto molto le Radio. Mi capita di imbattermi in quelle più grandi e in quelle più piccole. Intercettare persone che abbiano carisma, essere un host per una Radio di parola, insomma, bisogna essere molto bravi. Estremamente difficile.

Claudio: “Lello, non voglio insistere ma ti e vi pongo una domanda più specifica. Prendiamo quelli come Tommy, come Enrico. Quei conduttori con decenni di esperienza nell’intrattenimento o nella Radio prevalentemente musicale, in alcuni casi, non si possono candidare, non possono effettuare il passaggio, percorrere il ponte tra un tipo di esperienza e quella della Radio di parola?”.

Tommy: “Certo Claudio, certamente. Secondo me noi che abbiamo fatto Radio tempo fa abbiamo perso la voglia di parlare come facevamo nei primi anni della Radiofonia italiana. Ci si inventava la trasmissione. Abbiamo perso il rapporto tra noi che eravamo una compagnia di amici, che cercavamo di imparare il mestiere, e il pubblico. Era una relazione come quella che si instaura in un bar. Abbiamo smesso di relazionarci al pubblico come se fosse un amico. Ci siamo stancati per copiare poi i grandi network”. 

Gianluca: “Ed è partito da quel momento lo scimmiottamento, la copia passiva verso personalità che non possono essere nemmeno per appartenenza parziale. Ed è per questo che Lello non trova all’ascolto alcuna personalità che possa essere pronta per la nuova sfida. Potrebbero invece sviluppare una propria identità e personalità affacciandosi semplicemente dalla finestra dello studio, dove c’è il pubblico”.

Francesco: “Non solo. Ma si sta perdendo non solo la identità e la personalità. Ci si sta lasciando anche a queste forme di Radio Visione, con la webcam sempre puntata. Sono un nostalgico della Radio, dei tempi che furono anche se ero molto piccolo; ascoltando e immaginando dalla voce una personalità costruivo un mondo. Si stimola la fantasia. Mi viene in mente che in Radio RAI per selezionare i Radiocronisti per gli eventi sportivi si collocavano le persone davanti a un muro bianco a le si chiedeva di descrivere la partita. E il candidato guardando questa parete bianca doveva raccontare l’evento. E’ quello che qualcuno di voi dice; è un affacciarsi alla finestra per guardare quello che succede. Purtroppo se prima potevamo andare in onda anche spettinati oggi si passa dal trucco. E ci stiamo dimenticando anche dell’orizzontalità. Ci si dimentica che il pubblico non ci vuole percepire dall’alto. Bisogna riscoprire la bellezza del noi. Sono nervoso, sono in auto; quelle parole ben espresse mi aiutano a superare un certo momento della giornata. Si rischia di perdere tutto ciò anche a livello locale”.

Tommy: “E’ verissimo quello che hai detto perché l’ho riscontrato dove ho sempre lavorato, a Novara città. La voce faceva si che la gente si incuriosiva, si innamorava anche delle nostre sciocchezze. Molti conduttori avevano poi il seguito del pubblico anche in discoteca perché sostanzialmente erano amici degli ascoltatori. Questo atteggiamento l’abbiamo perso anche noi, i cosiddetti anziani della Radiofonia”.

Gianluca: “Ogni tanto mi piace ascoltare e narrare storie del passato ma in verità sono sempre proiettato in avanti. Il patrimonio che abbiamo acquisito lo dovremmo rendere attuale. E quindi bisogna guardare avanti e non indietro. Gli accessi alla Radio negli ultimi 20 anni sono completamente cambiati; è completamente cambiato l’utilizzo del mezzo. Ascoltare e sentire sono 2 attività completamente diverse”.

