RADIO WOW SCEGLIE la SFIDA del TARGET dei GIOVANISSIMI

Dall’esterno ma anche dall’interno del mondo Radio si afferma troppo spesso che i giovani non seguano più il nostro mezzo. I dati dicono ben altro. E lo dice anche Stefano Mattara, station manager di RADIO WOW, una emittente per giovanissimi…

È la nuova entrata più alta tra le stazioni debuttanti nel 2020 in TER, la rilevazione ufficiale degli ascolti Radiofonici. Un bel modo di farsi notare. Una performance apprezzabile che la mette subito nella considerazione giusta, sia del pubblico che dei clienti. RADIO WOW, creatura del gruppo SPHERA di Anacleto Comin, è già una emittente di tendenza nel Nord-Est del nostro Paese.

E non solo per i numeri. 170.890 ascoltatori settimanali e 64.340 giornalieri rappresentano una ottima partenza ma in fondo anche solo il punto di origine per un progetto che ha una grande ambizione. E quella di RADIO WOW è chiara. Servire i giovanissimi. È una stazione tutta da seguire anche dagli operatori del resto d’Italia perché raccoglie una sfida formidabile e perché mette in atto numerose innovazioni.

Ne ho parlato con lo station manager Stefano Mattara. La conversazione che qui riporto e di cui lo ringrazio avviene nel contesto di un progetto che è pienamente al centro della attenzione del suo gruppo. RADIO WOW è la più recente e preziosa creatura che si aggiunge a RADIO COMPANY, RADIO 80, RADIO PADOVA, RADIO EASY NETWORK e RADIO VALBELLUNA. E’ un contesto avanzato. Tutte le stazioni del gruppo SPHERA sono pienamente supportate dai sistemi Audio e Visual Radio di AXEL TECHNOLOGY.      

Stefano Mattara, lo station manager di RADIO WOW

D – Ciao Stefano, vorrei partire dalla tua persona. Mi racconti di te delle tue esperienze?

SM – Io nasco come disc-jockey e lavoro nel gruppo SPHERA dalla fine degli anni ’90. Ho sempre collaborato con l’azienda di Anacleto Comin. Ho una mia principale attività, che è editoriale; sono un editore discografico e con un po’ di fortuna agli inizi degli anni 2000 sono riuscito a monetizzare qualcosa in giro per il mondo dalla discografia.

Nel gruppo SPHERA ho sempre condotto un programma e ho fatto da supervisore per il brand. Quando c’era da portare RADIO COMPANY in alcune iniziative, ho sempre cercato di esserci. Per quanto mi riguarda ho quindi vissuto il mondo discografico e da artista negli anni 2000 con grandi produzioni quali quelle di DJ Dado e 2 Black. E visto che la passione per la musica è tanta, questa è una scommessa che quando mi è stata proposta l’ho presa come tale.

D – Ce la puoi un po’ descrivere questa scommessa?

SM – La scommessa è quella di cercare di riportare all’ascolto del mezzo un pubblico che probabilmente non ascolta più la Radio, perché la fascia è comunque molto giovane (va dai 16 ai 25 anni) ed è bombardata da Spotify, YouTube e da tutte le piattaforme che usufruiscono della musica in base alla semplice sua scelta. Di fatto non esiste un concorrente diretto da combattere, perché di Radio prettamente giovani non ce ne sono, la stessa M2O o Disco Radio sono un po’ più adulte. Quindi la scommessa è quella di cambiare un po’ il linguaggio.

Nella mia squadra ho il 75% di persone che hanno una provenienza prevalentemente da club o da social. Ho dei capisaldi, come può essere Manuela Doriani al mattino o persone come Ary Fashion, che arriva da un percorso importante anche lei. Però ho sempre cercato di avere all’interno di questo progetto un tipo di comunicazione più da social, da telefonino e meno da Radio istituzionale o classica. La scommessa è proprio questa, quella di fare dei discreti ascolti e portare un po’ di pubblico proveniente non dalla concorrenza ma da altre piattaforme.

