PENSIERI e AZIONI di RAI RADIO by ROBERTO SERGIO

Ho proposto 9 domande, anche scomode, e il direttore di RAI Radio ha risposto a tutte. Con visione e precisione. La Radio e il suo futuro da un punto di osservazione unico è nelle sue 9 risposte. Interessante e istruttivo leggerle tutte. Grazie a Roberto Sergio!

Dal 2018 sono consulente di RAI RADIO 2 e ho il piacere di lavorare con Paola Marchesini che ne è il direttore. E’ la protagonista di anni di crescita delle quote di ascolto della stazione oltre che del suo sviluppo editoriale e di servizio. In un paio di occasioni ho potuto interagire brevemente anche con il direttore di RAI RADIO che è Roberto Sergio. Personalità orgogliosa e dirigente innovativo della RAI, il direttore ha vissuto e vive il suo incarico con intensità e coinvolgimento. Anche con esternazioni. Rilascia poche interviste ma interviene talora sui temi.

Non so se ho abusato della relativa vicinanza professionale, anche se sono di fatto un esterno per RAI RADIO. Tuttavia mi sono permesso di chiedere al direttore la possibilità di porgli ben 9 domande, alcune anche scomode. A mio modo di vedere sono le domande che gli porrebbero tutti o quasi gli operatori della Radio e certamente quelli attenti ai trend e agli sviluppi del mezzo. Con piacere ho avuto l’assenso, l’intervista e tutte le risposte in poche ore. E di questo desidero ringraziare sentitamente Roberto Sergio. Oltre che per la sua grande chiarezza.

Il percorso svolto da Rai Radio

D – Quali sono nel mandato di direzione di Rai Radio i fatti o i momenti di maggior soddisfazione e/o innovazione?

Roberto Sergio – Qualche giorno fa la mia pagina Facebook mi riportava un ricordo di tre anni fa. Era l’evento di lancio di quella trasformazione digitale che chiamammo R(adio)evolution. Alla presenza dell’allora Dg Mario Orfeo, dei direttori di rete e di rappresentanti del mondo dell’industria della Radio, annunciavamo l’inizio di un percorso virtuoso. Rai Radio si avviava a divenire quello che è oggi: una realtà interamente digitale, punto di riferimento per tutto il mondo delle produzioni audio video in Italia. Una visione ambiziosa divenuta realtà.

Questa è sicuramente la più grande soddisfazione: aver portato un pezzo di azienda, che viveva ai margini del mondo produttivo Rai, in gran parte analogica e scoordinata, agli standard di eccellenza attuali. Con una offerta organica e coordinata, accessibile da tutte le piattaforme digitali. Per ottenere questo risultato, è stato fondamentale il lavoro di una squadra di donne ed uomini della Radio, che si è velocemente rimotivata e che ha davvero gettato il cuore oltre l’ostacolo.

E poi, le tre pietre miliari del nostro percorso evolutivo che ci proiettano oggi con forza verso il futuro: la realizzazione di Viva Rai Play, l’avvio della Visual Radio e la progettazione di Rai Play Sound. Per una struttura che era considerata statica e “polverosa” direi non male…

Fiorello e Rai Play

D – Partiamo allora proprio dalla grande operazione con Fiorello su Rai Play. Quali sono stati i benefici principali per l’azienda nel complesso e per Rai Radio?

Roberto Sergio – Innanzitutto, ci tengo a esprimere ancora una volta la mia gratitudine all’amico Rosario, che ha deciso di fare con noi una scommessa, spendendosi con straordinaria generosità, puntando su una piattaforma che oggi performa 18 milioni di iscritti, ma che all’epoca era al suo debutto.

L’operazione Viva Rai Play, a rileggerla adesso, è stata davvero imponente: oltre 60 ore di diretta fra la trasmissione serale e l’anteprima della mattina, 18 puntate serali in diretta su Rai Play e 5 serate speciali per Rai 1, decine di straordinari ospiti fra cui: Giorgia, Ligabue, Zalone, Venditti, De Gregori, Mengoni, Ermal Meta, solo per citarne alcuni, 10 elementi dell’Orchestra dal vivo, 6 ballerini “residenti” e una serie di talent emergenti selezionati dai social.

Credo che l’impulso dato da Fiorello a Rai Play sia stato fondamentale per Rai e per Rai Radio, che ha rappresentato la factory creativa e produttiva dell’evento. Ma ancora di più credo che Viva Rai Play abbia rappresentato una occasione unica di alfabetizzazione digitale per intere fasce di popolazione. In pieno spirito di servizio pubblico, Rai con quel format ha avvicinato alle piattaforme online milioni di persone, grazie al traino dei contenuti.

Un’operazione che, con scenari e oggetti completamente diversi, si potrebbe paragonare a quelle svolte dal Maestro Manzi decine di anni fa. I ritorni per Rai sono stati importanti: Viva Rai Play ha generato numeri, simpatia, fidelizzazione e ottimizzazione dei costi. Per Rai Radio è stato il completamento del percorso cui accennavamo prima, con la consacrazione a polo produttivo di eccellenza.