Emanuele: “Cerco di riassumere alcuni termini della discussione. Gianluca racconta che nella sua esperienza di Babboleo News c’era un anziano o comunque un esperto e poi dei giovani a cui si è trasmessa la competenza. Formare i giovani è fondamentale, saranno loro gli operatori che faranno andare avanti questo mezzo. C’è un vantaggio. Sono grezzi. Hanno ancora la possibilità di non scimmiottare più i grandi network. Quando noi ascoltavamo o iniziavamo a fare la Radio nel 1974-1975 ascoltavamo la RAI, il fine dicitore. Adesso questo non esiste più quindi sono cambiati i termini di paragone. Altra cosa. I contenuti. Oramai i contenuti sono fondamentali. I juke-box sono finiti. Ormai i ragazzi vanno su Spotify. Continuare a proporre in Radio dei juke-box, e sono un protagonista di questa cosa che spero che cambi, è assurdo. Bisogna metterci dei contenuti, ma dei contenuti di rilievo. Il sensazionalismo del Web ad esempio funziona e deve essere codificato in chiave Radiofonica. Altra cosa ancora. La Radiovisione. Non è la Radio, è un’altra cosa, è un sistema di comunicazione differente dalla Radio. E’ vero che la Radio dovrebbe essere trans mediale come dice giustamente Claudio ma è anche vero che la Radio è immaginazione. E’ la nostra parte femminile, quindi è l’immaginazione. Se le persone immaginano stanno meglio, se vedono può darsi che cambiano Radio. Adesso con le App e con l’opportunità di avere in auto la fruizione multi mediale ci sono anche delle esperienze IP che bisogna rispettare anche se Claudio è convinto che la Radio in FM resterà dominante anche con Alexa, la nuova diavoleria che sta assorbendo la maggior parte degli italiani. Rifletterei su questo fatto. Non dico tornare alla vecchia Radio ma tornare alla Radio di immaginazione con nuove leve. Abbiamo un bagaglio culturale e di esperienza che bisogna trasmettere. Non possiamo continuare a stare lì fermi e statici, gli altri vanno avanti”.

Claudio: “Vorrei che ci focalizzassimo sulla mission e sul cuore della progettazione. Cito il senso di responsabilità. Negli USA non è obbligatorio trasmettere informazione, come invece da noi. Fino a pochi anni fa è stato invece imposto, obbligo ora caduto, di mandare in onda campagne sociali. Qui i governi impongono i giornalisti, i giornali Radio, il quantitativo di informazione, negli USA si sosteneva invece che le Radio possano trasmettere quello che vogliono a condizione di mantenere un impegno verso la comunità locale, almeno un comunicato autoprodotto di 30″ ogni ora. Al di là degli obblighi credo che sia vincente la Radio News/Talk che si carica sulle spalle un po’ di responsabilità sociale verso la comunità locale. Iniziative sociali, dunque a coinvolgere esperti e pubblico. Ho poi un’altra provocazione che riguarda le storie di successo che vengono dall’economia, dalle aziende. Un danno della cultura dell’ordine dei giornalisti è che quando si vuole parlare di un’azienda a livello locale che impiega 200 persone e che ha spaccato in 20 mercati internazionali si grida alla marchetta. E non si copre il fatto, la storia di successo. Sono convinto che, ovviamente senza ripetere eccessivamente l’approfondimento perché in quel caso l’accusa di marchetta è giustificata, sia fondamentale annoverare le storie di successo delle aziende all’interno dei contenuti di una Radio News/Talk”.

Tommy: “Voglio allacciarmi a quanto sta dicendo Claudio perché sul progetto di RADIO 4 YOU stiamo usando la vecchia maniera di fare Radio con le nuove tecnologie e le nuove piattaforme, la Radio 4.0”.

Maurizio S: “Il difficile è diventare la Radio di riferimento per la comunità locale; è un bel lavoro. Avere la credibilità di poter dare delle notizie, di servire la gente ma anche di essere il punto di riferimento in modo da essere ascoltati”.

Claudio: “Bisogna anche porsi in questo modo. WGN-AM, una Radio di Chicago degli anni ’20 che ho visitato più volte, scelse come lettere W-G-N proprio per poter esprimere anche come slogan: “What’s Going oN”. Che cosa succede? Se ricordo bene anche Babboleo News aveva come slogan “Cosa succede in Liguria?”. In altre parole se non si è più che espliciti nella stationality e nella comunicazione, se non si è persuasivi nella configurazione della offerta, come i Radiofonici sanno fare, allora è difficile anche aspettarsi una domanda fluente o crescente”.

Maurizio S: “Sono d’accordo ma mi riferivo al fatto che siamo sommersi da informazione da Internet, da Whatsapp un po’ dappertutto e quindi riuscire ad essere un punto di riferimento senza veicolare altri media come riferimento della zona resta una grande sfida”.

Enrico: “Ho trovato risposte interessantissime al mio spunto/provocazione, al 90% sono anche d’accordo con gli stessi. Ecco, non sono proprio in linea con chi sosteneva che un tempo c’erano più contenuti. Per me è esattamente il contrario”. 

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Il secondo spunto/provocazione affrontato (a cura di Emanuele): Target primario 60-85, folk generalista locale“.

