Arrows hit target.
Non ci accorgiamo abbastanza della competizione da parte di tutti i media. E ci sentiamo intangibili in come trasmettiamo e in come operiamo. I dati della #Radio sono sì positivi ma non è il momento di rilassarsi. O di dormire.

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I dati di crescita del mezzo Radio sono confortanti anche in base agli ultimi trend. Ciò potrebbe far pensare a un complessivo “ok” o a una condizione di piena maturità. In realtà la Radio è tra i pochissimi mezzi di comunicazione che hanno ancora spazi di crescita considerevole. Dove c’è crescita per la Radio? Prima di tutto nella valorizzazione piena e convinta della propria forza nel livello complessivo, nel livello di Industria. Rappresentanti associativi vetusti e verbosi debbono lasciare spazio a forze nuove e dirompenti con una visione innovativa della Radio nella realtà.

In attesa di un simile “click” che permetta di dirompere sugli ascolti e sui mercati con una gran comunicazione di promozione generale del mezzo Radio, non certo l'”Autopromozione TER”, cosa si può fare per offrire almeno al mercato degli ascoltatori qualche novità? C’è qualcosa di somigliante a una camicia di forza da cui dobbiamo liberarci per migliorare le nostre sfide nella offerta editoriale delle nostre stazioni Radio? Qui provo a raccogliere alcune delle questioni del momento, di questo anno, per condividerle a verificare se allineate anche con altri operatori.

Sfida Editoriale #1 – Prima pensare “noi” (e “io” viene dopo)

La sfida del coordinamento verso la identità di stazione in un mezzo che vive di comunicazione. E che notoriamente ha problemi di comunicazione nell’interno delle sue stazioni. Un paradosso ma non troppo. Prendiamo Radio Montecarlo. Qualche anno fa un lavoro sulla musica davvero apprezzabile con una identità chiara, in chiave “soul” ma con riferimenti melodici. Gran classe, davvero. Quota maggioritaria del passato applicata con ritardo. Errore. Più grave la conduzione imperturbabile. Quella di prima. Radio più morbida o più energica? Io sono sempre uguale. Uff.

Sfida Editoriale #2 – Prima pensare all’audience, ai social solo dopo

La sfida di servire il pubblico e non gli interessi dei social o di chi ha posizioni sui social. Ansia da interattività in onda? Molto spesso c’è al microfono qualcuno che per narcisismo o utilità si gode la relazione con quello 0,01% dell’audience. Sì, è la quota massima di chi interagisce con la Radio rispetto al totale di chi è all’ascolto. Conduttori che ciecamente non vedono proprio il 99,99% del pubblico. E che lo ignorano. Non li trovi a lungo in posizioni di palinsesto rilevanti. E nei social fanno magari cose pazzesche. Ma quanti danni irreversibili al mezzo Radio. Ri-Uff.

Sfida Editoriale #3 – Evitare il pericolo della negligenza artificiale

La sfida di mantenere l’intelligenza umana al centro del cuore e della operatività della Radio. I ben pensanti dell’intelligenza artificiale sono benvenuti. La mia preoccupazione basilare è che non si scivoli verso la negligenza artificiale. Il pericolo di automazione sbagliata porta con sé il deperimento dei processi, lo stop all’evoluzione continua, la fine della cura dei dettagli. Allora attenti a soluzioni facili ma soprattutto semplicistiche. Puntiamo con decisione alle ricerche di eccellenze umane e al lavoro creativo individuale e in gruppo; la Radio che vince è solo questa.

Sfida Editoriale #4 – Aprirsi alla ricerca

La sfida di raccogliere le evidenze migliori per sviluppare o cambiare la propria linea editoriale. La ricerca non vuol dire solo TER/ERA. Vuol dire anche commissionarie ricerche qualitative che possano estendere la conoscenza non solo dei pareri del pubblico, quello del 99,99% che non si mette in contatto diretto ma che ascolta la vostra stazione, ma anche delle dinamiche della fruizione anche dei vostri concorrenti. Perché no? La paura che la ricerca possa inficiare tutte le proprie libertà è dei poveri di spirito. Di chi vuole solo confermare le sue idee. Noia pericolosa.

Sfida Editoriale #5 – Produrre innovazione

La sfida di rappresentare un laboratorio continuo di idee nuove. Ricordo di aver analizzato oltre 40 anni fa i concetti della “Qualità Totale”, una cultura di origine giapponese. Ricordo bene che fosse la somma della qualità di base, attesa dal consumatore, e della qualità latente, in grado di stupirlo. Ecco, quanto stupiamo oppure almeno sorprendiamo chi ascolta la nostra stazione per innovazioni di struttura oppure di comunicazione? Pensiamoci sovente. Il senso del già sentito troppo, dell’ormai consunto e saturo, è lì che tedia gli ascoltatori. E li tenta alla fuga. Beware.

Sfida Editoriale #6 – Promuovere il talento

La sfida di favorire un ambiente per lo sviluppo armonioso del talento. Credo non sia utile dare ai giovani una protezione speciale, una riserva per loro. Se si garantiscono condizioni di lavoro sul talento aperte e chiare, i giovani avanzano come portatori di nuovi contributi, senza bisogni di tutela. E devono farsi spazio, conquistarlo. Il talento è anche dei boomer e sono bravissimi a difendersi. Non serve uno scontro generazionale ma un confronto leale e competitivo e da cui tutti possano apprendere. La nostra industria deve lanciare nuovi talenti, anche oltre la Radio.

Photo Credit: iStock.com/ShadeON

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