SPOTIFY è un PERICOLO per l’INDUSTRIA della RADIO?

Spotify è un nemico della Radio e, come i guru del digitale e i nerd vanno affermando, la ucciderà? Da #RadioCompass2019 è giunto qualche nuovo stimolo ad affrontare il tema e a cogliere le differenze di servizio e di contenuto.

RadioCompass 2019, l’evento sulla Radio dell’anno e del quale si è riportato proprio qui, ha consegnato al folto pubblico di grandi e medi investitori pubblicitari e di broadcaster Radiofonici sicuramente molte analisi, dati esclusivi presentati con eccellenza, ma ha anche prodotto stimoli e riflessioni interessanti sul mezzo. Il compito principale in tal senso è stato affidato all’intervento di Alberto Mattiello, un futurologo che risiede a Miami e consulente di agenzie pubblicitarie, che ha titolato il suo intervento “RADIOSCAPES, voci dagli spazi del futuro”. Come ha avviato il suo speech sul futuro della Radio? Quale slide ha mostrato per prima per illuminare di visione gli investitori e i broadcaster? Ebbene, il relatore ha presentato il business concept, l’approccio all’utente, al mercato e alla competizione, proprio di Spotify. Ci risiamo. Olè!

Il tema di Spotify in opposizione alla Radio aleggia e accende un vasto dibattito da molto tempo, spinto da guru digitali più o meno attendibili e dalla totalità dei nerd del villaggio globale. C’è quindi una sorta di tifo latente perché Spotify uccida la Radio.

L’industria discografica ha un ruolo di amplificazione del dibattito sul possibile conflitto o guerra che sia tra Spotify e la Radio; essa, mentre letteralmente spolpa anno dopo anno in base ai diritti dovuti i broadcaster Radiofonici, offre apertamente il suo sostegno a Spotify anche in tutto il suo potenziale anti-Radio ma attende, e temo che attenderà molto a lungo negli anni, gli incassi delle royalties spettanti dall’operatore globale. La storia del matrimonio saturo e dell’amante.

L’amplificazione e diffusione del business concept di Spotify grazie a #RadioCompass2019 è quindi oggi un’occasione utile non solo di analisi ma anche di aggiornamento del dibattito sullo scontro. Esiste davvero? Chi è in pericolo? La Radio o Spotify? Nessuna delle due?

Ci sono 2 percorsi di risposta che a mio avviso si possono esprimere dal lato Radiofonico; il primo è secco e il secondo è articolato. Non nascondo la mia preferenza per il secondo, ma cominciamo dal primo.

— 1 — La RADIO è in PIENA SALUTE: QUINDI?!? – Per la serie “So What?!?”

Bastano 2 slide per questa risposta, culturalmente basica, se non addirittura primitiva, ma estremamente solida.

Binaghi@RadioCompass2019 docet: qui sopra la parte 1… e qui sotto la parte 2. That’s it.

Il primo mezzo di comunicazione in assoluto sul target 15-54 (slide 1) e che registra una crescita commerciale del +23% negli ultimi 5 anni (slide 2) dovrebbe anche solo percepire qualche pericolo?!? 

Come anticipato non è la mia risposta preferita tra le due sul prospettato pericolo che infliggerebbe Spotify alla Radio, perché un po’ presuntuosa, muscolare su numeri e primato, ed è quella però che fa letteralmente saltare i nervi ai nerd. Spettacolo puro. I nerd, questi gentili individui che vivono la loro intera esistenza sulla tastiera, fondo schiena incollato alla sedia, sono altamente indispettiti dalla Radio. Sono quelli che hanno cominciato a definirla Radio Tradizionale perché il fatto che non sia soltanto on-line, che non sia solamente on-demand e che soprattutto non si plasmi immediatamente con un tasto o un comando alle loro specifiche paturnie o esigenze da patologici e eternamente a-sociali è considerato un gravissimo oltraggio. Troppo semplice cambiare stazione; sono le stazioni che devono adattarsi. Pensieri al contrario. E, sempre a proposito di contrario e contrariamente a quanto essi proclamano, i giovani 18-25 sono grandissimi ascoltatori della Radio (tradizionale o no, che dir si voglia) e perfino con la maggior concentrazione di tutte le classi di età. Per i nerd i dati sui 18-25 e anche quelli di #RadioCompass2019 sui 15-54 sono nell’effetto come il sole delle primissime luci dell’alba che coglie i vampiri fuori dalle tombe. 