Emanuele: “Non sono ancora diventato un editore delle onde medie. Ho un decreto autorizzativo provvisorio. E stiamo combattendo per altre 2 o 3 frequenze. Stiamo cercando nel contempo di fare promozione alle onde medie attraverso una associazione. Dalle indagini di ascolto è possibile vedere una sorta di edge, di limite, con i 55-64 anni. Oltre quell’età l’ascolto scende e ci si riferisce a pensionati principalmente. Molti conoscono nel Veneto Radio Sorrriso; è un formato molto ben fatto, strutturato. Ho notato facendo una sperimentazione con una trasmissione in onde medie proprio nel Veneto che la Radio indirizzata a questo tipo di pubblico, un pubblico semplice, popolare, che ama il liscio, che ama la canzone italiana classica ha un ascolto fidelizzato impressionante. E sono persone che hanno capacità di spesa e che dunque in qualche modo possono acquistare. Oramai siamo una società di pensionati. C’è un valore in questo gruppo che non viene mai menzionato nelle indagini di ascolto, visto che anche la vita si è allungata”.

Claudio: “Su quel target di età ho appena scritto un post sul mio blog rammaricandomi del fatto che Radio Maria non si sia più iscritta alle indagini di ascolto dopo il 2014. Aveva l’1,79% di share nazionale, dunque oggi abbiamo quasi un 2% degli ascolti che purtroppo non ha titolarità. Target oltre 65 anni, prevalentemente donne, Radio Maria ha dimostrato di rappresentare un elemento di offerta rilevante per quel gruppo di età. E vengo alla domanda su quel target, provocatoria. Una Radio come quella che hai descritto, Emanuele, ha bisogno di informazione locale?”.

Emanuele: “Assolutamente sì. L’informazione locale è fondamentale in questo tipo di Radio e dovrebbe essere molto semplice, con qualche approfondimento ma più che altro su temi di cronaca. Questo però può essere traslato un po’ proprio alle onde medie; queste raccolgono tutti coloro i quali sono abituati ad ascoltare la Radio con la manopola. Ci sono molti anziani e molti appassionati. Mi sono inoltre stupito nel comprendere quante persone ascoltino il liscio. Cantando e Ballando su Rete Italia è un esempio di quanto sto affermando. Le Radio locali stanno tutte morendo ma è proprio la Radiofonia del territorio quella che può essere più redditizia. Bisogna ritrovare quel modo familiare di comunicare, come diceva Tommy, e riconquistare il pubblico e l’utenza. Questa idea di Radio la vorrei sviluppare anche con dei giovani. Per comprendere la Radio bisogna conoscerne tutti i vari formati e questo è una componente del percorso. Parliamo poi di storytelling che ora va molto di moda. E’ raccontare una storia, è rendere partecipi gli ascoltatori su una storia. La storia può essere quella di un’azienda, magari raccontata in chiave emotiva, che è forma espressiva ben diversa da uno statico spot da 30″ o da 60″ come da modello americano. Occorre occuparsi poi degli stessi protagonisti dell’azienda. Un esempio. Il fioraio che sta a fianco del benzinaio viene in Radio, racconta la sua vicenda, quali fiore vende, e le persone vanno a trovarlo per scoprire quale faccia abbia. Magari è bruttissimo ma in Radio ha convinto”.

Lello: “Intervengo per parlare delle storie, delle aziende e quant’altro. Ho lavorato nel Nord America in una Radio dove si lavora con le esterne, i live remote, in alcune aziende. Noi eravamo con la Radio all’interno di un grande centro commerciale dove c’erano n negozi che aprivano. Allora lì si raccontava la parte della comunicazione commerciale, economica, quella del dollaro, ma in ogni singolo aspetto c’era una storia. Il negozio di gioielli aveva quelli che arrivavano importati dall’Italia e da lì il live remote ne raccontava la vicenda. E’ cosa tipicamente americana; storytelling coniugato all’aspetto commerciale. Alla fine lì si incassavano un sacco di soldi. Feci un’esterna per un car dealer del Nord America. Loro in un solo giorno in cui era presente e attiva la nostra rete incassarono più di un milione. Hanno venduto 42 auto. Mi volevano fare la statua d’oro. Ero io in diretta. Era una storia commerciale ma c’erano anche i venditori si raccontava della tecnologia e di altro. Non so se questa cosa possa funzionare in Italia. Potrebbe essere un’azione volta a raccogliere aziende sul territorio e allo stesso tempo anche a promuoverle”.