La vida se vive bailando

D – A proposito di scommessa, abbiamo tutti visto i dati e RADIO WOW ha avuto un battesimo più che positivo. Tu sei soddisfatto dei primi riscontri avuti? Ti torna con quello che stai scommettendo da un punto di vista delle evidenze?

SM – Mi hai fatto una bella domanda ed è quello che cerco di far capire a molti discografici. Io ho uno slogan, che è anche quello della radio: “La vida se vive bailando”. Che vuoi dire che tutto ciò che passa sulla mia Radio deve essere ballabile. Dall’esperienza di discografico e da quando ho cominciato il progetto, ho iniziato ad analizzare i dati di Spotify. Lo stesso utente passa ad ascoltare da un brano indie, trap ad un brano techno o italiano. Quindi a differenza di generazioni precedenti, dove si era più focalizzati, oggi il millennial è molto più aperto.

Sinceramente non mi aspettavo questi numeri. Quando me li hanno fatti vedere ho detto alla proprietà “Beh… sono contento per voi”. Ma sinceramente, marchio nuovo, linguaggio nuovo, posizionamento a livello di frequenze fatto in corso d’opera, quindi era un po’ tutto un work in progress. Secondo me i nostri dati avranno un minimo di senso l’anno prossimo.

La musica per i giovanissimi

D – Come vedi la geografia musicale per il target che servite?

SM – Può apprezzare un pezzo italiano, ma può apprezzare anche un pezzo techno. Ed è quello che io sto facendo. La scelta musicale la sto facendo in prima persona, perché se sbaglio devo sbagliare io. In quanto nella mia testa ho un punto di arrivo, mi baso molto sulla sensazione. Non guardo le classifiche, ma guardo quello che vedo sui social, nelle chat, sui trend topic, e ascolto molto i disc jockey, avendo fatto questo lavoro, e quello che passano sul set. Mi baso molto sul pubblico.

D – Stai rispettando il format dei brani o stai aggiungendo il mixato? È strategico il ruolo del mixato dentro il tuo progetto editoriale?

SM – Io taglio tutto, sempre basandomi sull’ascolto medio di un ragazzo su Spotify o Instagram, che si è abbassato molto, moltissimo. Su RADIO WOW non si superano i tre minuti di giorno. La notte è più da club ed è un altro discorso. Dalle 6 del mattino alle 10 di sera è tutto molto corto. I mixati non li faccio, perché la Radio ha tre contratti in esclusiva con tre management internazionali per avere nomi importanti, tipo Afro Jack, David Guetta, tutta questa gente, accordi che prevedono che siano loro a fare i mixati all’interno della Radio.

Novità nella conduzione

D – Tra i conduttori puoi dirmi se c’è qualcuno che ti ha sorpreso o c’è qualcuno che secondo te è una promessa e aiuterà questa Radio a crescere?

SM – Ti dico una cosa di cui sono assolutamente orgoglioso, perché ho due ragazzi che si chiamano Sismica, due fratelli, che non hanno mai fatto radio nella loro vita. Sono una band che suonava, quando ancora si poteva, e facevano più di 150 date all’anno. Li conosco da tempo, hanno un’immagine molto pulita, un linguaggio assolutamente pulito, e ho voluto mischiare la musica dal vivo con la musica delle Radio.

È un esperimento, vediamo cosa succede. Ce l’avevo in testa da tempo, e devo dire che loro sono stati e sono forse la cosa più innovativa. Perché con un linguaggio pulito, non usano parolacce o altro, sono veri, hanno quel modo di comunicare che la ragazza o il ragazzo, giovane e adulto, ascolta con piacere. Positivismo, molto sorridenti, sempre sul pezzo anche sul tipo di scelta musicale da fare, fanno il brano attuale a modo loro e poi lo collegano con il brano ufficiale, quindi questa è una cosa di cui posso essere contento.

D – La fascia oraria del mattino è importante. Hai trovato delle formule particolari per affrontarla?

