Il SEGNALE di TREND che RICEVO: PIU’ PROGETTUALITA’ per la RADIO

A soli 4 anni mia figlia Elena descrisse il mio mestiere di consulente #Radio e di professore in Università come “l’architetto dell’aria”. E lo disegnò. Oggi stanno succedendo tante e forse troppe cose. Molte positive, nonostante tutto. E il mio mestiere sta sempre più diventando proprio quello. Non credo affatto di essere il solo. Siamo tutti “architetti dell’aria”?

La visione di Elena Astorri a 4 anni del mestiere del suo papà

“Come mestiere il mio papà fa l’architetto dell’aria”. Cito mia figlia Elena a soli 4 anni mentre con orgoglio lo narra alla maestra della scuola materna. E lo disegna pure, chiaramente. Una antenna da cui si irradia un magnifico arcobaleno di pace, mentre il sole è alto e sorride e le nuvole blu lasciano cadere una pioggerella. E ci sono pure le farfalle libere, grandi e colorate. Una idea molto più semplice ed efficace di dover narrare che il papà è un consulente delle Radio e un professore in Università. Difficile. I bambini “sentono” molto meglio di noi adulti.

La progettualità così come gli architetti dell’aria, in varie forme, sono sempre esistiti nel mondo della Radio. Ciò deve essere chiaro. Siamo un gruppo tutto sommato molto ristretto di pazzi, i quali prospettano prima al pubblico e poi anche ai clienti pubblicitari dei veri e propri castelli nell’aria. Sono le nostre stazioni Radio, immateriali, composte di aria pura, eppure così rilevanti nella vita delle persone e negli interessi delle aziende. Trasformiamo aria in benessere e fatti. Continuo ad essere orgoglioso e grato di far parte della entusiasmante industria della Radio.

Sì, siamo l’Industria della Radio

La sfida che abbiamo come Radiofonici, e da sempre, non è semplice. I bambini ci arrivano subito, gli adulti meno. L’aria che pacifica, l’aria che impatta; l’aria che emoziona, l’aria che vende. Da sempre il mio impegno nella Radio è su due fronti. Cercare la partecipazione del pubblico e promuovere l’interesse dei clienti. Spesso in contemporanea. I requisiti sono gli stessi; salvaguardare la magia del mezzo e se possibile accrescerla e offrire al contempo le motivazioni razionali di una scelta emotiva. Senza offendere la Radio. E nemmeno l’aria.

Utilizzando la stessa forza della immaginazione che offre la Radio, trovo per me di grandissimo conforto pensare non tanto di fare il mio lavoro ma di essere parte di una grande industria. E’ l’industria della Radio. Pur essendo io un ganglio piccolo e periferico quell’idea mi fa pensare in grande, il che è indispensabile per questo mezzo, nella fattibilità delle condizioni. All’estero vi sono istituzioni che aiutano la percezione di industria all’interno e all’esterno della Radio. Penso agli USA e mi vengono in mente 2 associazioni straordinarie: il NAB e il RAB. Qui manca l’aria.

Più progettualità per la Radio = più rispetto per la Radio?

A proposito sempre di aria e di Radio. A furia di sognare in grande poi le cose accadono. E questo è l’insegnamento del mio percorso di 40 anni, che credo si debba all’aver mantenuto alcune componenti del bambino nel mio animo. E che preservo. Noto dal punto di ricezione della mia scrivania che il bisogno di sognare e progettare la Radio cresce notevolmente. Mai avrei potuto immaginarlo negli anni della pandemia e della guerra. Mentre continuano ad avere un lusinghiero riscontro i miei servizi di consulenza e di formazione cresce molto altro.

Soggetti nuovi e gruppi editoriali per il lancio di stazioni, concentrazioni tra più gruppi Radio, creazioni di nuove syndication per emittenti, business planning per start-up, re-engieering di attività nel settore Radio, partecipazione a think-tank sul futuro della Radio. Grande fermento e tanto lavoro. Merito del PNRR e/o dei benefici fiscali di ricerca e sviluppo? Non lo so. Ho tanto nuovo business di questo tipo, e tutto insieme. Sembro sempre di più un architetto dell’aria. E non mi sento il solo. Se siamo tutti all’altezza del momento, l’industria della Radio crescerà.

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