— Pubblicità —
—
C’è un dato che emerge dal 21° Rapporto CENSIS sulla comunicazione e che merita di essere letto con attenzione. Non affatto con l’atteggiamento di parte di chi cerca sempre una medaglia da appuntare al petto della Radio, che non lo necessita. E nemmeno con il pessimismo automatico di chi, da anni, racconta il mezzo come un sopravvissuto oppure defunto. Il dato è più interessante. Dentro un sistema dell’informazione che perde fiducia e centralità oltre che chiarezza, la Radio non crolla. Tiene. E, in un punto preciso, cresce.
Il Rapporto CENSIS 2026 ha il titolo “L’informazione nel mirino”. Ed è una definizione perfetta per descrivere il tempo corrente. L’informazione sotto pressione. Lo è per il peso delle guerre, per la moltiplicazione delle fonti, per la crisi della fiducia, per la confusione tra fatti, opinioni, propaganda, attivismo, intrattenimento, algoritmo. Occorre sì chiedersi dove gli italiani trovino le notizie. Bisogna chiedersi anche se si fidino, se capiscano, se distinguano, se verifichino, se si orientino o se vengano trascinati da un flusso continuo.
La forza della Radio
E qui la Radio rientra in campo. Non come reperto nostalgico. Nemmeno come “vecchio mezzo”. Ma come infrastruttura quotidiana ancora presente e ben riconoscibile. Secondo il CENSIS, nel 2025 la Radio in generale raggiunge il 78,4% di utenza complessiva. È un dato enorme. Soprattutto a confronto con l’erosione di altri media. E dal 2007 al 2025 la Radio non perde: registra anzi un leggero incremento di 1,3 punti. I quotidiani crollano di 36,7 punti, i settimanali di 22,3 punti, i mensili di 10,9 punti, libri ed e-book di 14 punti.
La Radio, invece, resta lì. Non immobile. Solida. Dentro questo dato generale ci sono poi altre informazioni. L’autoradio al 70,0% di utenza, cresce di 1,2%. L’apparecchio radio è stabile al 46,8%. La Radio da smartphone sale al 28,2%, con un incremento di 2,8 punti. La Radio via web è al 18,0%, stabile. Una sintesi precisa: la Radio non è stata sostituita dal digitale. Si è allargata nel digitale. Chi sostiene che la Radio debba essere raccontata solo come app, streaming, piattaforma, contenuto liquido, non legge affatto tutta la realtà.
Chi sostiene che la Radio sia solo apparecchio tradizionale, allo stesso modo, non legge tutta la realtà. La verità è più complessa e più favorevole: la Radio continua a vivere su più accessi, ma conserva un cuore fortissimo nella mobilità, nella semplicità d’uso, nella compagnia immediata. L’autoradio resta un presidio davvero gigantesco. Non perché sia romantica. Perché è funzionale. Perché sta dentro il tempo reale della vita delle persone. Perché accompagna spostamenti, lavoro, scuola, commissioni, traffico, attese, abitudini.
Il digitale cattura l’attenzione. La Radio, invece, continua a inserirsi nella vita. È diverso. Ed è molto più prezioso. Ora il passaggio del Rapporto CENSIS sull’informazione. Nella classifica di mezzi utilizzati dagli italiani per informarsi negli ultimi 7 giorni, molti canali arretrano. I TG restano primi, ma calano di 3,8 punti. Facebook scende di 3,3 punti. I siti web di informazione perdono 2,5 punti. Le TV All News calano di 2,3 punti. Instagram e TikTok arretrano. Ma il CENSIS segnala l’aumento più significativo: i GR, più 1,7 punti.
La Radio e l’informazione
Eccola, la notizia. Mentre l’informazione si frammenta, il GR Radio cresce. Non diventa primo. Non sorpassa i telegiornali. Non ribalta le gerarchie. Ma dentro a un ecosistema in arretramento, il Giornale Radio mostra un segno positivo. Il GR Radio ha funzioni che oggi tornano ad avere valore: seleziona, ordina, sintetizza, gerarchizza. Mette le notizie in fila. Offre un quadro. Non chiede all’utente di scavare dentro un labirinto. Non lo lascia solo davanti a una cascata infinita di post, clip, notifiche, reel, titoli, commenti e reazioni.
Dovremmo distinguere tra GR e Notiziari, produzioni diversissime tra loro e con appeal di grande differenza. Non si può chiedere al CENSIS di discettare degli uni e degli altri. E tantomeno di proporre a tutti i suoi intervistati una ulteriore scelta. Dobbiamo prendere da CENSIS il “GR Radio” come somma di GR propriamente detti e Notiziari. GR Radio dice. Riassume. Passa oltre. In pochi minuti può dare ciò che moltissime piattaforme non riescono più a garantire: una percezione ordinata del mondo, una vera finestra sul mondo.