Francesco: “Mi collego a Lello con una mia esperienza recente. In una epoca di Masterchef in cui tutti sono chef stellati è stato utile per me affrontare una figura professionale nuova, un maestro degustatore di formaggi. C’è proprio una associazione nazionale che li riunisce e che nacque negli anni ’90 proprio per promuovere la cultura agro-alimentare del formaggio. Il maestro che dovevo intervistare era una persona che solo assaggiando il formaggio ne capiva le origini e la storia. Si tratta di una situazione che può essere molto vantaggioso collocare in chiave anche locale, allo scopo di promuovere il prodotto del territorio. Faccio conoscere sì l’azienda in modalità diversa ma offro anche un’informazione. Aiuto anche la persona che degusta il formaggio a farlo in modo diverso. E’ peraltro un modo di comunicare alimentazione e cucina in un modo differente dalla solita ricetta che ora straborda anche in Radiovisione”.

Claudio: “In effetti ai miei clienti non raccomando mai di trasmettere ricette in Radio. Piuttosto propongo di occuparsi dei valori della materia prima del luogo da un punto di vista della cucina. Il suo utilizzo, le sue applicazioni. E così si fa un’operazione di promozione locale molto forte”.

Enrico: “Quello gastronomico è un ottimo argomento, in effetti da non utilizzare con le ricette”.

Lello: “Vi voglio raccontare legata al cibo una cosa che ho fatto qualche anno fa. Ero amministratore delegato di un canale in Nord America i cui conduttori del morning show avevano un programma di cucina sulla CNBC, la RAI canadese. Persone famosissime. Facevano il morning show nella Radio che dirigevo e avevano un certo seguito e un certo successo. Uno dei 2 era anche uno chef prestigioso. Proposi di pensare a qualcosa peril drive time del pomeriggio, quello dalle 17 in poi. Ci siamo inventati un programma che si chiamava “3 steps Chef”. Con 3 passaggi ti faccio fare una ricetta. Siamo nel 2007. Lui dava le ricette in modo molto veloce, molto bravo a comunicarle. Ma il pubblico che è in auto come fa a prendere gli appunti? Attenzione, la nostra ricetta la trovi sul sito. E lì con un link a un possibile delivery a casa di tutti gli ingredienti che mancano all’ascoltatore. Praticamente il partner coinvolto non ce la faceva a seguire tutte le numerose richieste di delivery. Successo enorme e business raccontando ricette. Intrattenimento che permette di alzare i prezzi della fascia, di sviluppare vendite extra e di fare anche cultura”.

Emanuele: “E’ importante la catena, Lello. Radio, sito Web ora attualizzato dai Social e Vendita. E’ una catena della promozione della Radio a 360°. E’ favoloso così”.

Claudio: “Sull’aspetto della cultura che può essere promossa dalla Radio mi sovviene uno slogan di una Radio di New York, WABC-AM: “The More You Listen, The More You Know”. Più ascolti, più sai. Dentro quello slogan di cui mi sono innamorato ci trovo molti perché della Radio di informazione, molta dell’emozione anche in chi ascolta”.

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Il terzo spunto/provocazione affrontato (a cura di Maurizio B): “Quali i motivi di questa scarsità diffusa a livello locale nel settore News/Talk, timori per il formato o per la raccolta pubblicitaria?“.

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Claudio: “Abbiamo già affermato che per realizzare questo tipo di Radio non bastano i pionieri della Radio privata e dell’intrattenimento. Ci vuole altro. Ad esempio per RADIO 24 Gianni Miscioscia e io andammo da IL SOLE 24 ORE per proporne il progetto e la realizzazione. La domanda che estendo è: forse anche a livello locale si dovevano e si devono cercare sinergie con il quotidiano locale della città o della regione? E’ curioso come alcuni gruppi editoriali basati centralmente su un quotidiano ma che hanno nel loro portafoglio anche una Radio poi le facciano fare cose molto diverse dall’informazione. Abbiamo sbagliato noi a non rivolgerci a loro? Anche perché negli anni questi signori hanno perso cifre da capogiro. Probabilmente li avremmo anche salvati. Non interagendo non abbiamo aiutato noi stessi e nemmeno loro che hanno investito cifre da capogiro nel digitale senza una chiara strategia per incrementare ricavi prima che diffusione. Non è che abbiamo sbagliato noi?”.

Lello: “Claudio, hai centrato in pieno l’obiettivo perché il management Radiofonico non ha avuto il coraggio di bussare alla porta degli editori della carta stampata. E ciò in tempi non sospetti perché ora sono tutti in sofferenza. Cosa sta succedendo ora? La carta stampata a livello internazionale sta declinando la sua informazione in forma di podcast. Sto ascoltando da tempo i podcast del New York Times che sono molto intelligenti. Il podcast italiano è spesso di archivio. Quello di cui sto parlando è altro. Contenuti accattivanti. Qui non se ne vede l’ombra. No Corriere, no Repubblica, no La Stampa. Il problema è che non ci arrivano. Non riescono ad attraversare questo perimetro, quello in cui l’informazione deve essere inserita in un contesto molto preciso. Se l’informazione esce da quel perimetro non sanno come fare. Il problema è questo, secondo me”.

Emanuele: “Il podcast in qualche modo ha osservato dei punti di crescita in Italia ultimamente. Spesso sono però, come dici tu Lello, repliche di programmi. Non si tratta di podcast dedicati. Non è che l’utente va su quella piattaforma perché c’è da ascoltare qualcosa di esclusivo. Ascoltano il programma che hanno perso in Radio, come La Zanzara di Radio 24”.

Claudio: “I cosiddetti podcast Radiofonici sono in realtà mero ascolto asincrono”.

Lello: “La pasta di produzione dei Podcast se vogliamo fare i raffinati è differente rispetto all’archivio che è andato in onda”.

Maurizio S: “Probabilmente ciò cambierà sotto Natale perché gli smart speaker dovrebbero godere di più ampia diffusione. E probabilmente stimoleranno la creazione di podcast”.

Emanuele: “Se questa non sincronicità dell’ascolto Radiofonico nei podcast è poi quello che aiuta la creazione di processi specifici e mirati, allora ben venga”.

Maurizio S: “Le difficoltà di comunicazione tra industria della Radio e della carta stampata dipendono a mio avviso da quest’ultima. Ho trovato sempre porte chiuse dagli editori quando si trattava di portare notizie e fatti dal quotidiano alla Radio. Oggi ne pagano le conseguenze perché non si rendono conto di quanta pubblicità abbiano perso e di quanti lettori abbiano perduto”.

Emanuele: “Questa riflessione entra in un trend per il quale la musica sarà un elemento sempre meno importante. Sarà un elemento sempre più accessorio e questo la Radio lo deve capire. Se basiamo le nostre offerte esclusivamente sulla musica non andiamo da nessuna parte”.

Claudio: “Però la Radio è una Repubblica. Sono contento se c’è RADIO MARIA, se c’è M2O, eccetera. Questo poi è un equilibrio che è il mercato a  scegliere. Dobbiamo concentraci più che altro a promuovere una cultura di informazione locale nella Radio che sia più florida. Magari questo nostro Content Forum è un seme per lanciare un inizio. Gli attuali editori sono mediamente molto presi dalle performance delle loro proprietà ma non sono così all’interno di autentici processi di sviluppo. Inoltre a livello nazionale i cosiddetti grandi gruppi editoriali ad eccezione del GRUPPO 24 ORE non si sono distinti per una presenza caratterizzante o maggioritaria di informazione in alcuna delle loro stazioni. E ciò non ha nemmeno aiutato il livello locale”.

Emanuele: “In questo però ci aiuta il Web: la condivisione. Questa è la nuova formula della Radio. Stare uniti per condividere”.

Maurizio B: “In effetti sono soddisfatto della discussione, che mi sembra di aver monopolizzato con il mio spunto/provocazione. Abbiamo ben colto i 2 elementi che hanno affossato lo sviluppo News/Talk in questo Paese. Si ha paura di introdurre questo formato sia per mancanza di protagonisti all’altezza, cioè i talk-jockey, ma anche perché si ha paura del portafoglio. Perfino chi potrebbe realizzare stazioni News/Talk a livello nazionale in realtà entra a gamba tesa e mangia in emittenti musicali o di personalità. Si provò a fare a Latina un progetto News/Talk; in realtà tutto si è concluso in poco tempo. Si è trattato di un bel progetto in cui il quotidiano, la televisione e la Radio dovevano operare insieme e in integrazione ma la mancanza di idee chiare e della giusta prospettiva dei tempi ha affossato ogni possibilità, e l’ho vissuto sulla mia pelle. Quando non ci sono a livello manageriale le persone giuste, tutto crolla. E probabilmente dobbiamo recuperare anche lo spirito pionieristico di alcuni decenni fa; se mancano i talk-jockey già formati, andiamo a cercarli e formiamoli noi”.

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