Oggi sento rivendicare spesso il titolo di primo ad aver trasformato la propria radio in modalità visiva. Una corsa alla medaglia a cui sinceramente non siamo interessati. Ci interessa di più come questa trasformazione sia avvenuta. E credo che i fatti parlino da soli: non siamo stati i primi ma credo che siamo i migliori. Quali altre radiovisioni italiane avrebbero saputo realizzare in casa uno show come Viva Rai Play?

La rilevazione elettronica del mezzo Radio

D – La rilevazione elettronica del mezzo radio, una battaglia qualificante di Rai Radio nel 2019. Dopo la pandemia è tempo di portarla a compimento?

Roberto Sergio – Partiamo da una considerazione. Nel mondo di oggi rilevare le abitudini di ascolto non è facile. Ma di sicuro il metodo più inadeguato è l’intervista telefonica. Credo che su questo siamo tutti d’accordo. Nel 2019 abbiamo semplicemente portato, con forte convinzione e coerenti con la nostra visione innovativa, sul Tavolo Editori Radio, che gestisce le rilevazioni, questa evidenza, trovando ben poco ascolto.

Nel 2020, pur in assenza di reali cambiamenti della metodologia, verifichiamo invece una convergenza di molti editori sulla necessità di misurare in modo passivo l’ascolto. Il sogno è che il 2021 sia finalmente l’anno del cambiamento.

In sede Ter abbiamo fatto tutto quanto abbiamo potuto, adesso dobbiamo attendere che maturino i tempi per un cambio di passo. Intanto abbiamo avviato una nostra indagine riservata basata sul meter, che ci sta dando indicazioni preziose e che continueremo a tenere attiva fino a che Ter non si sarà adeguata.

Rai Play Sound

D – L’annuncio di Rai Play Sound è importante. Come lo è posizionarsi tra il mondo della Radio e dell’Audio. Ciò non significa l’abbandono del broadcast, corretto? 

Roberto Sergio – Il broadcasting sarà uno dei tre contenuti fondamentali di Rai Play Sound, con l’offerta dei 12 canali radio in streaming che si affiancheranno alla radio on demand e ai podcast. Anticipo anzi che, avendo visto i primi layout della app, di prossimo rilascio, l’ascolto delle Radio in diretta sarà gerarchicamente il primo contenuto della nuova app. Ma, come giustamente ha fotografato nella domanda, le Radio oggi non possono far finta che non esista altro.

Esistono i podcast, esiste la musica in streaming, gli audiolibri, i software di aggregazione audio. Se si vuole guardare al futuro, bisogna essere pronti a misurarsi con le nuove abitudini di ascolto. Per questo Rai Play Sound sarà la casa di tutta l’offerta audio della Rai. Come va di moda dire adesso: la casa del “total audio”. Ovviamente, alla base c’è il successo (e quindi anche l’architettura) di Rai Play, ma nella progettazione abbiamo osservato con attenzione anche i player internazionali, in primis Bbc, come al solito sempre anticipatrice di tendenze e opportunità.

Gli investimenti tecnologici nel Broadcast

D – Gli investimenti tecnologici nel Broadcast. Oltre a quelli per il DAB ci sarà spazio per una ottimizzazione più che necessaria della rete FM, ancora determinante per il servizio e gli ascolti?

Roberto Sergio – Ho rilasciato qualche settimana fa una intervista a Newslinet in cui citavo un possibile switch off dell’FM, scatenando critiche, palesi e poco eleganti, da parte di alcuni oppositori e approvazioni meno palesi da altrettanti sostenitori silenti. Preciso quindi il tema. E’ ovvio che in un mondo ideale ma estremamente logico, non ha senso tenere in vita un doppio sistema di trasmissione, analogico e digitale.

Nessun altro mezzo oggi lavora in questo modo, a partire ovviamente dalla tv, per il semplice fatto che è inutile, dispendioso e molto poco attento alle tematiche di sostenibilità ed ecologia. Sarebbe molto più lineare investire nel digitale e chiudere l’analogico. Ne gioverebbe l’intero sistema: gli editori, gli ascoltatori, l’ambiente, che vedrebbe una drastica riduzione dell’inquinamento elettromagnetico. Purtroppo, siamo consapevoli che non sarà così almeno a breve termine (ne è prova il clamore destato dalla mia citata intervista).

Che fare, quindi? Ogni editore ha le sue politiche strategiche. Noi spingeremo molto su Ip e Dab, e ottimizzeremo quanto più possibile sull’FM, senza destinare risorse aggiuntive alla rete analogica, ma manutenendola al meglio e gestendo le frequenze. Non è il migliore dei mondi possibili, ma ad oggi l’unico, in assenza di una auspicabile convergenza di tutti verso lo switch off.

La Visual Radio e il suo percorso

D – La Visual Radio di Rai Radio 2 è quella dei record, dai tempi di implementazione fino alla fruizione su Rai Play. E che qualità! Tempo di Dtt?

