CONCENTRAZIONE RADIO INTORNO a MEDIAMOND

La parola concentrazione può dare adito a reazioni più o meno emotive. Nella sua interpretazione economica il termine indica semplicemente più risorse e più marchi tutti nello stesso perimetro di proprietà. Mediaset acquisisce R 101 da Mondadori e poi compra Finelco con a bordo, tra gli altri oggetti, RADIO 105 e VIRGIN RADIO. Allo stesso tempo Mediaset raccoglie la pubblicità attraverso MEDIAMOND per RADIO ITALIA SOLO MUSICA ITALIANA e per un circuito congruo e ben qualificato di Radio Locali. Questa si chiama puramente e semplicemente concentrazione. Perfettamente legale, come confermato dall’Autorità Anti-Trust, un organo super-partes. In Italia la Radio è stata troppo frazionata nelle proprietà delle Stazioni sia a carattere nazionale che locale, dunque poco concentrata. E l’iniziativa di Mediaset, così imponente, potrebbe spingere altri a seguire la sua logica.

Non è argomento nuovo perché è nella Power Rotation delle riflessioni sul Business Radio da ormai 25 anni. Perché la “concentrazione” nella Radio ha valenze positive? Anche in questo specifico contesto economico? Proviamo a offrire qualche risposta vigilando sulla emotività, anche perché il tema si intreccia con quello sensibilissimo della libertà di espressione garantita dalla Costituzione e con quello della rappresentanza delle minoranze.

iHeartRadio è la App del primo gruppo Radiofonico negli USA che possiede oltre 800 emittenti AM/FM.

Partiamo dal livello internazionale, States first! Il fenomeno della concentrazione trova negli U.S.A. un promulgatore molto conosciuto, Bill Clinton. Il Presidente Democratico fa approvare nel 1996 il “Telecommunications Act” che prende atto della competizione dei Media ormai estesa anche al Cavo, al Satellite, al WEB e a nuove piattaforme; nel contempo pone le condizioni per cui le tante Radio AM/FM e Televisioni in grave difficoltà economica possano cedere i loro asset ai group owner più grandi ma in modo equo.

La maggior concentrazione per singolo Media è dunque la risposta governativa alla maggior frammentazione delle risorse pubblicitarie tra tanti Media. Il Presidente U.S.A. mantiene barricate cross-mediali per il controllo ma modifica i limiti di proprietà di un singolo soggetto in un singolo Media, alzandoli notevolmente. Ciò permette una fase comunque controllata di riqualifica industriale.

Grazie a una ripartizione delle frequenze a beneficio della emittenza comunitaria le Radio dei college negli USA sono ancora oggi un fenomeno culturale e sociale.

Da quell’atto abbiamo assistito a quasi un ventennio di sviluppo del mezzo Radio al punto che negli U.S.A. questo è oggi davanti perfino alla TV come copertura di popolazione. E’ da quel momento legislativo illuminante che nascono i mega-gruppi Radio, come ad esempio iHeartMedia (allora si chiamava Clear Channel) e CBS RADIO, colossi da centinaia e centinaia di stazioni di proprietà. Il contrappeso di una concentrazione U.S.A. per le Radio commerciali così forte anche in termini percentuali, molto più forte di quella consentita in Italia, nasce proprio dal rispetto delle libertà di espressione e delle tutele delle minoranze.

In FM negli U.S.A. c’è una banda prevista ad uso esclusivo delle Radio comunitarie ed è tra gli 88 e i 92 MHz. Bassa potenza, irradiazione circolare, licenze sempre disponibili e compatibili. Una ricchezza fondamentale del mezzo Radio è nel Nord America l’equilibrio tra sistema commerciale e comunitario che, addirittura, ha una transenna chiara per la sua banda esclusiva. La concentrazione della Radiofonia commerciale può essere marcata, molto marcata, ma è bilanciata dal giardino comunitario delle college Radio e dell’associazionismo in FM. Peraltro l’emittenza pubblica negli U.S.A. non possiede stazioni ma offre formati e programmi al mondo comunitario delle emittenti Radiofoniche. Il massimo della civiltà e anche dell’innovazione.

