DIECI ANNI di RADIO NAZIONALI al TOP

Lo so bene, le Radio Nazionali sono state istituite per Legge nel 1990 e sono poi divenute operative dal 1992, dunque i 10 anni di cui al titolo non si riferiscono a celebrazioni del primo comparto della Radiofonia Italiana; i 10 anni sono semplicemente una finestra di tempo definita in modo libero e senza ricorrenze di cui tener conto, 2006-2015, entro la quale ho pensato di verificare il trend in modo competitivo tra le emittenti nazionali. Ulteriori precisazioni. Dato l’interesse commerciale per questa analisi ho escluso dal perimetro l’emittente nazionale ma comunitaria Radio Maria e 2 altre realtà nazionali di forte orientamento politico come Radio Radicale e Radio Padania Libera. Inoltre il confronto tra 2 anni con metodologie differenti (Audiradio 2006 e Radio Monitor 2015) ha imposto la selezione del parametro ottimale di trend nella Share del Quarto d’Ora.

L’immagine di questa analisi è dedicata alla Radio Nazionale che ha effettuato la miglior crescita percentuale in 10 anni, almeno tra le emittenti al di sopra della soglia minima di valutazione del 2% di share; è RADIO ITALIA SOLO MUSICA ITALIANA. E’ stato un decennio entusiasmante e originatosi nel 2006 con 144.820 ascoltatori medi nel quarto d’ora delle 24 ore e terminato nel 2015 con ben 292.050 (stesso parametro). In valori assoluti è stata una crescita di 147.230 unità, un raddoppio in 10 anni. Complimenti a Mario Volanti e al suo staff.

In termini generali è stato proprio il decennio della Radiofonia Nazionale che è passata nei quarti d’ora dalla share del 58,4% del 2006 al 69,66% del 2015. La Radiofonia Locale risulta compressa ma non compromessa dalla crescita del comparto nazionale che tuttavia non sembra raggiungere mai un equilibrio, non sembra mai fermarsi. E’ da sottolineare come il dato delle Radio Nazionali Commerciali (tutte le emittenti nazionali meno quelle di RADIO RAI) sia passato, dal 2006 al 2015, dal 39,14% del totale degli ascolti al 57,33%. Per chi non se ne fosse accorto è in corso una formidabile concentrazione degli ascolti su pochi grandi marchi Radiofonici nazionali.

Chi non sembra proprio partecipare al trend in atto è certamente RADIO RAI. Ad ogni pubblicazione dei dati d’ascolto si leggono comunicati stampa trionfalistici da parte dell’emittente pubblica, eppure la sua quota di mercato è precipitata in 10 anni dal 19,26% al solo 12,33%.

Questo è il colpo d’occhio sui 10 anni di crescita del comparto nazionale della Radio.

ADJ-2006-2015 Trend AQH

E’ evidente che è possibile raggruppare le emittenti più significative (almeno oltre il 2% di share) in base al loro trend.

