Digital Composite Image Of Silhouette Businessman Standing Against Illuminated Globe At Night
Strumenti, strumenti e ancora strumenti. Per scegliere le opportunità tecnologiche non dobbiamo concentrarci anche sugli obiettivi? Forse qui qualche riflessione utile in termini di concetto... Radiosa lettura!

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Ascolto e leggo quotidianamente sulle testate più professionali del nostro settore di continui riferimenti agli strumenti, specie tecnologici, che possiamo o potremmo utilizzare. Esplicito meglio. In quella che è l’era della opportunità, siamo bombardati da soluzioni miracolistiche oppure efficienti che ci aiuterebbero a implementare questo o quello. La promozione scorre sul Web e dalla scelta del DAB a quella della App, dal mixer innovativo alla intelligenza artificiale, è tutto un fermento sulla indispensabilità degli strumenti. Bene, non benissimo.

Strumenti, strumenti e ancora strumenti. Ma gli obiettivi? A cosa servono tutti questi validi se non validissimi strumenti? La risposta potrebbe essere semplice. A migliorare l’impresa Radiofonica di fronte alle sfide di oggi e di domani. No, non mi basta. E’ una risposta che sembra solo imporre un impegno economico e mentale verso la tecnologia e non include il soggetto indispensabile, il pubblico. Preferisco e accetto volentieri una risposta così: tutti gli strumenti tecnologici sono utili se rafforzano l’esperienza di fruizione del pubblico.

Il business concept della Radio

L’obiettivo del rafforzamento dell’esperienza di fruizione del pubblico è sacrosanto e anche calzante. Ogni stazione ha un suo pubblico, peraltro con esigenze differenti da quello delle altre emittenti. E ciò spiega come stazioni differenti scelgano strumenti e soluzioni tecniche e tecnologiche diverse. Farei un ultimo passo in avanti a cercare, sempre nei termini degli obiettivi, in che cosa consista l’esperienza di fruizione del pubblico. Tra le condivisibili e certificate definizioni sul mezzo Radio ce ne è una che mi sembra proprio contemporanea.

La Radio è la comunicazione tra una stazione e un individuo che gli permette di entrare in connessione con IL mondo o UN mondo.

Riflessione. Un individuo che sceglie una stazione della Radio, ne seleziona il mondo. Beh, mettiamola così. Con la Radio l’individuo esce in qualche modo da sé stesso ed entra in più mondi che lo alimentano, uno alla volta. E il tempo di fruizione cresce man mano che tutti gli indicatori di benessere o di apprendimento gli ritornano con segnali di positività per sé stesso. In tutto questo non dobbiamo mai dimenticare che il servizio della Radio è gratuito. Quindi siamo dei “creatori di mondi” che necessitano di strumenti specifici per la missione.

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Le conseguenze delle stazioni come connessioni con i mondi

Il mito della interazione è eccessivo. Il bello della Radio è nella possibilità di connettersi in modalità di attenzione e partecipazione regolabili in base al momento e alle necessità. Mi si presentano spesso numeri di interazione, specie di messaggi, come grandiosi; e si scopre poi sempre che il numero delle attività da parte degli ascoltatori hanno rappresentato lo 0,001% di tutta l’audience presente. L’interazione scalda ma non rappresenta mai il pubblico. Punto.

Il pennellare i mondi pretende un senso di esplorazione da offrire al pubblico. A cui occorre richiedere approvazione, magari anche silenziosa, e non interazione in modo spasmodico e troppo spesso compulsivo. Evitare nel modo più assoluto la percezione di emittente in mano a pochi e noti perché ne dominano l’interazione. Esplorare vuol dire condurre i percorsi di semplificazione e di guida ai contenuti vivi del mondo offerto dal format. Gli strumenti sono quindi da ricercare in un nuovo livello di equilibrio tra interazione ed esplorazione.

La immaginazione, l’essere vivente della Radio, deve essere al centro della attenzione e della offerta editoriale anche quando ci si rivolga alla trasmissione in Visual Radio. Tutti i processi di automazione anche solo audio sono da verificare. E quando è possibile meglio optare per la gestione integrata dei sistemi che offre potenzialità di intervento e anche di spettacolarità che possono migliorare l’esperienza di ascolto e la percezione di mondo. Il tempo delle stazioni a trasmissione di sola musica, come da bobine di un tempo, è finito.

La importazione di audio e di suoni da altri media, da creatori di contenuto e altri soggetti diverrà sempre più rilevante. E qui il ruolo delle tecnologie come di chi effettua le ricerche sarà sempre più importante. A mio avviso siamo solo agli inizi. Inimmaginabile pensare ai nostri formati di musica e di intrattenimento caratterizzati solo da conduttori, supporti e in qualche caso dalla voce degli ascoltatori. I mondi delle stazioni devono essere assai più ricchi e rappresentare meglio sonorità comuni o comunque affini a quelle di chi ascolta.

Photo Credit: iStock.com/EyeEm Mobile Gmbh

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