Ciò non significa che tutti i Giornali Radio siano automaticamente efficaci. Non significa che basti leggere notizie ogni ora per fare informazione utile. Non significa che il formato non debba evolvere. Anzi, il contrario. La crescita del GR Radio è un’occasione, non una rendita. Il CENSIS mostra che il rapporto con l’informazione cambia molto per età. Tra i 14-29enni, Instagram, TikTok, YouTube e motori di ricerca hanno un peso evidente. Il GR Radio è più forte nelle fasce adulte e mature È un dato coerente ma anche un avviso.
La Radio non deve rassegnarsi a essere informazione solo per gli adulti. E deve chiedersi come rendere il proprio patrimonio informativo più accessibile, più breve quando serve, più spiegato quando necessario, più riconoscibile anche fuori dal flusso lineare. Tutto ciò con riferimento a quei giovani oggi gran preda dello scroll e delle sue alchimie. Ma senza commettere l’errore peggiore: diventare una brutta copia dei social. Perché i social, sul terreno dell’informazione, mostrano tutte le loro contraddizioni; il CENSIS certifica.
— Pubblicità —
—
I Reel e i video brevi
Il CENSIS dedica spazio ai Reel, ai video brevi, ai Meme. Sono linguaggi ormai centrali nell’esperienza digitale. Possono anche veicolare le notizie. Ma lo fanno spesso in modo laterale, parziale, emotivo, frammentato. Tra gli utilizzatori di social, una quota rilevante guarda i video brevi in un modo superficiale o distratto. Molti non li associano nemmeno all’informazione. Altri li considerano più immediati, più coinvolgenti, più accessibili. Ed è vero. Ma immediatezza e conoscenza non sono sinonimi.
La Radio deve imparare dai linguaggi brevi. Non dalla loro superficialità. Questa trovo sia la linea di confine. Un buon contenuto Radio può essere breve senza essere povero. Può essere veloce senza essere banale. Accessibile senza essere approssimativo. Usare anche social, app, podcast e video, ma restando ancorato a una responsabilità editoriale.
L’informazione e la fiducia
Qui entra un altro punto decisivo del Rapporto: la fiducia. Il CENSIS racconta italiani sempre più attivi nel rapporto con l’informazione. Molti cercano di evitare i media più diffusi. Molti cercano temi di cui i media principali parlano poco. Molti verificano la veridicità delle notizie. Molti usano il web e i social per trovare delle interpretazioni di tipo indipendente. È un pubblico più inquieto. Più diffidente. Più esposto. A volte più consapevole, a volte più vulnerabile. Per la Radio locale, questo è un terreno enorme.
Perché nel disordine informativo il valore non è soltanto “dare notizie”. Il valore è essere riconoscibili. Offrire un servizio. Essere vicini. Essere responsabili. Avere una voce, una relazione, un nome, un territorio. La Radio locale, quando è al servizio di chi ascolta, ha proprio questo vantaggio: non parla da un altrove indistinto. Parla da un luogo preciso. E si rivolge a una comunità ben precisa. Le piattaforme globali conoscono i comportamenti. La Radio locale conosce il contesto. Non è la stessa cosa.
L’informazione e l’intelligenza artificiale
C’è poi il tema dell’intelligenza artificiale. Anche qui, il CENSIS fornisce un’indicazione molto utile. La maggioranza degli italiani non si sente a proprio agio nell’informarsi con o su un mezzo interamente generato dall’IA. Una parte sarebbe disponibile, soltanto con la supervisione umana. Una quota assai più piccola accetterebbe un’informazione autonoma e totalmente gestita dall’intelligenza artificiale. Messaggio chiaro. L’IA può aiutare. Può accelerare. Può trascrivere, archiviare, sintetizzare, monitorare, assistere.
Ma nell’informazione la presenza umana resta un valore. Perché informare non significa soltanto produrre contenuti. Significa scegliere. Verificare. Pesare. Rispondere. E, nella Radio, significa anche parlare con una voce credibile. Il 21° Rapporto CENSIS non dice che la Radio ha vinto. Sarebbe una lettura comoda e superficiale. Dice qualcosa di più serio: in un sistema comunicativo instabile, la Radio conserva una solidità rara. E nel campo dell’informazione, il GR mostra crescita proprio mentre altri canali arretrano.
Conclusione
Da qui bisogna partire, dalla solidità del GR Radio. Non per difendere la Radio come si difende un monumento. Ma per svilupparla come si sviluppa un’infrastruttura viva. Più qualità nei GR. Più prossimità. Più linguaggi adatti alle diverse generazioni. Più presenza digitale intelligente. Più uso dell’IA come strumento, non come sostituto. E più coraggio editoriale. Più servizio. L’informazione è fragile. La Radio, quando fa molto bene il suo mestiere, è ancora solida.
— Promo ASTORRI —

—
— Pubblicità —
—
