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Con questo articolo inauguro sul blog la rubrica “Fact-Checking“. Desidero analizzare e anche correggere le affermazioni sbagliate o false che riguardano la Radio e la sua operatività. Mi sento Milena Gabanelli? No, magari! Vorrei averne solo un decimo della bravura e del talento che è il punto di riferimento. E poi in fondo qui ci si occupa delle quisquiglie del piccolo mondo della Radio, non dei massimi sistemi. Chi mi attribuisce l’autorità del Fact-Checking? Solo voi, se troverete utili o almeno interessanti tutte le mie contrapposizioni alle Fake-Info.
Naturalmente segnalo i peccati ma non i peccatori. Rei spesso di volersi mostrare, ma senza adeguata preparazione sul campo. Millantando esperienze mai svolte. Riciclando il sentito dire dall’amico più esperto. E copiandolo male. Scambiando la semplificazione per banalizzazione. Ecco, i peccatori ci sono e dovrebbero riflettere sui loro errori. Ma è un problema loro. Qui cerco di provare a riparare qualche loro danno. Forte di 40 anni sul campo, 18 in Università e tantissime fonti originali nazionali e internazionali tra cui libri e pubblicazioni esenti dal web.
Fake #1: “La Stationality è l’unione di 2 parole, Station e Personality”
La genesi di Stationality e il suo significato sono diversi. Stationality nasce in opposizione diretta a Personality in un momento storico in cui quest’ultima si manifestava incontrollata, causando nelle emittenti un serio problema di identità di stazione presso il pubblico. E’ un termine che è stato utilizzato per primo nelle Radio di flusso che si sono affermate a partire dagli anni ’90. E’ il complesso degli obiettivi editoriali della stazione che anche le Personalities devono concordare, o di cui almeno devono essere a conoscenza. Fake dalla crasi.
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Fake #2: “La Stationality sta sopra le scelte di musica, conduttori, clock e pacchetto sonoro”
Mettiamo ordine anche se, visto il punto di partenza, sembra quasi impossibile. I contenuti della Radio sono Musica, Attualità/Informazione, Conduzione e Interattività. Le cui priorità cambiano in base ai target e alla tipologia di pubblico. Il Clock non è un contenuto, solo uno strumento di attuazione di politiche editoriali ben determinate. I conduttori sono interpreti della conduzione. Il pacchetto sonoro è uno strumento di identificazione. E la stationality non sta sopra, e per la verità nemmeno sotto le scelte. E’… le scelte! Fake del minestrone.
Fake #3: “La stationality è negli aggettivi con cui il pubblico qualifica una emittente”
Il pubblico è fortunatamente per noi Radiofonici sul campo molto più intelligente e anche sensibile di quella affermazione. Gli ascoltatori riconoscono ai brand Radiofonici dei valori e dei contenuti. Gli aggettivi sono un percorso di strada a fondo chiuso. Radio for dummies. Per comprenderlo però occorre aver svolto numerose ricerche qualitative di qualificati istituti di ricerca e, perché no, aver seguito anche tanti focus group. Peraltro è una mappa di valori e di contenuti che compone la stationality. Fake dei Puffi.
Fake #4: “E’ bello dare solo 3 o 4 aggettivi per la stationality di una Radio magari composta di centinaia di persone”.
Fortunatamente tutto ciò è bello solo per l’autore ed è in realtà proprio un insulto a quelle centinaia di persone che compongono la imprecisata stazione Radiofonica. Per non dire del pubblico che non è così idiota come si vorrebbe far credere. La Radio degli aggettivi, ecco il modo per andare a sbattere, per esprimere strafalcioni, e per non portare a casa ascoltatori o ascolti ma solo like sul web. Ooops, ma sto parlando del peccatore! Fake della Vispa Teresa.
Photo Credit: iStock.com/Slphotography
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