Ho un sogno cattivo. Abrogare la parola "Splittaggio" e sostituirla con "ZoneCasting." O almeno con "Geolocalizzazione". Condivido i miei perché. E poi mi dite che ne pensate. Sono così cattivo?

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Non sto qui a tediarvi sugli aspetti normativi del sistema Radiotelevisivo. E sul fatto che il cosiddetto “splittaggio” di cui le Radio locali dispongono è l’opportunità per veicolare dei messaggi, per lo più e al momento a carattere pubblicitario per scelta degli editori, in aree specifiche del proprio territorio servito. Merita considerazione il fatto che lo “splittaggio” è applicabile in FM fino al limite del singolo trasmettitore e della sua copertura. Nel DAB la condizione è meno flessibile; certamente la questione è tecnicamente molto complessa.

La parola “splittaggio” nasce molto probabilmente da qualche tecnico che aveva lavorato negli anni ’80 per il modello “network” cui avevano aderito le grandi Radio dei tempi. L’espansione in aree limitrofe a quelle servite avveniva tramite l’accordo con un affiliato che, in cambio della ripetizione del segnale del “network”, gestiva gli “splittaggi” della pubblicità locale, spesso con un incasso al 100%. La genesi è stata più o meno questa e dopo la legge Mammì, il modello si è diradato e il termine è stato mantenuto dalle Radio locali che pure utilizzano gli “splittaggi”.

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Qual è il problema con la parola “splittaggio”?

C’è una grande narrazione di marketing sul tema del “locale”, della “prossimità” e anche sulla abusatissima parola “territorio”. E’ la valorizzazione del concetto di zona. Molti responsabili di marketing si stanno innamorando del digitale, tra le varie ragioni, per la sua capacità selettiva proprio in chiave di pianificazione delle loro campagne su base territoriale. E invece noi cosa facciamo? Non cavalchiamo l’onda. No. Non affermiamo la forza della Radio locale come primo mezzo di comunicazione, anche per il servizio su coperture specifiche di zona. No. Nulla di ciò.

Noi citiamo la parola “splittaggio”, un tecnicismo che non coglie l’opportunità data dai tempi, anche sulle brochure pubblicitarie che creiamo per gli affezionati o nuovi clienti. Che disastro di non sintonia, noi che da Radiofonici dovremmo saper ascoltare e cogliere le frequenze giuste. Alternative? Se non vi piace “Zonecasting” che è l’altro estremo, purtroppo in inglese, scegliete “Geolocalizzazione”. No? Siamo “smart”. Spotify lancia messaggi come “Dimentica la Radio” e noi ci formalizziamo sull’uso condiviso di “Geolocalizzazione”? La Radio locale geolocalizza.

Qual è invece il problema con gli “splittaggi”?

Dalla parola sbagliata si arriva alla messa in onda dannosa. Gli “splittaggi” dovrebbero essere feste della geolocalizzazione, centrate sulla zona in essere. Capita purtroppo solo di rado. Gli “splittaggi” con povertà di flessibilità e privi di contenuto sono alquanto terribili all’ascolto. Sono un buon motivo di cambio di stazione, magari 2 o 3 volte l’ora, da emittenti che hanno potenzialità magari per un audience maggiore e/o migliore. Le “basi di riempimento” (non c’è termine più irritante) sono noiose e fanno scappare. Pensiamo meglio la geolocalizzazione!

Photo Credit: iStock.com/hallojulie, iStock.com/LuckyTD

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