SM – Beh, è sempre molto ballabile. Nella fascia mattutina ho Andrea Meggio. Gli ho messo accanto una scheggia impazzita, Giusva, che è questo ragazzo che non aveva mai fatto Radio, è un animatore, quindi molto schizofrenico, nel senso buono, ma che rompe tutti gli schemi. Si è creato un contrasto fra i due, che è davvero piacevole, uno più formale e uno più pazzo. In modo naturale ne escono sempre delle gag molto simpatiche. Poi la Radio in sé non ha spazi lunghi di dialogo. Il mio clock ha parlati molto corti, gioca molto sulla battuta e sull’effetto.

L’interattività e i social

D – Il capitolo dell’interattività penso meriti una domanda, perché gli operatori qualche aspettativa se la pongono, visto che si tratta di una radio giovane, giovanissima. Cosa hai pensato, cosa stai sviluppando?

SM – Da quando ho presentato la Radio, ho sempre detto di avere due Radio, la Radio che si ascolta e la Radio che si guarda. Ma non la tv, quella che si guarda nei social, son due percorsi che si parlano, ma sono separati. Ho un gruppo di tre persone che seguono soltanto i social e sono ultra-attivi. I social devono avere un mondo a sé stante, dove si dà l’informazione, la gag, l’attualità, c’è un lavoro costante. Per farti capire in un anno mezzo quasi tremila post; dal calendario bastardo… ci siamo inventati di tutto. Ci sono programmi che vanno solo li.

D – Il che però ti permette di sperimentare…

SM – Esattamente. Il social mi fa parlare con delle persone che non ascoltano la Radio, ma sono sul telefonino, Instagram ecc. Il social è un mezzo per portarmeli sulla Radio e mi permette di testare se una cosa funziona o non funziona. Lì la reazione è immediata. Pubblichiamo qualcosa che suscita una reaction? Ecco che in Radio ne parliamo. Ma ci permette anche di lavorare in questo momento con i locali, che ora sono chiusi; abbiamo creato un piccolo club all’interno della nostra diretta, dove sfruttiamo la parte video, televisiva che abbiamo noi.

E che ci ha portato tantissima interattività da persone che non ascoltavano la Radio o non la conoscevano. Stiamo vedendo che passettino per passettino, o sui social, o sulla FM o sullo streaming li stiamo portando con noi. E questo è dovuto a un grosso lavoro di marketing sui social, di ricerche, di follie, perché per colpire qualcuno devi inventare qualcosa che va fuori dagli schemi.

La presenza ovunque

D – Ci sono altri fattori di RADIO WOW che per te sono distintivi?

SM – Una delle cose che ci ha tarpato le ali con questo Covid, è stato che la Radio nasce per il 75% con cose che si sviluppano al di fuori della sede. Abbiamo due studi mobili importanti e delle stazioni più piccole. Perché quando la situazione si sbloccherà questa radio la devi trovare ovunque, dalla piazza ai posti più assurdi con la diretta, non con il palco, ad esempio in Stazione a Venezia, perché noi siamo anche lì. Quindi essere con i ragazzi della squadra, ovunque, fuori, ci devono vedere. Questa è una cosa che ho dovuto mettere in parcheggio.

D – Ti ringrazio per averla puntualizzata, perché è una parte progettuale rilevante.

SM – Si, infatti sto facendo impazzire quelli di AXEL TECHNOLOGY che ci stanno dando un grande supporto.

Il ruolo di AXEL TECHNOLOGY

D – A questo punto ti faccio anche una domanda su AXEL TECHNOLOGY, perché immagino che da una parte tu abbia trovato stabilità, tecnologia, flessibilità, dall’altra da quello che mi stai dicendo spontaneamente, stai trovando una relazione, qualcuno che ti dà ascolto e ti fornisce una soluzione.

SM – Noi abbiamo internamente dei tecnici che parlano costantemente con loro e che sono due capisaldi della nostra struttura, che riescono a trovare sempre un punto di incontro tra la mia follia e quello che si può fare. Devo dire che AXEL TECHNOLOGY su questa cosa ci sta dando una mano, sono cose che probabilmente non sono richieste da molte radio.

Anche la metodologia che vado a sfruttare dei jingle che siano a tempo, il BPM, lo faccio perché è una radio dinamica, viene generato un clock, ma cerchiamo di sfruttare il 100% della macchina. Io voglio che tutto sia gestibile da fuori ed è complicato senza qualcuno in sede.



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