Il FUTURO tra FM/DAB, MISURAZIONE ELETTRONICA e SWITCH-OFF

I dibattiti sul futuro della Radio mi appassionano più di quelli sul passato. E campeggia in questo momento un tema che si impone all’attenzione. Lo Switch-Off dalla FM al DAB, proposto da RAI RADIO. Qualche riflessione in libertà?

Chi mi legge da poco o da tanto tempo sa quanto credo ragionevolmente con i numeri e le evidenze circostanziate alla forza del mezzo Radio. Condivido tutti gli elementi utili pressoché giornalmente. E 40 anni di impegno in prima linea sono una definitiva testimonianza. Sento di appartenere, sia pur come piccolo e semplice fornitore di consulenza e di formazione, ad una grande industria, quella della Radio. E’ un mezzo gigante, radicato nel modello del broadcast ma non limitato da quello. E’ on-air, on-line, on-social, on-digital. La Radio è… Intermedia.

La sua industria in ogni modo deve riflettere la sua grandezza. E’ tuttavia relativamente giovane se pensiamo all’avvento dei privati nel 1975 e alla prima legge di settore nel 1990. E forse non è un’industria così chiara nella consapevolezza nemmeno ai suoi protagonisti di vertice. John Elkann, acquisito il controllo di RADIO DEEJAY, RADIO CAPITAL e M2O, ben 3 Radio nazionali oltre il 10% di RADIO ITALIA attraverso GEDI, come primo atto indica al mondo l’ispirazione al modello di Netflix. Edge computing, pay-per-view. Forse ha solo sbagliato la porta d’accesso.

John Elkann ha delle colpe? Direi di no. Siamo noi, mi riferisco a noi industria della Radio, che non esprimiamo una cultura Radiofonica, capaci di litigare per le fettine con i concorrenti ma mai capaci di ragionare e lavorare con loro per la torta. E soprattutto questa torta proprio non la comunichiamo. Piccole iniziative ma apprezzabili di FCP. E poi? TER che genera PER. Poi un concorso di canzoni, terrificante. E’ un’industria in cui manca almeno un “think-tank” strategico. Ecco perché John Elkann ci tratta come un’adunata un po’ primitiva di tipi alla Flinstones.

I Flinstones sono una fortunata serie di cartoni di Hanna & Barbera
che ha avuto successo anche in Italia con il titolo “Gli Antenati”.

Le proposte di Roberto Sergio

In un’industria senza inclusivi, reali e propulsivi centri di dibattito sulla sua cultura e anche sul suo futuro sono ovviamente le voci in libertà, e necessariamente di parte, che stimolano il suo dibattito. E non vi è dubbio alcuno che tra i proponenti più accesi e provocatori vi sia Roberto Sergio, il direttore generale di RAI RADIO. Precisazione personale. Sono un consulente di RAI RADIO 2, ho conosciuto Roberto Sergio solo prima del mio primo contratto del 2018. Non ho relazioni attive con lui ma con Paola Marchesini, il mio direttore. Scrivo in libertà, come sempre.

Negli ultimi anni Roberto Sergio promuove, e si è fatto carico di farlo anche presso la pubblica opinione, almeno 3 indirizzi per lo sviluppo della Radio nel suo complesso. Il primo, sempre più condiviso nell’industria della Radio ma non ancora acclarato, è un forte sviluppo del DAB, della nostra banda Broadcast digitale. Un asset fondamentale oggi e domani. Il secondo indirizzo è già più controverso; è quello della introduzione della misurazione elettronica nelle rilevazioni degli ascolti. Il terzo indirizzo ha generato barricate ed è lo switch-off da analogico e digitale.

A mio avviso le 3 proposte vanno viste sull’asse del tempo nell’ordine che ho illustrato. Prima investiamo sul DAB, poi introduciamo la misurazione che lo rileva e infine, al perseguimento di certe condizioni, operiamo lo switch-off. Ricostruzione Astorri. Condivisibile?. A mio parere sono fondamentali l’obiettivo e gli strumenti che approfondisco a breve. Mi sorge prima e forte una domanda che rivolgo a editori e colleghi del mondo privato che, anche giustamente, sono contrari. Roberto Sergio esprime un percorso che è utile al futuro del mezzo Radio o no?