In Gran Bretagna e in Francia non c’è una concentrazione supportata esplicitamente per legge ma i limiti non troppo restrittivi hanno permesso e incentivato la nascita e lo sviluppo di soggetti Radiofonici che hanno dimensioni multiple per fatturato, e di alcune volte, di quelli top in Italia. Guardando al mercato complessivo della Francia, tutte le emittenti sono meno di un terzo delle nostre ma fatturano cumulativamente esattamente il doppio. E i posti di lavoro sono tantissimi, molti di più di quelli italiani. Quindi la concentrazione non è il male assoluto, lo ripeto, soprattutto se è bilanciata.

Ed eccoci al fatto, all’attualità della concentrazione nell’Industria della Radio in Italia. MEDIAMOND raccoglierà la pubblicità anche per le emittenti di FINELCO, realizzando così il polo Radio numero 1 per ascolti e, presumibilmente, anche per fatturato. Non era una decisione scontata e ha richiesto probabilmente anche un atto di coraggio da parte di MEDIASET. L’azionista ha legittimamente voluto concentrare anche la raccolta delle emittenti di FINELCO presso la sua concessionaria di pubblicità deputata. Le conseguenze?

Paolo Salvaderi, AD di Radio Mediaset

Le conseguenze più spiacevoli del momento corrente sono quelle occupazionali. Il perimetro “NOVE NOVE” della raccolta pubblicitaria viene sostanzialmente chiuso in Finelco. RADIO 105, VIRGIN e RMC non saranno più vendute dalla struttura storica di Largo Donegani; mentre si scrive questo articolo giungono notizie di messaggi ricevuti da agenti ma anche da personale amministrativo con inviti peraltro a non ripresentarsi in azienda. Si tratta di profili professionali medio-alti che probabilmente hanno risorse e strumenti per superare la difficoltà e che avranno probabilmente anche “scivoli” e “supporti”, comunque si deve loro la più totale vicinanza.

E ora? MEDIAMOND ha una opportunità storica che se colta permetterà alla Divisione Radio di MEDIASET anche di crescere e, magari, di riassorbire occupazione e posti di lavoro anche se in posizioni differenti da quelle soppresse. Così accade nelle concentrazioni Radio altrove nel Mondo.

La prima sfida di MEDIAMOND 2016 nella Radio è alta e appare strategica. COMPLETEZZA DELL’OFFERTA, insieme a PUBLITALIA ’80. Ora con le Radio di Finelco a bordo l’offerta è poi completissima. E’ da un anno che la cultura dei convegni sui Media spinge sull’assunto delle ricerche recenti che i Light TV VIEWERS siano sostanzialmente coincidenti con gli Heavy RADIO LISTENERS. L’acquisizione RADIO fin qui condotta da parte di MEDIASET appare illuminata nel proporre ai grandi clienti pubblicitari una integrazione di COPERTURA sicuramente senza pari che potrebbe valere molto più del semplice apporto del fatturato RADIO, specie nella competizione con RAI e SKY. E’ curioso tuttavia che questo incastro strategico così interessante non abbia ricevuto commenti e apprezzamenti esterni significativi.

La seconda sfida di MEDIAMOND 2016 è apparentemente nella FLESSIBILITA’ DELL’OFFERTA. E’ un altro beneficio della concentrazione ed è stato osservato per anni negli U.S.A. e non solo. Aggregando tante stazioni sia nazionali che locali si possono creare tanti, tantissimi network commerciali allo scopo di assorbire le più svariate esigenze di pianificazione, anche mirata, da parte di clienti e centri media. Qui in Italia siamo abituati ai concetti di syndication e di network di emittenti locali essenzialmente fissi e immutabili, quasi bloccati. Perché? Let’s be flexible! I network commerciali possono rispondere a esigenze di target o di uniformità di ambiente editoriale. E’ un concetto importante perché è quello che se ben sviluppato permette l’assorbimento maggiore di domanda e in molti casi può perfino promuoverla positivamente.

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