  1. Radio Nazionali in CRESCITA SIGNIFICATIVA (oltre il 50% in 10 anni).
    RADIO ITALIA SOLO MUSICA ITALIANA guida il gruppo con il +92,86% in 10 anni ma sostanzialmente lo stesso passo è tenuto anche da RADIO 105 con il +88,85% e da RTL 102.5 con il +82,25%. Si tratta di emittenti, ben 3 tra le TOP 5, che hanno lavorato alacremente per uno sviluppo nazionale. RADIO ITALIA è cresciuta moderatamente nel suo Nord Ovest, è più che raddoppiata nel suo Nord Est, quasi triplicato il valore del Centro e di nuovo il raddoppio è apparso nel Sud e Isole. RADIO 105 ha una modalità di crescita geografica dal Nord al Sud; nel Nord Ovest (14,43%) e nel Nord Est (11,77%) l’AQH Share è addirittura salito a doppia cifra, nel Centro il dato è raddoppiato mentre al Sud la crescita è solo moderata. RTL 102.5 ha la share più elevata dell’ascolto nel Sud e Isole (12,59%) prima che nel suo Nord Ovest di origine (11,25%) con ottime crescite anche nel Nord Est e un triplicamento nel Centro. Di fatto le 3 Radio Nazionali che sono più cresciute nell’ascolto negli ultimi 10 anni hanno saputo massimizzare lo sviluppo editoriale verso una conquista anche territoriale.
  2. Radio Nazionali in CRESCITA MODESTA (al di sotto del 50% in 10 anni).
    RADIO 24 ha le crescite di ascolto percentualmente più significative nel Centro e nel Sud e Isole. Lo spostamento di target avvenuto sotto la direzione di Giancarlo Santalmassi (over 65 e più pensionati) ha messo la stazione in un posizionamento di sovrapposizione con RADIO RAI, del tutto discutibile, e anche di inferiore competizione di servizio sui target attivi del Nord Ovest e del Nord Est. Il relativo stallo, movimentato da lievi crescite e solo dai colori accesi di Giuseppe Cruciani, non sembra ancora poter condurre a sblocchi di crescite più interessanti nelle regioni che contano. RDS ha un problema serio di territorialità che l’ha tenuta relativamente al palo rispetto alle 3 Radio Nazionali in Crescita Significativa; sia nel Nord Ovest che nel Nord Est l’emittente non sale oltre il 5% della share del Quarto d’Ora, una specie di barriera invalicabile che è tuttavia pericoloso non superare. I motivi anche editoriali della crescita modesta in tutto il Nord sono più che evidenti e nel contempo un Centro in calma piatta e un Sud in crescita lieve non favoriscono RDS in una dimensione pienamente nazionale.
  3. Radio Nazionali in STASI o in LIEVE PERDITA (perdita non superiore al 20% in 10 anni).
    Entrambe le Radio top del Gruppo L’Espresso sono in stasi se non in lieve perdita. RADIO DEEJAY (-2,60%) appare ai più come un pugile suonato che ha subito il KO da RADIO 105 e che non ha nemmeno reagito, se non in modo scomposto, laddove almeno il primo mattino e il primo pomeriggio necessitavano scelte difficili da un punto di vista personale e familiare per Linus ma indispensabili per la marca. E’ significativo perdere nel proprio Nord Ovest e registrare solo piccole crescite nelle altre 3 Aree Nielsen. Ora ci si deve accontentare di accompagnare la crescita degli ascoltatori rimasti più fedeli, di certo con un profilo almeno migliore del concorrente. RADIO CAPITAL (-4,06%) fa troppe cose insieme e molto probabilmente non primeggia in nessuna; peccato anche per una serie di qualità che sono fuori da un disegno di stazione chiaro e competitivo
  4. Radio Nazionali in PERDITA SIGNIFICATIVA (oltre il 20% in 10 anni).
    Questa area è occupata interamente dalle emittenti di RADIO RAI. In ordine crescente di gravità, RAI RADIO 3 con il -20,85%, RAI RADIO 1 con il -36,19% e RAI RADIO 2 con il -40,96%. E se aggiungiamo ISORADIO (-41,96%) in RADIO RAI c’è un vero disastro. La verità dai dati è che oggi RADIO RAI è diventata marginale (una quota del 12,33% di share sarebbe inimmaginabile in televisione) e che non vi è nemmeno in atto alcun progetto o alcuna innovazione tale da fermare o invertire la tendenza così negativa. Non oso immaginare cosa accadrebbe se uno dei gruppi editoriali impegnati in Radio ma al momento non nella Attualità/Informazione (L’Espresso e Mediaset) decidesse di dedicare una delle sue stazioni nazionali interamente a tale funzione con un cambio di formato coerente verso il NEWS/TALK. Colpo di grazia? Sarebbe la possibile fine della funzione principale di RAI nel mondo Radio. E’ un risultato così desiderabile? Al momento la situazione delle stazioni di RADIO RAI è più che paradossale nell’assenza di una vera guida strategica. L’ammiraglia RAI RADIO 1 non è distante dal posizionarsi come Radio d’Informazione ma non lo è per alcune gravi eccezioni. RAI RADIO 2 non è distante dal posizionarsi come Radio d’Intrattenimento ma non lo è per poche ma gravi eccezioni. RAI RADIO 3 non è distante dal posizionarsi come Radio della Cultura ma ciò non sembra interessare una azienda che ha nel Pubblico la sua origine oltre che la sua funzione. E dire che si può raccogliere anche business pubblicitario sulla e dalla Cultura. Tra eccezioni e disinteresse si sta consumando una lenta agonia. Insomma, non resta che sperare che RADIO RAI si svegli prima di un possibile cataclisma esterno, che a quel punto sarebbe probabilmente conclusivo di un ciclo.

 

Condividi il post/la pagina:

3 thoughts on “DIECI ANNI di RADIO NAZIONALI al TOP

  1. Caro Claudio,
    sono affascinato dalla tua capacità di pura analisi oggettiva dei risultati di indagine ma, secondo mio modesto parere, vi è grande correlazione tra risultati più o meno eclatanti e la capacità di copertura del network, (vedi RTL), e salvo il “singolare” caso di RADIO 105 che, da anni, non investe in frequenze e parte tecnica, tutti gli altri network soffrono di disgraziate scelte tecniche, (leggasi le radio del gruppo L’Espresso), o del puro immobilismo in merito a nuovi investimenti da parte degli editori. Se a tutto questo aggiungiamo che, con la scusa della crisi economica, si sono tagliati i costi di gestione delle reti “inimicandosi” i manutentori locali degli impianti che prima intervenivano in tempo praticamente reale sui fermi e guasti, scopri che oggi si riscontrano fermi impianto di giorni/settimane/mesi….. con conseguente perdita di ascoltatori e affezione….. Deejay docet !!!

    Paolo

    1. Grazie Paolo per il tuo contributo. Sì, il massimo sarebbe fare analisi oggettive che combinino elementi di Engineering, Programming e Marketing, insieme. Tutti questi 3 aspetti concorrono a formare la performance. In effetti le sintesi sugli andamenti editoriali li traggo su aree geografica di “stabilità tecnica” e di “parità di pressione” tra le parti. E tuttavia non si può non rilevare come carenze tecniche e editoriali talora si combinino anche pericolosamente. Hai menzionato Deejay. Concordo. C’è anche la componente editoriale che non ha lavorato a sfavore. Ed è proprio la parte editoriale che fa poi la differenza significativa tra la crescita di Radio Italia e RDS in questi ultimi 10 anni. Quindi c’è una sintesi indiscutibile, quello della misurazione, ma sulle ragioni ci sono intrecci, caso per caso…

      1. Grazie Claudio per la solerte risposta,
        concordo con te e questo riprova della tua conoscenza del mezzo radiofonico, nel suo insieme, ciò che non comprendono taluni editori è che occorre grande simbiosi tra le tre componenti da te menzionate e, vado oltre, sinergia di scambio informazioni e programmazione investimenti. Alla fine, va avanti chi ben sa che la mano destra non può non sapere della sinistra, del cosa necessita e delle idee del cervello che comandano entrambe.
        A presto

        Paolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.