Roberto Sergio, direttore generale di RAI RADIO

La RAI e la Radio

I primi 16 anni del millennio hanno visto RAI perdere molte posizioni nella Radio. Un’azienda fatalmente distratta e succube della televisione e della competizione con il gruppo Mediaset. Questioni di interesse politico e forse anche democratico? RAI ha investito capitali ingenti nella TV a partire dal DTT e a seguire nella produzione e nella distribuzione. In Radio ha invece solo tagliato. Penso al 2004 e al trauma grave per il servizio pubblico nello spegnimento delle Onde Medie, non affatto abbinato ad alcun investimento nel miglioramento della copertura in FM.

Dati AUDIRADIO 2001 e TER per il 2017 e il 2021
AQH 24H – Quarto d’Ora Medio sulle 24 ore

Dall’insediamento di Roberto Sergio, che ha ereditato una situazione degli ascolti in picchiata come è evidente dal grafico, la situazione si è prima stabilizzata e ora tende alla crescita. Ma è stato necessario inventare qualche miracolo. Ne cito soltanto tre. La digitalizzazione completa dei processi della produzione, l’avvio della rete nazionale DAB e la dotazione per RAI RADIO 2 dell’emissione in Visual Radio. Miracoli. Ottenuti come? Lancio qui la mia ipotesi. L’abilità del direttore è stata quella di giustificare gli investimenti all’interno del quadro di digitalizzazione.

RAI RADIO non ha più da molti anni un cuore Broadcast analogico, ceduto e passato a RAIWAY che lo conserva nel frigorifero. Un peccato, errore di timing e danno per gli ascolti. C’è invece un cuore Digitale che avanza e che è la connessione con la televisione e il resto dell’azienda. Ed è l’unico linguaggio di sviluppo possibile. E quindi Roberto Sergio sta avvertendo l’interno dell’azienda della necessità di investimenti digitali da effettuare in Radio. Ma il suo cammino di sviluppo deve collimare con quello dell’industria cui il suo messaggio è pure diretto.

Lo Switch-Off FM/DAB

Porrei due domande distinte. La prima è: lo switch-off è un obiettivo desiderabile? La risposta mia e delle persone razionali non può che essere sì! Segnali digitali, intensità in teoria simile tra tutte le emittenti dei comparti, possibilità di datacasting, più emittenti. Minori costi di gestione per gli editori che possono investire di più nel prodotto editoriale, nei servizi e nel marketing. Chi ha già un brand affermato non dovrebbe temere. Chi vuole crescere ha parità di accesso. Lo definirei l’eldorado, oppure l’eldo-Radio, di chi ascolta. L’ascoltatore del DAB ha più scelta.

La seconda domanda è: lo switch-off è un obiettivo praticabile? La risposta di tutte le persone razionali non può che essere cauta. La RAI si è potuta permettere lo spegnimento della AM e il congelamento anzitempo della FM. I privati assolutamente no. Sarebbero morti. Uno switch-off anticipato, poi, come nel caso della Norvegia, si potrebbe rivelare un perfetto suicidio di un’intera industria, con ripercussioni gravissime sul complesso del servizio al pubblico. Serve una pianificazione di elevata cautela nella salvaguardia sia di chi ascolta che del business.

Qui dovrebbe sorgere il confronto anche sugli strumenti per pianificare il timing o le condizioni per lo Switch-Off. La misurazione elettronica degli ascolti Radio può aiutare a rilevare l’ascolto del DAB verso l’FM. E’ una informazione preziosa e aggiuntiva che può contribuire a indirizzare gli investimenti tecnologici e di promozione nella direzione giusta. Un confronto non a colpi di comunicati stampa ma attorno a un tavolo progettuale sarebbe auspicabile. Anche perché la disponibilità a investire della RAI nel futuro digitale della Radio può aiutare l’intera industria.

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