— 2 — Le DIFFERENZE tra SPOTIFY e la RADIO sono di GRANDE RILEVANZA – Per la serie: “Non c’azzeccano proprio tra loro”    

Purtroppo per i nerd e per fortuna di tutti la Radio è un servizio pubblico a libero accesso ed è un essere VIVENTE basato su un concetto e un valore di STAZIONE che ne costituisce un SERVIZIO per i SUOI ASCOLTATORI; il pubblico ama e segue le sue stazioni preferite su tutte le piattaforme tecnologiche. La Radio non è Social in prima istanza; è molto di più e prima, è un mezzo di comunicazione sociale, ben altra cosa. E’ proprio in sintonia con la vita dell’esistenza reale e di accompagnamento nella giornata. L’orticaria per i nerd, la passione per le persone che amano vivere.

Nel configurare la Radio, ed è una differenza di offerta che il pubblico ha compreso, comprende e comprenderà sempre e benissimo, oltre alla musica le singole stazioni possono utilizzare tre strumenti di contenuto del TEMPO REALE, che fanno la differenza e che segnano l’abisso con Spotify: sono la conduzione, l’informazione/attualità (compresi i servizi come info-mobilità e meteo ma anche lo sport) e la interattività audio con gli ascoltatori. E anche qui potremmo già aver finito.

Andiamo oltre ed entriamo nel merito del business concept di Spotify pubblicato più in alto in lingua inglese. Leggiamo e riflettiamo sulle prime righe. Spotify compete per il tempo e per l’attenzione degli utenti attivi su tutti i differenti media a partire dal broadcast tradizionale e terrestre. Ci sono 2 problemi già in partenza nella definizione: la competizione per il tempo e il broadcast tradizionale.

Trovo che la conquista del tempo sia proprio una missione opaca, pericolosa, generalista e soprattutto di breve durata. La missione delle TV di Mediaset negli anni ’80 e ’90, e non avverto che sia cambiata, era proprio “la conquista del tempo delle persone” e ciò per stessa ammissione di numerosi alti dirigenti che ne trasmettevano peraltro l’imprimatur nell’azienda. Poi è arrivata Sky, la televisione per le esplorazioni nei contenuti e le passioni verticali e sappiamo bene come ciò abbia trasformato il mercato della televisione, e non di certo in peggio per gli utenti. Anche un concorrente di un solo canale come La7, meglio focalizzato su una missione, ha costretto Mediaset a cedere ulteriori punti. Il generalismo ha il fiato corto.

Il contenuto di Spotify è la musica, tutta la musica di tutti i colori, ma non c’è alcuna anima nella sua mission, niente, è tutto laico, gelido e liquido. Musica semplicemente allo stato puro. La Radio come missione ha “Make People Feel Better” per le stazioni di intrattenimento e “Make People Know Better” per quelle di informazione. Un mare liquido da un lato, una carica di umanità dall’altro. Non c’è nemmeno da scegliere, sono proprie due cose di diversa funzione. Funzione solo musica = Spotify (con tutti i suoi numerosi e qualificati concorrenti). Funzione contatto con il mondo = Radio.

Il broadcast tradizionale è un termine fuorviante e che Spotify usa per dare l’impressione a chi legge che la Radio AM/FM sia vecchia, al mero scopo di darsi un vantaggio. Errore molto grave di sottovalutazione. La Radio è resiliente e partendo dallo straordinario reale e proseguendo verso il futuro e ulteriore potenziale dell’emissione on-air (anche DAB), di gran lunga la principale ancora oggi e in tutto il mondo, si è estesa sulle piattaforme tecnologiche anche meglio di Spotify se pensiamo che nel televisore o nello schermo Spotify è bloccata da YouTube mentre le Visual Radio totalizzano dal piccolo schermo 4.500.000 utenti giornalieri in Italia.

Il pericolo vero? Già segnalato e motivo di stizza. L’autogol della Radio è diffondere canali solo musicali sui propri portali web e chiamare “Radio” anche quelle emissioni; il problema è che in questo modo si somiglia a Spotify, non se ricava utenza o valenza commerciale, e se ne estende l’accezione al puro contenuto musicale liquido. E ciò avviene da parte dei depositari del dono e della funzione del Broadcast. Radio. E’ un etichetta preziosa, da applicare solo con coerenza e solo laddove ve ne siano le condizioni.       


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