I TRIMESTRI RISERVATI di TER e il LORO UTILIZZO OPERATIVO

I dati riservati del trimestre creano punti interrogativi più che idee e soluzioni nelle Radio medio-piccole e generano chiacchiericci poco professionali on-air e sui social alimentati da alcuni operatori. E’ il momento di cambiare qualcosa.

I dati del trimestre riservato per le singole stazioni sono in distribuzione a tutte le 287 emittenti iscritte a TER, l’indagine ufficiale sugli ascolti Radiofonici. E sono preoccupato, molto preoccupato. Sia chiaro. I risultati delle rilevazioni semestrali e annuali, più solide nella validità statistica, non mi preoccupano mai anche se mi colgono sempre con legittima apprensione. Il verdetto del pubblico nelle rilevazioni di ascolto è un momento di verifica saliente, il più alto per la Radio. E vi partecipo emotivamente, specie per gli esiti dei miei clienti. Normale.

E allora cosa c’è che non va nei dati del trimestre riservato, che non è pubblico e quindi nemmeno pubblicato? Perché preoccupano molto di più della normale apprensione? Cosa preoccupa gli addetti ai lavori della Radio? Sarò direttissimo. Preoccupa la fatuità del dato del trimestre, specie per le emittenti medio-piccole e certamente per tutte quelle al di sotto dei 100.000 ascoltatori nel giorno medio. Si esulta magari per un grande risultato conseguito dalla propria emittente e poi, nel trimestre successivo, ci si ritrova sotto terra. Oppure viceversa.

La mia tesi è che ciò non dipenda sempre, se non quasi mai, dalla variazione della performance dell’emittente ma da questioni metodologiche della ricerca TER. Il problema a cascata è che ciò, se non si pesano sapientemente quei dati, genera decisioni, ripeto decisioni e non semplici valutazioni, spesso in conflitto successivo tra loro, che non sono affatto d’aiuto per la strategia delle stazioni Radio medio-piccole.

La falsa parità e il falso servizio

Perché accade ciò? Mi sembra evidente che il trimestre riservato sia frutto di una grave contraddizione, della forza di polarizzazione opposta di 2 condizioni, sanata solo formalmente ma assai perigliosamente dalla postilla “riservato”. Da un lato si desidera mantenere il principio “dati per tutte le emittenti a tutte le uscite disponibili”. Una bella affermazione di diritto apparentemente volta a salvaguardare la dignità delle Radio locali come comparto. Dall’altro si desidera offrire il servizio e la logica di “pubblicazioni più frequenti per il controllo”.

Questo significa che lo stesso trattamento di uscite disponibili è fornito sia a RTL 102.5, la primissima emittente in Italia con oltre 7,5 milioni di ascoltatori giornalieri, che a RADIO XYZ (non la cito volutamente), che mi risulta dai software professionali essere l’ultima di tutte le locali con 170 (centosettanta) ascoltatori.

Immaginiamo ora di essere editori di una Radio che abbia un target centrale in 2 segmenti di classe di età al massimo (è il caso di tutte) oppure con una presenza territoriale nella singola provincia che è più concentrata solo in una parte, ad esempio quella a nord o quella a sud (è il caso di molte). Bene, se aggiungete all’immaginazione sui 2 casi, che magari si combinano, la certezza statistica che le celle socio-demografiche dei parametri in questione (le età e i comuni di rilevazione ad esempio, ma anche tutti gli altri) siano a un completamento parziale.

Si comprende bene che il “trimestre riservato” sia più un dato a metà di affidabilità di quello del semestre che un aggiornamento temporale utile a analizzare e eventualmente correggere l’impianto editoriale. Se questa è la parità e il servizio, anche no.

Un po’ di chiarezza…

Il caso delle Radio nazionali e delle grandi locali è ovviamente differente e per le prime l’affidabilità del trimestre è più elevata. Purtroppo tra i più insipienti direttori e conduttori si usa disgraziatamente l’informazione (alla faccia del “riservato”) sotto forma di post sui Social di segno entusiasta ringraziando gli ascoltatori oppure anche con battutine “on-air” si notifica il fatto che si stia andando benissimo. Ovviamente senza aggiungere il dato. E’ un altro lato del pessimo spettacolo, questa volta autenticamente pubblico, offerto dai trimestri riservati.

A mio avviso, nello stesso interesse delle Radio medio-piccole occorre rimuovere il primo principio. Basta con i “dati per tutte le emittenti a tutte le uscite disponibili”. Nel resto del mondo ci sono i calendari di pubblicazione. In base alla sua dimensione l’emittente locale può ricevere i dati ogni trimestre oppure ogni semestre o, nel caso delle più piccole ancora, addirittura solo una volta l’anno. Con buona pace di tutti e nella massima serietà operativa.

Al primo posto i dati affidabili, l’obiettivo di riferimento per quanto mi riguarda decisamente più importante. Non c’è più bisogno di questo termine “riservato” che mal si addice peraltro a un grandissimo mezzo di comunicazione aperto e vincente come la Radio. Nel frattempo, un invito accorato, non prendete decisioni sui dati del trimestre e proseguite su quanto avete stabilito sulla base dei dati semestrali o, meglio, annuali.

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