Roberto Sergio – Il progetto Visual Radio è stato uno degli asset principali del rilancio di Rai Radio. Fin da quando abbiamo iniziato a parlarne ho trovato entusiasmo e convergenza di idee da parte del direttore di Radio 2, Paola Marchesini. Il vero record credo sia stato nei tempi di realizzazione del progetto che è passato in pochi mesi dalla progettazione all’on air, in piena epoca di pandemia. E così oggi siamo a parlare di 50mila ore di visione a settimana e 40 minuti medi per ogni sessione, un secondo record per un canale appena nato.

Vengo alla domanda sull’opportunità di andare fra i canali del digitale terrestre. La risposta è no. Credo che parte del successo del canale risieda proprio nel suo essere trasversalmente digitale e di essere visibile sulle tv connesse. Credo anche moltissimo nello sviluppo della tv connessa, grazie anche ai prossimi eventi come gli Europei e le Olimpiadi, che sicuramente daranno nuove occasioni di visione con contenuti extra sulle smart tv.

Quindi, perché andare a competere nel piccolo e costoso mondo dei canali in Dtt? Il nostro obiettivo è ritagliarci la leadership fra i contenuti della tv connessa: moderna, flessibile, a misura dei nuovi telespettatori.

L’impegno per l’avvio della Visual Radio

D – Sull’avvio della Visual Radio c’è stato un concerto di impegno interno e strutture esterne in tempi da primato. Qualche commento?

Roberto Sergio – Come dicevo, nulla sarebbe accaduto senza il forte sostegno del Direttore di Radio 2 che ha guidato tutta l’operazione, gestendo l’intera squadra della rete, che ha risposto con compattezza, professionalità, velocità. Ingegneria Radio ha sviluppato tutti gli strumenti necessari con straordinaria competenza e Produzione Radio ha fatto sì che si passasse dalla teoria alla realtà, senza sbavature. Mi piace poi ricordare uno dei partner che ha avuto un grande ruolo nella realizzazione: Axel Technology con in testa il suo Cto Marco Branzanti, che ringrazio.

Personalmente so benissimo di aver dato obiettivi ambiziosi con tempi estremamente sfidanti. Il risultato è che oggi ci troviamo a parlare di una case history che fa onore alla Rai e ai partner esterni. E siamo anche felici di contribuire nel nostro piccolo al palinsesto di Rai 2 con “I Lunatici” e “Radio 2 Social club”. A dimostrazione che quando i contenuti funzionano, le piattaforme diventano una utility per portarli alle persone.

I canali DAB+ e la dimensione Radio

D – L’offerta del Dab+ è di canali talora solo musicali. C’è il progetto di renderle più “Radio”?

Roberto Sergio – In realtà i nostri canali specializzati digitali sono molto più che “music only”. Rai Radio Live racconta ogni giorno il territorio, Radio Techete’ fa rivivere attualizzandola la radio del passato e Radio Kids alterna a un 50% di canzoni un altrettanto 50% di programmi. Fra gli spin off delle generaliste, Radio 1 Sport propone commenti, interviste, notizie. Abbiamo invece fatto una scelta di solo musica per Radio 2 Indie, Radio 3 Classica e Radio Tutta Italiana, anche se in quest’ultimo caso sta progressivamente aumentando l’offerta di contenuti.

Altri editori mi sembra che siano invece molto più spostati sull’offerta solo musicale. Siamo in un momento sperimentale e probabilmente di passaggio. Non è chiaro quale sarà la formula migliore per il futuro. Per quanto riguarda noi, come detto, abbiamo strategicamente differenziato l’offerta fra le due modalità, cercando di intercettare i bisogni delle persone.

Ad esempio, sappiamo che gli ascoltatori di musica classica non gradiscono contenuti parlati. Così come per i ragazzi appassionati alla musica indipendente è importante ascoltare nuovi brani anziché approfondimenti. Ma, come detto, siamo in continua evoluzione e la struttura snella di questi canali ci consente di intervenire rapidamente per modificare la rotta in corso. 

La promozione esterna delle Radio di RAI

D – La promozione esterna delle Radio di Rai è ben al di sotto dei parametri di investimento dei concorrenti commerciali. C’è modo di ridurre la disparità? 

Roberto Sergio – Come sa, vengo dal mondo della comunicazione e della pubblicità, quindi sono il primo a credere nella forza della promozione. Nonostante ciò, però, non sono convinto di dover investire soldi derivanti in parte dal Canone per andare a competere con le radio commerciali nella lotta alla awareness pura. Preferisco pensare di valorizzare brand e prodotti con la cross promotion garantita dagli altri mezzi Rai, investendo in contenuti editoriali.

L’auspicio è anzi che la Rai ci sostenga sempre di più raccontando l’offerta Rai Radio. Sono sicuro che in occasione dell’avvio di Rai Play Sound questo avverrà con grande forza. Su prodotti specifici faremo sicuramente operazioni promozionali verticali, ma non andremo a comunicare le radio genericamente con pubblicità tabellare.



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