RADIO RAI, l’UNICA a FAVORE della RILEVAZIONE ELETTRONICA degli ASCOLTI

RADIO RAI ha fatto outing sulla rilevazione degli ascolti. Con critiche circostanziate all’attuale rilevazione di TER ma anche con proposte ora pubbliche che sono state respinte dall’ultimo CdA. E l’azienda di Stato, da sola, ha votato contro lo status quo.

Questo blog non assume normalmente posizioni politiche su tematiche dell’industria Radiofonica. Il suo motto è “progettare e sviluppare la Radio commerciale”. Come è più che evidente dalle sezioni della sua home page si occupa di Analisi di Ascolto, Marketing, Formati, Fatti, Eventi, Convegni, Formazione e Tips. Tutto quanto riguardi temi della crescita editoriale e della competizione nel mezzo.

Ci sono 2 temi sui quali invece e per pura eccezione questo blog si è assunto l’onere di manifestarsi in posizioni politiche nel terreno tipico delle associazioni di settore. Ha voluto con ciò sollecitare riflessioni e confronti differenti dal pensiero corrente e della maggioranza degli operatori.

Il primo tema è quello della rilevazione elettronica. Il secondo è quello dell’assetto proprietario di TER. E’ la società degli editori Radiofonici che dal 2017 rileva ufficialmente gli ascolti del mezzo e delle sue singole stazioni.

Su entrambi i temi registro in data 29/10/2019 una importantissima presa di posizione ufficiale di RADIO RAI e del suo direttore Roberto Sergio che non può esimermi dal plauso e dal tornare sugli stessi temi in essere.

La rilevazione elettronica degli ascolti Radiofonici

E’ da molti anni che sul blog scrivo di rilevazione elettronica. Qui mi piace qui sottolineare a scopo anche di sintesi solo 2 articoli in cui ho amplificato attraverso le interviste il contributo di 2 tra i massimi esperti internazionali sul tema.

In un primo articolo del luglio 2017 ho intervistato Jay Guyther, consulente ed ex Vice Presidente di Arbitron negli USA. Egli ha condotto la migrazione dal precedente sistema di rilevazione al PPM (Portable People Meter).

https://www.astorri.it/riflessioni-sul-meter-per-la-radio/

Per aggiungere anche una esperienza europea ho poi intervistato nell’agosto del 2018 anche Martin Weber. Il suo ruolo è senior manager di Media Pulse, l’ente preposto alla misurazione degli ascolti. In un mercato, quello svizzero, che dal 2001 utilizza il meter per la Radio in una modalità tecnica differente da quella statunitense.

https://www.astorri.it/la-rilevazione-radio-alla-prova-del-meter/

Cosa ha affermato RADIO RAI sulla attuale rilevazione che di fatto sarà anche quella del 2020?

E’ importante riferire le esatte parole del comunicato di RADIO RAI che hanno messo a nudo le gravi difficoltà dell’attuale sistema.

Radio TER è una ricerca Cati, che si basa sul ricordo e sulla ricostruzione dell’ascolto, per quarto d’ora e per ciascuna delle emittenti iscritte (264 nel 2019, di cui 17 nazionali e 243 locali). Premia la notorietà dei brand, favorendo le emittenti che beneficiano di un maggior livello di memorabilità.
E’ risaputo che normalmente il tasso di successo delle interviste telefoniche è bassissimo, inferiore al 10%. Nel caso di TER, tale soglia si abbassa ancora di più, vista la complessità della ricerca: possono servire fino a due milioni di telefonate per totalizzare le 120.000 interviste necessarie, considerate le interviste cadute, i contatti fuori quota, le telefonate non andate a buon fine.

Roberto Sergio, a destra, direttore generale di RADIO RAI alla presentazione de “La r(adio)evolution”

Fin qui c’è una visione di insieme del sistema esistente e delle sue difficoltà. RADIO RAI sottolinea tuttavia tutte le ulteriori problematiche: la rappresentatività campionaria, l’efficienza della ponderazione, la complessità del questionario.

E c’è peraltro qualche seria difficoltà segnalata anche sul fronte della esecuzione della ricerca. Ecco Roberto Sergio.

I membri del Comitato Tecnico hanno espresso forte preoccupazione sulle differenze tra i due istituti che realizzano le interviste: GFK e Ipsos (diversa modalità di generazione dei numeri telefonici, software diversi per la gestione delle interviste, diverse modalità di somministrazione del questionario). Peraltro, parliamo di differenze che gli stessi istituti definiscono non superabili.

Le proposte a TER di RADIO RAI

Sono state illustrate e quindi palesate a tutti gli operatori del settore e agli interessati a livello istituzionale anche tutte le proposte correttive presentate in sede di CdA da RADIO RAI e mai recepite. Di nuovo Roberto Sergio:

Ho sostenuto le ipotesi di porre correttivi alla ricerca. Innanzitutto, l’introduzione dei meter a integrazione della ricerca Cati per la misurazione non solo dell’ascolto lineare ma anche del digital e dell’on-demand. Ho poi proposto di intervenire sulla ponderazione che in alcuni casi (istruzione e professione) impone correttivi che possono incidere sui livelli di ascolto, dimezzando i pesi delle classi più elevate e moltiplicandoli sui profili più bassi. Ma di fatto nulla è passato, nonostante la disponibilità e l’impegno, nel tentare una mediazione, del presidente di Ter Marco Rossignoli. Ter 2020 avrà esattamente le stesse caratteristiche analogiche e inadeguate del 2019. Con il risultato che avremo nuovamente dati contestabili, che non rispecchieranno la realtà vera dell’ascolto delle Radio.

Nulla da aggiungere e nemmeno da commentare. Ipse dixit. L’esito è tuttavia che RADIO RAI ha votato da sola nell’ultimo CdA contro il mantenimento della ricerca così come è oggi e come sarà nel 2020.

E’ significativo come l’azienda più matura del broadcast in Italia rappresenti in realtà le posizioni più innovative sul fronte della rilevazione d’ascolti. La sua funzione pubblica induce a posizioni di coraggio e di maggior responsabilità? Ciò è da apprezzare e sottolineare.

Il tema dell’assetto proprietario di TER.

E’ il secondo tema politico affrontato sul blog. Meglio lasciar esprimere chi ne ha molto più titolo. Ecco il direttore generale di RADIO RAI a proposito dell’assenza in TER di una quota del mercato pubblicitario.

Non è rappresentato il mercato pubblicitario, in netto contrasto con quanto rimarcava AgCom già nel 2017. Questo scenario non fa che danneggiare ulteriormente Rai. E questo  non rende onore al tanto lavoro che donne e uomini, professionisti e giornalisti, di Rai Radio svolgono ogni giorno con passione e cura.

Condividi il contenuto: